martedì, 6 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Migranti. L’Ue vaglia l’ipotesi di sospendere Schengen
Pubblicato il 22-01-2016


SchengenSchengen è ormai diventato l’asse intorno a cui gira l’Europa, ma che rischia sempre più di incrinarsi e di far traballare così l’Unione europea. Lunedì i ministri degli interni dei Paesi dell’Ue ad Amsterdam discuteranno delle opzioni per estendere i controlli temporanei ai confini nella zona Schengen per verificare i flussi migratori. A confermare l’incontro è stata la portavoce della Commissione europea, Natasha Bertaud. Sul tavolo ci sarà in discussione la possibilità di utilizzare alcune regole del trattato di Schengen, in particolare l’articolo 23, l’articolo 25 e l’articolo 26, le quali consentono di prolungare al di là dei 6 mesi massimi previsti la durata del ripristino del controllo alle frontiere.
Il tavolo d’incontro sembra sia stato voluto principalmente dalla Germania, sempre più difficoltà nel far fronte al massiccio afflusso di migranti nel Paese e per questo continuerà con la sospensione di Schengen. La Germania si è già detta pronta a un prolungamento, ma per decidere se potrà attuare questa norma ci sarà bisogno dell’accordo del Consiglio, su parere della Commissione.
De Maizière, il ministro degli Interni tedesco, è stato molto chiaro: dopo aver ricevuto oltre un milione di richiedenti asilo nel 2015 la Germania non può più continuare su questi ritmi. “Ad agosto avevo detto che avremmo potuto accogliere altri 800 mila migranti e in Afghanistan hanno interpretato le mie parole come se avessi invitato qui 800 mila afghani. Quando parlo di una drastica riduzione intendo dire che nel corso del 2016 non possiamo permetterci nella maniera più assoluta di mantenere tali cifre di arrivi”.
“Manderemo indietro tutti coloro che non hanno documenti validi per chiedere asilo in Germania”, ha proseguito il ministro. A gennaio la Germania sta ricevendo circa 2000 profughi al giorno, ma De Maizière vuole ridurre questo numero. Questo tipo di controlli scadrà però a maggio, per cui i paesi dovranno decidere se eliminarli o estenderli fino a due anni, se Berlino sosterrà che siano giustificati da “persistenti deficienze” ai confini esterni della zona Schengen.
E mentre si cerca di fare chiarezza sulla possibilità o meno di mettere fine agli accordi di libera circolazione nello spazio europeo, arriva la disapprovazione da parte del ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, in un’intervista rilasciata al settimanale Der Spiegel: “Se il sistema di Schengen viene distrutto, l’Europa è drammaticamente in pericolo, politicamente ed economicamente”. “Per questo – ha proseguito – noi europei dobbiamo dare al più presto miliardi a Turchia, Libia o Giordania e dobbiamo investire in altri Paesi della regione, ciascuno per quanto può”. La seconda dichiarazione è probabilmente un rimando all’Italia, colpevole di aver bloccato i fondi destinati alla Turchia per arginare il fenomeno dell’immigrazione. Un rimprovero verso Roma arriva anche dal Belgio: “Noi non vogliamo rimettere in discussione Schengen – ha dichiarato il ministro dell’Interno belga, Jan Jambon, in un’intervista a Le Figaro – la libera circolazione ha dei vantaggi che tutto il mondo coglie. Il vero problema è il controllo alle frontiere esterne dell’Ue, là dove ci sono dei buchi, in particolare in Grecia e in Italia”. I fari sembrano essere ancora puntati sull’Italia, dopo gli screzi dei giorni scorsi, tanto che è intervenuto anche l’ex Presidente Giorgio Napolitano, sostenendo che sui flussi migratori “bisogna perseguire una stretta intesa tra le leadership dei maggiori paesi”, in particolare in merito “alla drammatica priorità dei flussi migratori per “combinare e non contrapporre accoglienza e sicurezza e non minando il fondamentale impianto di Schengen”.
E mentre la Germania pensa ad allungare il tempo di sospensione delle frontiere, la Francia annuncia che potrebbe prorogare lo stato di emergenza, scattato dopo gli attacchi di Parigi del 13 novembre e previsto per almeno tre mesi. A renderlo noto è stato il Premier transalpino Manuel Valls che ha anche sottolineato: “La crisi dei migranti mette l’idea stessa di Ue a rischio”, dice il premier francese alla Bbc. “L’Europa – aggiunge – non può accogliere tutti i profughi in fuga dai conflitti in Iraq o Siria altrimenti le nostre società verrebbero completamente destabilizzate”. “Il messaggio che dobbiamo inviare è che non accoglieremo tutti i rifugiati, perché dire il contrario provoca maggiori spostamenti”.
A difesa del trattato non poteva che esserci l’Italia, la più esposta in caso di sospensione. “Dobbiamo essere i più forti a richiamare il valore dell’Unione Europea”, ha dichiarato Renzi a Rtl 102.5, “non si bloccano i terroristi sospendendo Schengen. Alcuni terroristi sono nati nelle nostre città – ha ricordato Renzi- c’è un misto di paura e mancanza di visione in questa ipotesi. Credo che sia mettere a rischio l’idea stessa di Europa. Spero che non succeda, ma non dipende dal governo italiano. Noi siamo per rafforzare i controlli, ma senza sospendere l’accordo di libera circolazione. Se avverrà, trarremo le nostre conseguenze”, ha aggiunto il presidente del Consiglio.
Mentre dall’Europa sia Lady Pesc, Federica Mogherini, che il presidente del Parlamento Ue, Martin Schulz sostengono che gli esiti della fine di Schengen sarebbero per l’Europa “catastrofici”. “A me sembra che molti di quelli che in questi giorni invocano la chiusura dei confini, portando così Schengen nella tomba, non possono o non vogliono vedere che gli effetti sarebbero catastrofici”. Afferma Schulz che parla poi di “danni economici massicci” e di una “minaccia per la crescita e per i posti di lavoro”.

Maria Teresa Olivieri

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