lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Rai, di tutto… di più
Pubblicato il 29-01-2016


Il vertice c’è, ma la tanto invocata riforma della Rai ancora non si vede all’orizzonte. Si invoca però da anni. Negli ultimi tempi non sono mancati seminari, (all’Università, anche da parte di docenti a caccia sempre di incarichi e visibilità nei programmi tv), leopoldine, convegni di studi e riflessioni di studiosi della comunicazione e del servizio pubblico. La riforma appare però sempre più lontana, anche perché dovrebbe arrivare dall’interno, pilotata da un signore, denominato non a caso “dittatore”, che si chiama Antonio Campo Dall’Orto nelle vesti di direttore generale e di amministratore delegato e da un consiglio di amministrazione che, in base alla nuova legge, conterà sempre meno. In questo scenario la cosiddetta riforma Gubitosi (il precedente direttore generale), mai entrata realmente in funzione, sarà definitivamente archiviata. Ma che cosa si propone di fare questo nuovo “salvatore del servizio pubblico”, insieme alla presidente Monica Maggioni, molto amata da Gubitosi, ma ora entrata nelle grazie sia di Renzi che di Berlusconi?
Per la verità nessuno ancora lo sa. E la potente lobby dei giornalisti Rai (col sindacato Usigrai, che da sempre condiziona fortemente le scelte della dirigenza) è sul piede di guerra. Anche perché adesso può contare sul sostegno di Beppe Giulietti, diventato segretario della Fnsi (è stato per anni, da quando era nel Pci, leader del’Usigrai e, in seguito, parlamentare Ds e segretario di “Articolo 21”).
Il nuovo Cda, si diceva, non doveva essere espressione dei partiti politici. Si è fatto un gran can can sulla “liberazione della Rai dai partiti”. Ma di chi è composto ora il nuovo Cda? I nomi li conosciamo: Guelfo Guelfi, pisano, ha coordinato la campagna elettorale per l’elezione di Renzi a sindaco di Firenze, molto amico anche del padre; Paolo Messa, ha curato la campagna elettorale di Fitto, fondatore della rivista e giornale online “Formiche” (diretto dal fedelissimo Michele Arnese), vicino all’Udc e, ovviamente, a Fitto); Giancarlo Mazzuca, ex deputato del Pdl, ora tornato alla direzione de “Il Giorno”, di Forza Italia; Arturo Diagonale, da sempre vicino a Berlusconi; Rita Borioni, laureata in storia dell’arte, ma ha sempre lavorato nei Ds e nel Pd, nei gruppi parlamentari di Camera e Senato, è anche vice responsabile della cultura e informazione del Pd; Carlo Freccero, il fantasioso ex direttore di Rai 4, da sempre nell’orbita Ds-Pd, ora però proposto da M5s; Franco Siddi, ex presidente Fnsi, da sempre leader Pd del sindacato dei giornalisti. Abbiamo già accennato a Monica Maggioni, un nome concordato da Renzi e Berlusconi, e al direttore generale (ora ad) Antonio Campo Dall’Orto, “nominato” sul campo dal premier per il difficile compito di ristrutturare la Rai.
Ma di quale riforma si tratterà? Il piano Gubitosi prevedeva la riduzione del numero degli inviati (soprattutto dove vi sono corrispondenti e comunque non più al seguito del premier). Dovevano essere create due strutture uniche. La prima doveva accorpare Tg1 e Tg2 e Rai Parlamento; la seconda Tg3 , TgR, Rai News, Ciss, meteo, Televideo e web. Il piano, contestato dai sindacati e dall’Usigrai, puntava anche alla riduzione delle auto blu (ridotte da 160 a 16), meno investimenti per lo sport e vari altri tagli.
In realtà ben poco fin’ora è stato fatto. Un licenziamento però è stato deciso, non di assenteisti (che sono molti), ma di un funzionario di Rai Uno, che per guadagnare qualche punto di shere nella trasmissione della notte di Capodanno, ha anticipato il gong di un minuto. È credibile che una insolita scelta di questo tipo sia stata fatta solo da un capo struttura, senza cioè che venisse consultato il direttore della rete? Un’azione sicuramente riprovevole ma punibile con un mese, al massimo due mesi di sospensione dal servizio, senza stipendio, ma non certo con un licenziamento in tronco che sicuramente i magistrati annulleranno, obbligando la Rai alla riassunzione.

La Rai è ben lontana dalla “liberazione” dal “dominio dei partiti”. Neppure la Commissione parlamentare di vigilanza, presieduta dal grillino Roberto Fico (questa nomina è stata salutata dal “popolo del M5S”, a suo tempo, come una grande conquista democratica), è riuscita a fare alcunché. Non si conosce nessuna critica, denuncia o altra presa di posizione pubblica di questo (inutile) organismo parlamentare.

Vedremo dunque presto che tipo di riforma intenderà attuare Campo Dall’Orto, visto che non è neppure obbligato a seguire rigorose direttive di una legge nuova (che non c’è). Come intenderà investire 420 milioni in più che la Rai incamererà, con la bolletta elettrica. E come pensa di procedere per migliorare i programmi radiofonici e televisivi. È un problema questo che anche i direttori che saranno presto nominati dovranno porsi. Ma anche qui tutto dipenderà dai criteri per le scelte di questi professionisti. Innanzitutto bisognerà fare ricorso all’esterno, Usigrai permettendo (per fortuna, vista la crisi dei media, vi sono anche molti disoccupati sul mercato). Ma che deciderà il solo Campo Dall’Orto, in base anche alle simpatie politiche dei professionisti sul mercato? Una volta – si diceva – sarà il Cda in piena autonomia ad assumersi la responsabilità delle difficili scelte, che erano sempre emanazione di accordi politici, eredità della vecchia lottizzazione. Ora però il Cda dovrà solo ratificare nomine proposte dall’amministratore delegato (e altrove), visti i suoi scarsi poteri (per di più diversi consiglieri, come pensionati, non potranno percepire neppure un compenso).

Ce ne occuperemo ancora, per parlare, nello scenario che abbiamo appena abbozzato, di qualità dell’informazione alla Tv e alla radio.

Aldo Forbice

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Commenti all'articolo
  1. Sembrerebbe un nuovo Patto del Nazzareno sull’informazione.
    Senz’altro è in corso un’attività di Regime nella gestione dell’Informazione e un’azione dello stesso stampo nei confronti di singoli giornalisti
    Cordialmente da Nicola Olanda

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