mercoledì, 7 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Medioevo saudita. Riad annuncia 47 esecuzioni
Pubblicato il 02-01-2016


Arabia Saudita decapitazione

L’esecuzione con la scimitarra secondo l’uso locale

L’Arabia Saudita ha annunciato di aver eseguito la condanna a morte di 47 persone accusate di terrorismo. Immediata la condanna delle associazioni e dei governi che si battono contro la pena di morte nel mondo. Locatelli: “Nonostante la timida apertura democratica avviata dall’Arabia con il voto delle ultime amministrative, le terze nella storia del Paese e le prime con la partecipazione delle donne, le esecuzioni di ieri mostrano che sul fronte dei diritti umani siamo ancora al Medioevo”.


L’annuncio delle 47 esecuzioni capitali in Arabia Saudita condannate ‘per aver progettato e compiuto attacchi terroristici contro civili’ ha provocato la condanna delle associazioni e dei governi che si battono contro la pena di morte nel mondo e un forte allarme nella comunità internazionale per le conseguenze che la decisione di Riad potrà avere sullo stato delle relazioni internazionali con gli altri Paesi della regione, a cominciare dall’Iran.

Arabia Saudita decapitazione 2

Il boia ha finito il suo lavoro

Tra loro c’è infatti anche anche il religioso sciita Nimr al-Nimr, che era stato condannato a morte l’anno scorso per ‘sedizione’. Amnesty International aveva definito in passato la condanna a morte del religioso sciita come parte di una campagna condotta dalle autorità saudite per “reprimere ogni dissenso”.

L’annuncio è stato dato dal ministero dell’Interno saudita che ha voluto così inaugurare il 2016 sotto il segno della barbarie e dell’inciviltà. Quarantacinque giustiziati sono sauditi, uno egiziano e uno ciadiano.

In particolare però dà da pensare l’esecuzione di Nimr al-Nimr perché potrebbe innescare nuovi disordini nella minoranza sciita del regno, in gran parte concentrata nell’est del Paese che è in maggioranza sunnita-waabita, e in Bahrein, dove dal 2011 gli sciiti chiedono maggiori diritti. Al-Nimr, 55 anni, è stato uno strenuo oppositore della monarchia sunnita del Bahrein che represse duramente le proteste del 2011. Riad mandò le sue truppe per aiutare a schiacciare la rivolta, temendo un contagio all’interno dei suoi confini. Prima del suo arresto nel 2012 al-Nimr aveva detto che la gente non vuole governanti che uccidono o compiono ingiustizie contro chi protesta. Il religioso non ha negato le accuse politiche contro di lui, ma ha sempre affermato di non aver mai portato armi o incitato a compiere atti violenti.

Durissima è arrivata immediatamente la protesta del governo iraniano. ‘L’Arabia Saudita pagherà a caro prezzo l’esecuzione del leader sciita Nimr al-Nimr’ ha affermato con un comunicato il ministero degli esteri di Teheran.

L’Iran è al contrario dell’Arabia Saudita, un Paese a maggioranza sciita e Teheran contende a Riad il predominio strategico nella regione. Un confronto che è divenuto sempre più duro, parallelamente al negoziato sul controllo delle armi nucleari che si è concluso con un accordo tra l’Iran e il gruppo dei 5+1 (Usa, Russia, Cina, Germania, Francia e UE). Un confronto che vede i due Paesi impegnati anche per interposta persona come in Siria dove Teheran sostiene il regime di Assad mentre Riad i ribelli antigovernativi. Ma l’Arabia saudita, come le altre monarchie assolutiste del Golfo, sono sospettate anche di sostenere il terrorismo islamico, prima quello di al-Qaeda – Osama Bin Laden era saudita – e oggi quello dell’Isis, o quantomeno di non fare molto per combatterlo, sia per garantire la trranquillità all’interno dei propri Paesi sia come strumento di pressione sugli altri governi. In questo caso il gesto di Riad sembra mettere in imbarazzo anche l’Amministrazione Obama che ha puntato molto sulla pacificazione della regfione attraverso anche una normalizzazione dei rapporti con l’Iran, l’arcinemico dell’Arabia Saudita. A complicare le relazioni di Riad con Washington anche la battaglia del petrolio, la cui caduta dei prezzi è parte della strategia saudita per mettere in difficoltà la produzione dello shale oil, il greggio degli scisti bituminosi che ha un elevato costo di estrazione, ma che ha reso gli Usa autosufficienti.

Tra le 47 persone di cui è stata annunciata l’esecuzione vi è anche Fares al Shuwail, considerato il leader locale di al Qaeda, in carcere dal 2004. Il ministero dell’Interno sottolinea che la maggior parte dei giustiziati era stata condannata per attentati compiuti dalla stessa al Qaeda tra il 2003 e il 2006 in cui erano rimasti uccisi numerosi cittadini sauditi e stranieri.

Alla decapitazione segue la crocefissione

Alla decapitazione segue la crocefissione

Nel 2015, secondo varie organizzazioni umanitarie, in Arabia saudita sono state eseguite 157 condanne a morte. La pratica della decapitazione – ma la giustizia in nome di Allah prevede anche il taglio di mani, piedi e dita – risulta particolarmente barbara per la spettacolarizzazione che ne viene data così come si usava in Europa nel medioevo. Mai sia che il boia sbagli il colpo con la sua scimitarra perché, come spiegano le fonti locali, “la testa mal decapitata, con spalle e collo macellati, è un problema ancora più grande perché in Arabia Saudita la testa va riattaccata al corpo subito dopo l’esecuzione e poi il condannato, ricomposto, va crocifisso pubblicamente per giorni. Se la finzione di integrità del corpo non è possibile allora la testa viene affissa separatamente”.

“Il 2016 – ha commentato Pia Locatelli, presidente del Comitato diritti umani della Camera, la notizia delle 47 esecuzioni – non inizia bene per quanto riguarda i diritti umani. Senza entrare nel merito delle sentenze e del funzionamento della giustizia dell’Arabia Saudita, a prescindere dal fatto che si tratti o meno di terroristi, noi siamo contro la pena di morte sempre e comunque. Nonostante la timida apertura democratica avviata dall’Arabia con il voto delle ultime amministrative, le terze nella storia del Paese e le prime con la partecipazione delle donne, le esecuzioni di ieri mostrano che sul fronte dei diritti umani siamo ancora al Medioevo”.

Armando Marchio

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