giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Mafia Capitale, 2 anni
all’assessore del PD
Pubblicato il 11-01-2016


Daniele Ozzimo, assessore PD della Capitale

Daniele Ozzimo, assessore PD della Capitale

Due anni e 2 mesi di reclusione: questa la condanna inflitta a Daniele Ozzimo, ex assessore alla casa del PD in Campidoglio. Due anni e quattro mesi invece a Massimo Caprari, ex consigliere comunale di Centro Democratico. Le prime condanne a rappresentanti politici nell’ inchiesta Mafia Capitale, sono arrivate nella mattinata di giovedì 7 gennaio. A stabilirle il gup Alessandra Boffi che, nello stesso giudizio con rito abbreviato, ha assolto Ozzimo da una seconda accusa di corruzione, per asservimento della funzione,  così come aveva sollecitato anche la procura.

All’ex assessore il giudice, ha inflitto la pena chiesta dai pm Paolo Ielo, Luca Tescaroli e Giuseppe Cascini per l’accusa di corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio. Ozzimo, secondo l’accusa, avrebbe accettato una tangente di 20 mila euro sotto forma di contributi elettorali nel maggio del 2013 e ottenuto l’assunzione di un’amica, Tatiana Tomassetti, al Bioparco di Roma. Episodio che la difesa ha spiegato come un’azione di “umanità” verso una persona che viveva in condizioni difficili. In cambio, l’ex assessore si sarebbe speso per far lievitare i fondi per i lavori di pulizia delle spiagge e la manutenzione del verde pubblico appaltati alle coop di Buzzi nel X municipio, quello di Ostia. Municipio, da ricordare, sciolto per mafia.

Ma attenzione, specifica Buzzi:  “Ozzimo è uno serio e non prende soldi”.  Grazie al riascolto in aula dell’intercettazione in cui il ras delle cooperative  pronuncia questa frase, sfuggita in un primo tempo, l’ex responsabile alla casa del Campidoglio era tornato in libertà già alla vigilia di Natale. Su questo, parere favorevole anche della procura, visto che era decaduta l’accusa di corruzione per asservimento della sua funzione pubblica.

“Me l’ aspettavo – ha commento l’ex assessore uscendo dall’aula – ma è una sentenza sbagliata, ricorreremo in appello”. Sulla stessa linea il suo avvocato Luca Petrucci che ha parlato di “sentenza senza fondamento. Perché una volta in cui la procura riconosce, chiedendo l’assoluzione, che non vi è nessun asservimento della funzione, Ozzimo viene condannato per aver preso 20 mila euro in campagna elettorale regolarmente registrati, e perché ha chiesto a Buzzi di far lavorare una povera diavola, per altro licenziata 4 mesi dopo, a 300 euro al mese. Credo –  ha aggiunto – che sia un monito per la politica italiana e credo che nessun politico ne possa uscire vivo”. A rispondergli con un tweet il segretario nazionale de La Destra e vicepresidente del Consiglio regionale del Lazio Francesco Storace: “l’avvocato di Ozzimo si lamenta per la condanna sui soldi ‘legalmente avuti’ da Buzzi. Ma non tutti i politici li chiedevano  #mafiacapitale”.

L’ex capogruppo di Centro democratico Massimo Caprari è stato invece condannato per corruzione a un mese in più di quanto chiesto dagli inquirenti. Aveva scritto di lui il Riesame: “Vende le proprie funzioni per votare la delibera sui debiti fuori bilancio, manifestando una particolare spregiudicatezza soprattutto se rapportata al ruolo di neofita del consiglio comunale”. In cambio del sì a quel provvedimento, che consentiva alle coop di Buzzi di ottenere appalti in emergenza, Caprari avrebbe chiesto tre assunzioni.

Non solo. Si è concluso con quattro patteggiamenti il procedimento nei confronti di Domenico Cammisa, Salvatore Menolascina, Carmelo Parabita e Francesco Ferrara, i tre ex dirigenti de “La Cascina”, coinvolti in uno dei filoni dell’inchiesta Mafia Capitale. In particolare, il gup ha accolto le richieste di patteggiamento già concordate tra procura e imputati, stabilendo una pena di due anni e sei mesi ciascuno per Cammisa, Menolascina e Parabita e di due anni e otto mesi per Ferrara. I quattro imputati hanno messo a disposizione della procura l’equivalente della corruzione che gli viene contestata: 400 mila euro che sono già stati confiscati. Secondo l’accusa, gli ex dirigenti de “La Cascina”, avrebbero corrotto Luca Odevaine per ottenere l’appalto per la gestione del Cara di Mineo. Cammisa, Menolascina e Parabita furono arrestati e mandati ai domiciliari nell’ambito della seconda tranche dell’inchiesta sulla cupola romana, mentre Ferrara finì in carcere.
Marco Agostini

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