martedì, 6 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Padoan e Poletti:
ovvero, l’arte di confondere
Pubblicato il 11-01-2016


Il condominio nel quale si sono installati, superando spesso ogni logica e ogni merito, molti dei quali non si capisce bene il ruolo, la funzione e i titoli, è diventato ormai la sede che ospita una sorta di cerchio magico composto da persone che avevano promesso grandi cambiamenti e innovazioni. Il condominio sta invece diventando il vero centro decisionale per quanto riguarda le nostre condizioni e quelle di milioni di italiani.

Preferisco parlare di condominio per cercare un’ immagine figurativa che parta comunque dal presupposto che un centro di potere e di decisioni, bello o brutto che appaia ai nostri occhi debba pure esistere. Capisco che è abbastanza illogico parlare di centro di potere composto da persone che ogni mattina dimostrano di far dipendere i propri comportamenti dal vento che tira in quel momento e dalla loro spiccata capacità di vivere alla giornata. Un partito di governo che arriva a superare il 40% dei consensi, chiunque ne sia il leader, deve disporre di una linea generale alla quale richiamarsi nei momenti difficili. Dovrebbe quindi avvalersi di “guardiani” che ogni tanto richiamano il capo al principio che l’apparire è comunque meno importante dell’essere.

Un ruolo, quello di guardiani che mi ero illuso potesse essere assolto dal professore Padoan e dal senatore Poletti e anche da persone provenienti dal mondo dei tecnici come Tito Boeri e altri. Devo ammettere di essere rimasto molto deluso e di essere caduto nella trappola di chi non si è reso conto in tempo che le illusioni non hanno nessun diritto di cittadinanza quando i conti, devi farli con la politica e cioè con la realtà concreta.

Abbiamo per anni affermato in tutte le sedi, posizioni e proposte che in materia di stato sociale e in particolare di previdenza si dimostrano oggi le uniche davvero serie che sono state avanzate nel tempo. Le abbiamo sostenute per anni come nel caso della armonizzazione dei diritti e dei doveri in materia previdenziale, indicando percorsi e scelte graduali che avrebbero, se accettate, eliminato lo scandalo delle pensioni d’oro, quelle delle attuali misure che continuano a colpire le donne e quelle che mantengono in vita quel monumento di vergogna, di imbrogli e di bugie chiamato ‘esodati’.

Abbiamo per anni propugnato una visione moderna e praticabile di separazione della previdenza dall’assistenza, cercando di mantenere fermo il principio che il diritto alla pensione, lo conquisti con il lavoro e i contributi e quello all’assistenza è invece un diritto universale. I componenti del condominio, queste posizioni non le conoscono o non le hanno mai prese in considerazione, e oggi si ritrovano a fare i conti con una realtà che non sono in grado di governare e sulla quale sono quindi costretti a inventarsi bugie a ogni pie sospinto.

Il ministro Padoan non è certamente un riformista, ma nemmeno uno sprovveduto. Sapeva bene che la condizione per gestire una politica di crescita e di risanamento presupponeva un impegno culturale e anche morale basato soprattutto su una capacità all’ascolto e al confronto. Disponeva anche di esempi niente affatto banali come l’esperienza di Padova Schioppa e soprattutto di Azelio Ciampi. Ha preferito “guardare oltre” facendo proprio l’editto di Renzi che stabiliva che chi aveva deciso e quindi era esistito prima non poteva che essere uno che aveva sbagliato.

Il principio della rottamazione non veniva affatto superato, ma esteso anche alle idee, al pensiero e alle convinzioni generali.

Fra il tutto da buttare del condominio, è entrata anche la convinzione che prima di legiferare e decidere, occorrono dati seri, condivisi e largamente verificati da chiunque poi sia chiamato a gestire la situazione. Così non è affatto stato. Padoan e Poletti, voltando le spalle anche al proprio passato hanno preteso di decidere senza confronto, e i risultati sono oggi sotto gli occhi di tutti. Non credo di correre il rischio di essere di nuovo considerato appartenente a quella orda di gufi che secondo Renzi si è ormai consolidata nel Paese se chiedo che si incominci a fare chiarezza sulla sorte di alcune promesse di interventi mirabolanti che si sarebbero prodotti grazie alle decisioni del governo.

Mi riferisco alla riforma del Senato per la quale non è certamente ancora tempi di bilanci. E chiedo invece che sulla sorte di due altre mirabolanti promesse si faccia chiarezza: la cancellazione delle provincie e l’abolizione del CNEL. Scelte i cui effetti erano previsti nell’immediato. Lo scioglimento delle province che tutti volevano, e che tutti oggi rinnegano, ha prodotto solo una grande confusione di ruoli e di funzioni; incertezza sul futuro dei dipendenti, creazione almeno in nuce di altri carrozzoni come le aree metropolitane, e grande incertezza sui costi di oggi e di domani.
È troppo chiedere se ad oggi e non per i secoli avvenire, si proceda a un primo bilancio che chiarisca se la cancellazione delle province ad oggi registra perdite, risparmi o aggravi?

L’esempio del CNEL è anch’esso molto indicativo, essendo il risultato dell’applicazione pratica della visione strategica di un Governo che ha irriso al ruolo dei corpi intermedi e ha propugnato il rifiuto di ogni ipotesi di concertazione, uno degli aspetti fondamentali del loro “cambiare verso”.

Hanno formalmente cancellato un CNEL già confinato in stato di coma, sostenendo che in quanto si trattava si una istituzione richiamata dalla carta costituzionale, in ciò stava l’esempio che la scure colpiva anche all’interno del palazzo. Intanto CGIL, CISL e UIL e le altre parti sociali sono stati privati di qualsiasi ruolo.

Il messaggio che i cittadini ricevono è molto semplice. Il CNEL non c’è più, ma i costi del suo mantenimento in vita aumentano. I dipendenti esistono e non lavorano, ma intanto ricevono premi di merito e di produzione. La verità è che si sono liberati del CNEL, eliminato un qualche riconoscimento delle forze sociali senza nessun beneficio per i conti pubblici e soprattutto per una gestione seria. In verità si è tolto di mezzo ogni rischio che ad esempio Padoan e Poletti fossero chiamati a dar conto del loro modo di leggere e usare le statistiche. Una realtà quella del CNEL che oggi viene scaricata anche contro il sindacato che non ha chiarito com’era necessario che la partita per il sindacato era definitivamente chiusa al momento nel quale si è deciso lo scioglimento. In realtà, la vera responsabilità che può essere scaricata sulle spalle del sindacato è proprio quella di avere creduto ai tanti babbi natale che hanno gestito la vicenda e che oggi non hanno neppure l’obbligo di presentarsi in una sede nella quale dare conto del loro operato.

Proprio oggi basta leggere i giornali per capire come sarebbe indispensabile una sede nella quale denunciare la posizione culturalmente truffaldina assunta da Poletti e da Padoan. Il reddito delle famiglie sta crescendo, la disoccupazione sta diminuendo e quindi il Job Act funziona a meraviglia. L’Italia sta ripartendo e uscendo dal tunnel con buona pace dei tanti gufi italiani e anche di qualche esponente comunitario che cerca di gelare il nostro vacuo ottimismo.

Noi la realtà la viviamo e la leggiamo in maniera diversa. Non pensiamo infatti che il problema della occupazione giovanile, sia che si tratti di laureati o di diplomati o più in generale di giovani bisognosi di lavoro sia risolvibile con delle battute. Padoan e Poletti dovrebbero finalmente smetterla di passare le giornate rovistando alla ricerca di qualche dato che sia utilizzabile per dimostrare che le cose vanno bene, dedicandosi invece a rispondere a una domanda precisa: Un Paese nelle condizioni dell’Italia che conta sulla occupazione giovanile, dati che nessuno contesta può davvero alimentare speranze positive per il futuro?

Infine, basta andare in un ambulatorio, in uno studio medico, una farmacia o avere rapporti con il vicinato e ci imbattiamo in realtà davvero sconvolgenti. Persone che non ce la fanno più a curarsi per malattie che seguono da anni e che stanno rinunciando alle analisi e agli approfondimenti, anche quelli più semplici, e sia chiaro non per code ma per costi. Come non prendere atto che per molte famiglie la gestione di un non auto sufficiente, o di un minore sta diventando un autentico dramma. Parlo di persone che non riesco a immaginare tranquillizzate e magari felici perché i due babbi natale comunicano che a loro insaputa i loro redditi stanno aumentando.

Se i nostri babbi natale di turno avessero la coerenza e l’ardire di andare a parlare con la gente e soprattutto con coloro che al loro parere stanno molto meglio di ieri, forse anche loro prenderebbero atto della validità di un vecchio insegnamento che ammoniva che i discorsi non fanno farina e che per mangiare, è necessario il pane.

Silvano Miniati

Network Sinistra Riformista

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Commenti all'articolo
  1. Renzi e il giglio magico sono riusciti a fare riforme che non esprimono neppure da lontano il concetto di “riformismo”, nato per perseguire una evoluzione socialista senza rivoluzione.
    Non solo pessime leggi (di riforma), ma con il concetto espresso da Renzi – mi gioco tutto sul referendum – anche il ritorno al “plebiscito” di brutta memoria.

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