lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Quarto, non rubare
Pubblicato il 12-01-2016


Non mi riferisco, come è ovvio, ai comandamenti sbagliandone il conto, ma al comune di Quarto, un centro di quasi cinquantamila abitanti nell’area metropolitana di Napoli, vinto e poi amministrato dai Cinque stelle. Nessuna persona dotata di buon senso poteva pensare che un gruppo politico di nuovo conio, per di più riempito di neofiti della politica, potesse trasferirsi dalla dimensione della protesta a quella del governo senza risentirne. È capitato a Parma, dove il sindaco Pizzarotti, peraltro in odore di eresia per Grillo e Casaleggio e di nuovi agganci politici in direzione Pd, ha perso diversi punti, circa sei negli ultimi mesi, come indice di gradimento secondo la classifica del Sole 24 ore e che, dopo aver promesso di non aprire l’inceneritore, ha fatto il contrario. È capitato a Livorno, dove il sindaco eletto da un anno o poco più, non solo non è più in sintonia con la sua maggioranza, ma pare decisamente in urto con la sua città.

Non c’è da stupirsi. Quando il candore, vero o presunto, si sposa con l’inesperienza per di più coniugata con l’arroganza di sentirsi migliori, si va incontro a sonore sorprese. Quello che è capitato a Quarto é qualcosa di più. Le notizie, che attingono da intercettazioni telefoniche, parlano di un sindaco, Rosa Capuozzo, che avrebbe compiuto un abuso edilizio nel corso del restauro della sua abitazione (ma al momento non risulta indagata) e di almeno un amministratore, forse due, che sarebbero espressione della malavita organizzata. Parlano anche di esponenti nazionali del partito di Grillo impegnati a minimizzare e a rinviare decisioni, dopo che la Capuozzo avrebbe informato il vertice del partito della situazione inducendoli a commissariare il comune. È vero che adesso Rosa Capuozzo è stata espulsa dal movimento e questo, se non vengono provate le sole accuse che la riguardano (al momento di nessun rilievo di carattere penale) pare il classico provvedimento scarica barile.

Resta il tema invece più inquietante e cioè quello che riguarda le infiltrazioni camorristiche nel partito di Grillo. È vero che nessun altro partito, a cominciare dal Pd, che ha propri esponenti invischiati in vicende giudiziarie in mezza Italia, a cominciare dalla capitale, può fare la voce grossa. Anche perché, da quel che si legge, la camorra aveva puntato a infiltrarsi proprio nelle liste del Pd e di appoggiare massicciamente il suo candidato sindaco Mario Ferro. Poi la lista pidina non è stata presentata inducendo i camorristi a ripegare sui Cinque stelle. Però è quel candore coniugato con l’arroganza di essere antropologicamente diversi che viene oggi a cadere. E anche nel modo più disgustoso. Non sono bastate le espulsioni di tutti i parlamentari dissidenti e sono una cinquantina, attraverso un processo sommario via web, utilizzando un tribunale del popolo informatico che fa venire la pelle d’oca, adesso saltano fuori le incapacità amministrative frutto dell’inesperienza e le incursioni della malavita, senza utilizzare strumenti per opporre barriere adeguate. Quarto, non rubare, almeno questo potevano ricordarselo, anticipando col minimo sforzo solo di tre i comandamenti, dettati a Mosè. Ma non ancora a Grillo.

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