martedì, 6 dicembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

PARTENZA IN ROSSO
Pubblicato il 04-01-2016


Cina

L’anno appena arrivato viene inaugurato dal rosso delle borse europee trascinate al ribasso dai listini asiatici. L’azionario cinese ha visto una chiusura anticipata per via di una grave perdita del 7%, l’indice Caixin/Markit Pmi del mese di dicembre è sceso a 48,2 punti dai 48,6 di novembre, è il quinto mese di flessione consecutivo per l’attività manifatturiera in Cina. Le borse di Shangai e il timore della crisi in Medioriente trascinano così al ribasso le principali piazze finanziarie del Vecchio Continente che accelerano in territorio negativo. A circa un’ora dall’inizio della seduta a Piazza Affari l’indice Ftse Mib perde il 2,10% a 21.965 punti – All Share -2,01% – con lo spread tra Btp e Bund tedeschi a 97 punti base con un rendimento per i titoli decennali dell’1,54%. Maglia nera per Francoforte – 3,28%, pesanti anche i listini di Parigi -2,13%, Madrid -1,93%, Zurigo -1,62% e Londra 1-86%. A soffrire maggiormente però è Milano delusa e pronta per un altro “rosso”, quello della Ferrari: Palazzo della Borsa rosso Ferrari, con le bandiere della casa di Maranello sulla facciata. Davanti al Palazzo della Borsa di Milano, come era avvenuto a New York in occasione della quotazione a Wall Street, è esposta l’intera gamma della casa di Maranello: una decina di modelli tra i quali l’ultima nata, la F12 Tdf.
piazza affari
Oggi, infatti, ha esordito nell’indice italiano il gioiellino di Maranello che nonostante le buone aspettative ha aperto a 43 euro quota, poi sceso a 42,37. Un debutto amaro e senza “botti” che per di più ha influito negativamente anche sull’indice dell’FCA alle prove con il suo primo giorno in “piazza” senza il Cavallino, il valore di Fiat Chrysler però ha segnato una discesa del 1,37% chiudendo sotto il 13 euro (12,92).
Ma l’importanza della Ferrari è strategica per l’immagine di un’Italia che continua a soffrire una crisi ormai decennale. Non è un caso infatti che Matteo Renzi fosse tra i presenti oggi alla cerimonia di quotazione di Ferrari in Borsa. Ad essere quotato infatti non era solo il titolo, ma il simbolo del Made in Italy da sempre rappresentato dal tradizionale marchio del cavallino. Per il Presidente del Consiglio la quotazione di Ferrari è “un gesto molto bello, molto importante e credo che debba essere seguito da altre realtà che sono quotate fuori dal paese”.
“In questo momento la Borsa Italiana ha avuto risultati straordinari, mettendo a segno nel 2015 il miglior aumento tra le borse occidentali. Credo che la quotazione della Ferrari sia una straordinaria occasione per gli investitori”, ha concluso. L’occasione Ferrari è prioritaria in questo momento in cui ancora una volta l’Italia economicamente “cammina dietro” agli altri Paesi europei. Secondo quanto risulta dai dati Eurostat nel nostro paese non riesce a rialzarsi soprattutto l’occupazione giovanile, che dal minimo registrato durante la crisi ha recuperato 0,9 punti (2,7 in Germania, 4,2 in Gb e 1,9 in Spagna). L’Italia pur essendo riuscita ad agganciare la ripresa grazie anche al deprezzamento del petrolio e agli stimoli della Banca Centrale Europea, sta comunque faticando a riagganciare i livelli pre-crisi. In particolare, la produzione industriale è ancora oltre il 31% inferiore ai massimi toccati nel 2008, recuperando solo il 3% rispetto ai minimi raggiunti durante la recessione.
Al riguardo il Mise però chiude gli occhi che sottolinea esclusivamente gli unici dati positivi rilevati dall’Eurostat: “Emergono infatti una serie di segnali positivi di ripresa dell’economia, con particolare riferimento alla fiducia di famiglie e imprese, ai consumi e all’occupazione. La produzione industriale continua a crescere, così come l’utilizzo della capacità produttiva”.
Quanto a Renzi, il Presidente del Consiglio non ci sta a far indossare la maglia nera all’Italia e ha ribadito che “il Paese è “fuori dal pantano” e che “dopo anni di grigiume il clima è decisamente cambiato””. “L’Italia – ha poi aggiunto – deve ora smettere di presentarsi all’Europa “con il cappello in mano”, oltre che abbandonare quella “certa subalternità psicologica” nei confronti della Germania”.

Redazione Avanti!

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento