domenica, 11 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Migranti, in Germania
un mini boom dell’edilizia
Pubblicato il 22-01-2016


Immigrati senza tettoA Davos Christine Lagarde l’aveva già spiegato bene. L’integrazione degli immigrati, se fosse rapida, avrebbe certamente un costo per le finanze pubbliche, ma produrrebbe il doppio in termini di benefici economici, con un mezzo punto di Pil in più. Oggi dalla Germania arriva una conferma indiretta della voglia di trasformare la crisi in un vantaggio: si prevede un piccolo boom edilizio perché servono almeno 400 mila nuove case di edilizia pubblica per dare ospitalità agli immigrati che nel 2015 hanno raggiunto il milione.

Il ministro dell’Edilizia della Germania, Barbara Hendrichs, socialdemocratica, ha proposto di di raddoppiare la spesa per l’edilizia residenziale pubblica, portandola a due miliardi di euro l’anno fino al 2020, oltre il miliardo già stanziato per un totale fino al 2019 di 5 miliardi. Nelle previsioni c’erano 290 mila unità abitative in programma per il 2016, ma l’enorme flusso di immigrati del 2015, ha portato a 400 mila il fabbisogno di nuove abitazioni a basso costo. Oggi le autorità utilizzano i prefabbricati, ma l’associazione nazionale dei costruttori (BvB), ha spiegato che si potrebbero costruire le case in appena sei mesi e alla metà del prezzo (chissà cosa ne pensano i terremotati dell’Aquila …) dei prefabbricati, cioè a 1500 euro al mq.

La proposta è in discussione, ma la spinta ad accoglierla è fortissima perché l’edilizia ha uno straordinario effetto di accelerazione sul Pil e l’industria dell’edilizia si aspetta una crescita delle vendite quest’anno del 2,5% per un volume complessivo di 235 miliardi. A favorire le prospettive di crescita ci sono anche gli incentivi fiscali decisi dal Governo con sgravi per i proprietari del 10% del costo delle abitazioni acquistate o costruite tra il 2016 e il 2018 nelle aree dove c’è mancanza di offerta.

A Davos, è intervenuto anche il governatore della BCE, Mario Draghi, sull’emergenza rifugiati che ha definito una sfida, ma anche un’opportunità per l’Europa.

Nei giorni scorsi a Davos, nell’ambito del Forum economico mondiale, Christine Lagarde, direttore generale del Fondo Monetario Internazionale (FMI), ha presentato un rapporto sulla dimensione economica dell’integrazione dei rifugiati in Europa. Come l’Ocse, anche i ricercatori del FMI insistono sul beneficio che l’economia nazionale dei singoli Stati può trarre da una rapida integrazione dei migranti, una crescita che Lagarde quantifica in un più 0,5% per la Germania in uno “scenario ottimistico”. Un risultato che potrebbe compensare lo sforzo fatto per l’accoglienza tenendo anche conto del beneficio in termini strategici sul fronte demografico, contrastando i temibili effetti dell’invecchiamento della popolazione a causa della bassa natalità. Anche per questo il Fondo Monetario raccomanda di semplificare l’accesso dei rifugiati nel mercato del lavoro, soprattutto attraverso sovvenzioni agli imprenditori e si è dichiarato a favore di misure di sostegno economico per la Giordania e il Libano, due Paesi che accolgono milioni di rifugiati, con uno sforzo superiore anche a quello della Turchia.

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