domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Petrolio ai minimi. La Russia si prepara al peggio
Pubblicato il 14-01-2016


PetrolioUna sosta nella caduta libera del petrolio che tanto sta preoccupando i paesi produttori di oro nero. Dagli Usa agli Emirati al Venezuela ma soprattutto la Russia. Le cadute in picchiata dei giorni scorsi avevano portato le quotazioni ai minimi da 12 anni sfiorando i 30 dollari. Poi una leggera risalita fino a quota 31 dollari che però non è sufficiente a calmare gli allarmi di Mosca.
“E’ necessario prepararsi al peggio se i prezzi del petrolio dovessero scendere ancora”, ha detto il primo ministro russo Dmitri Medvedev. “Le possibilità dello Stato non sono infinite”. Medvedev ha poi sottolineato che la classe media “si è impoverita” ma che la crisi è “ben lontana” dai livelli del 1998. Il rischio, ha aggiunto, è che il Paese entri in “depressione”, dalla quale “è altrettanto difficile uscire che da una crisi”.

Sul mercato after hour di New York i contratti sul greggio Wti con scadenza a febbraio recuperano 66 centesimi e vengono scambiati 31,10 dollari al barile. Il Brent guadagna 48 centesimi a 31,34 dollari. Secondo Mosca il periodo del basso costo del petrolio potrebbe durare “per decenni”, lo sostiene il ministro dello Sviluppo Economico di Mosca Aleksey Ulyukaye. Uno scenario che per i Russi sarebbe deleterio in quanto il petrolio e il gas sono ormai le uniche risorse che la Russia ancora esporta. Per non farsi trovare impreparato in caso, il Cremlino ha ordinato degli ‘stress test’ tenendo conto di tre scenari: il petrolio a 25 dollari al barile, a 35 e a 45. La tenuta dei conti infatti per il 2016, era basata su un prezzo fissato intorno ai 50 dollari al barile.

Ma neanche per Usa lo scenario non è migliore. Dal Wall Street Journal arriva u allarme secondo il quale con il prezzo del petrolio sotto i 30 dollari è a rischio sopravvivenza un terzo dei produttori di petrolio e gas degli Stati Uniti. Secondo gli analisti del settore, invece, il livello di “sopravvivenza” sarebbe garantito dal petrolio a 50 dollari. Da inizio anno sia il Brent del Mare di Londra che il Wti di New York hanno perso quasi il 20% sui minimi da dicembre 2003. Da luglio 2014, quando è difatti iniziato il ribasso le quotazioni del petrolio hanno perso il 70%. E la discesa non finita. Queste almeno sono le previsioni delle maggiori banche d’affari. Goldman Sachs, che negli anni scorsi prevedeva un petrolio a quota 200, oggi immagina che la quota 20 dollari sia uno scenario possibile. Anche Morgan Stanley ha fissato sui 20-25 dollari la prossima soglia. Senza contare anche chi si sbilancia – come gli analisti di Standard Chartered – addirittura a 10 dollari. Resta il fatto che di questo passo un petrolio sotto i 30 dollari e forse anche in area 20 dollari non sembra più fantascientifica.

Edoardo Gianelli

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