domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Dichiarazione di voto sulla riforma costituzionale di Pia Locatelli
Pubblicato il 11-01-2016


Dichiarazione di voto sulla riforma costituzionale di Pia Locatelli

La legge di riforma costituzionale che ci accingiamo a votare non è propriamente quella voluta dal gruppo socialista. Non lo è nei contenuti che, nonostante i miglioramenti apportati al Senato, in diverse parti sono ambigui, a volte poco chiari, e non lo è per il metodo. Sarebbe stato senza dubbio meglio, come avevamo proposto a inizio legislatura, adottare la strada maestra di un’Assemblea Costituente che, svincolata dall’esame di altri provvedimenti, avrebbe potuto dedicare più tempo e maggiori approfondimenti e serenità, pur senza escludere il confronto, se necessario anche aspro. Ma siamo rimasti gli unici a sostenere la necessità di questo percorso.

Noi socialisti fummo i primi, nel 1979, a lanciare l’idea di una grande Riforma, così come fummo gli unici nel 1982, nel corso della nostra Conferenza di Rimini, rimasta nella memoria comune per il tema dei “meriti e bisogni”, a proporre il superamento di due Camere con uguali poteri, ossia uno dei cardini dell’attuale riforma, suscitando allora un’opposizione virulenta. Nella Commissione Bicamerale del 1997, formata da 70 parlamentari tra cui lo stesso segretario nazionale del PSI, fummo ancora noi a parlare di trasformazione del Senato in Camera delle Regioni, sul modello tedesco del Bundesrat, composta dai rappresentanti dei governi regionali e con compiti di garanzia e di controllo, attribuendo alle Regioni la competenza normativa generale per l’autonomia statutaria, come ci ricorda Carlo Correr, caporedattore dell’Avantionline, nel suo recente libro “Una lunga Marcia – i socialisti italiani dopo il 1993”.

Le buone idee evidentemente non muoiono e oggi si pone fine alla lunga esperienza del bicameralismo paritario, ai ripetuti passaggi dei provvedimenti tra Camera e Senato, a un iter legislativo lungo e farraginoso che spesso ha generato il blocco di leggi importanti, impedendone addirittura l’approvazione nell’arco della legislatura. Basti pensare che nella scorsa legislatura il tempo medio di approvazione di un provvedimento di iniziativa parlamentare è stato di ben 442 giorni, ma ci sono stati casi, come nel corso della XIV legislatura, dove i giorni sono stati oltre 500. Con questa riforma ciò non accadrà più ed è soprattutto per questo che il gruppo socialista, che ha affrontato senza pregiudizi il dibattito e il processo di revisione costituzionale, voterà a favore del provvedimento, nonostante le perplessità dovute a una base di partenza, imposta dal Governo, non sempre coerente con gli obiettivi dichiarati.

Certo avremmo preferito che il nuovo Senato ricalcasse maggiormente il modello del Bundesrat tedesco, così come avremmo preferito un maggior equilibrio numerico tra le due Camere, da raggiungersi attraverso uno snellimento di questa Camera, ma l’Aula ha scelto diversamente.

Non hanno trovato risposte molte delle questioni poste dai socialisti: maggiore proporzionalità del peso tra Camera e Senato, superamento del “conflitto di interessi” tra consiglieri regionali, sindaci e senatori; modifica del sistema di designazione dei componenti del Consiglio Superiore della Magistratura, anche al fine di garantire il superamento delle correnti; eliminazione dell’autodichia nella gestione del personale ed altro ancora.

Tornando all’oggi, dobbiamo riconoscere che il testo è in parte migliorato, sia nelle funzioni assegnate al Senato, ora più autorevole nel rappresentare i territori, sia nel metodo di scelta dei nuovi senatori e senatrici, per il quale si dovrà provvedere con una legge successiva che mi auguro darà ruolo ad elettori ed elettrici. È inoltre positivo che vi siano una relazione fiduciaria solo ed esclusivamente tra Governo e Camera; che la funzione legislativa sia esercitata non più da entrambe le Camere, ma dalla sola Camera dei deputati; il tentativo di semplificazione dell’apparato della Repubblica con la soppressione del CNEL e delle province, anche se riguardo a queste ultime la situazione ha bisogno di ulteriori chiarimenti e provvedimenti.

E’ infine positiva l’introduzione del principio di parità e non discriminazione tra donne e uomini nelle leggi elettorali avvenuta con la modifica dell’articolo 55 della Costituzione che prevede per “le leggi che stabiliscono le modalità di elezione delle Camere”, la promozione “dell’equilibrio tra donne e uomini nella rappresentanza”. Anche in questo caso la nostra preferenza sarebbe stata diversa: piuttosto che promozione, avremmo preferito garanzia dell’equilibrio di genere nelle leggi elettorali, insieme alla previsione di norme transitorie per la prima elezione del Senato. Questo era la richiesta dell’ ”Accordo di azione comune sulla democrazia paritaria”, un coordinamento di oltre 50 associazioni femminili che promuovono insieme la presenza femminile e il suo peso nella politica; richiesta che era stata avanzata alla Ministra Boschi nell’incontro del luglio scorso, insieme alla previsione dell’impatto di genere e le pari opportunità nelle diverse nomine in enti e istituzioni.

Restiamo dell’avviso che si poteva fare meglio e soprattutto che si doveva tentare, più di quanto abbiamo fatto, di ricercare una maggiore condivisione con le opposizioni: riteniamo che per le riforme vadano fatti tutti gli sforzi possibili per arrivare alla massima condivisione. Non ci siamo riusciti, anche se va detto che la responsabilità non è certamente solo della maggioranza.

Come abbiamo sottolineato anche in altre occasioni, il meglio è spesso nemico del bene, che in questo caso consiste nell’avvio di un percorso di riforme, al quale i socialisti non si sono mai sottratti. Non vogliamo lasciare alibi a nessuno per giustificare le difficoltà del Paese, attribuendole ad una mancata riforma costituzionale. Per questo annunciamo, con tutte le riserve nel merito e nel metodo, il voto favorevole della componente socialista ed allo stesso tempo chiediamo ancora una volta la modifica della legge elettorale per garantire, insieme alla governabilità, che è fattore importante, la rappresentanza. L’equilibrio tra rappresentanza e governabilità è ancor più fondamentale rispetto ai singoli fattori.

Vorrei infine richiamare l’attenzione dell’Aula e del Governo nel suo insieme e in particolare della Ministra per le Riforme su un tema ed un impegno molto cari a noi socialisti. E’ stato detto che il voto di oggi non è il fischio che mette fine alla partita. Concordiamo con il collega Cuperlo, autore della metafora, perché siamo profondamente convinti che questa riforma non rende inutile il lancio di una nuova fase costituente.

So che questa nostra proposta susciterà sorpresa, forse anche qualche battuta ironica, ma noi socialisti siamo convinti che dopo la riforma del Senato, che ha aperto il cantiere come ha detto il direttore della rivista Mondoperaio, Gigi Covatta, “resta da ristrutturare l’intero edificio istituzionale, se si vuole garantirne la vocazione e l’equilibrio e migliorarne la funzionalità”.

Lo si è visto già in sede di approvazione di questa riforma al Senato, quando il Governo non ha battuto ciglio sull’ordine del giorno presentato dal senatore Ranucci sull’accorpamento delle regioni.

Inoltre ci sono altre questioni da regolare quali la cessione di sovranità nei confronti delle istituzioni europee, che non può essere definita solo dall’articolo 11 o dall’articolo 81 riformato; la razionalità degli assetti del potere locale, e non mi limito al tema dell’abolizione delle province, pensiamo ad esempio alle città metropolitane; l’omogeneità fra i sistemi elettorali locali e quello nazionale; il ruolo dei partiti, a partire dall’attuazione dell’articolo 49 della Costituzione per la piena attuazione della democrazia interna. Soprattutto, e cito ancora una volta il direttore di Mondoperaio, ”riteniamo sia opportuno confermare i principi della prima parte della Costituzione, che non sono affatto scontati in una situazione in cui, oltre alla coesione sociale, sembra a rischio la stessa coesione culturale della nazione”.

Una proposta velleitaria questa di una nuova fase costituente? Non crediamo, piuttosto è espressione di un bisogno di visione per il nostro Paese. In questa difficile fase servono uomini e donne visionari, oltre che coraggiosi. Non possiamo rimanere sempre sospesi in una sorta di transizione di cui non si individua con chiarezza non solo il percorso ma soprattutto la meta, ossia il disegno istituzionale complessivo.

I socialisti voteranno a favore di questo che consideriamo un primo passo, un po’ incerto, verso una riforma di maggior respiro, più ambiziosa, coerente per ristrutturare l’edificio istituzionale, garantirne l’equilibrio e migliorarne la funzionalità.

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