martedì, 6 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Maurizio Ballistreri
L’attualità politica di Bettino Craxi
Pubblicato il 25-01-2016


Nei giorni in cui si è ricordata la figura di Bettino Craxi, a 16 anni dalla sua scomparsa, è sembrato rimanere in ombra un aspetto del grande leader socialista: l’attualità del suo pensiero politico e della sua analisi.

Egli fu avversario non solo degli ideologismi della sinistra ma anche del liberismo e dei “poteri forti” del capitalismo finanziario nazionale ed internazionale, con i loro corifei mediatici, che vedevano in lui l’avversario da abbattere per mettere le mani sul prezioso sistema delle Partecipazioni Statali del nostro Paese.
Nella difesa dell’economia pubblica dal capitalismo monopolistico e parassitario italiano Craxi fu sempre intransigente, così come contro la regressione dei diritti sociali che il Trattato di Maastricht e l’euro hanno provocato.
“Sono oggi evidentissime le influenze determinanti di alcune lobbies economiche e finanziarie e di gruppi di potere oligarchici – scrisse da Hammamet – A ciò si aggiunga la presenza sempre più pressante della finanza internazionale, il pericolo della svendita del patrimonio pubblico, mentre peraltro continua la quotidiana, demagogica esaltazione della privatizzazione”, che è sempre “presentata come una sorta di liberazione dal male, come un passaggio da una sfera infernale ad una sfera paradisiaca: una falsità che i fatti si sono già incaricati di illustrare, mettendo in luce il contrasto che talvolta si apre non solo con gli interessi del mondo del lavoro ma anche con i più generali interessi della collettività nazionale”. Parole sante, col senno del poi? Non si direbbe: la “Grande Privatizzazione” continua anche ora e più che mai, con Renzi, che ha messo sul mercato persino un modello di impresa pubblica in super-attivo come Poste Italiane.
Al fondo stava la contestazione ad una globalizzazione senz’anima e alla “privatizzazione della politica”, con la subalternità ai poteri finanziari ed alle organizzazioni tecnocratiche internazionali.
Chissà cos’avrebbe detto oggi Craxi, di fronte agli ultimi orrori economici, a cominciare dal TITP, il Trattato Transatlantico Usa-Ue che rade al suolo ogni residua sovranità economica. Per non parlare del Fiscal Compact e del pareggio di bilancio inseriti addirittura nella Costituzione italiana, a certificare la morte della sovranità popolare.
Attenzione però: ci sono, come avrebbe detto Marx citando Hegel, “le dure repliche della Storia”.

Maurizio Ballistreri

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Commenti all'articolo
  1. Bravo Ballistreri: è sempre bene precisare che sia il pensiero politico che l’analisi di Craxi fossero in piena continuità con la storia e l’azione politica del partito socialista italiano. Certo attualizzata e adattata ai tempi, ma la continuità è evidente e trasuda da ogni scritto o discorso.
    E’ bene perché interpretazioni postume tendono a farlo diventare precursore di questo quel leader dell’intero arco politico, persino della destra più estrema. No, la vita politica di Craxi appartiene alla storia del socialismo italiano e al di fuori di quella storia non è possibile collocarlo né comprenderlo.

  2. Ci sono qualità e intuizioni di Craxi che vengono fuori giorno per giorno, anche per la loro lungimiranza e portata, e mi sembra che alcune siano emerse anche in una trasmissione televisiva di ieri sera, che ho potuto vedere soltanto in piccola parte.

    Non so se noi socialisti “di un tempo” riusciremo a vederne la piena riabilitazione, ma l’importante è che vi si possa arrivare, così che anche le nuove generazioni possano comprendere in modo pieno il valore del socialismo riformista e liberale che venne espresso in quella stagione, e che gli avversari politici hanno cercato in questi anni di “oscurare”

    Paolo B. 27.01.2016

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