sabato, 1 ottobre 2016
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Opinioni e commenti
 

Rai. Gli editti di Anzaldi:
ora tocca a Giannini
Pubblicato il 28-01-2016


I guai per Matteo Renzi non sembrano finire mai. Agli attacchi e alle trappole degli avversari ora si sommano anche gli squilli di tromba dei super renziani. Il tema è delicatissimo: riguarda la libertà dell’informazione, la Rai. Forse a Michele Anzaldi, deputato renziano del Pd, segretario della commissione parlamentare di vigilanza sulla Rai, non è molto simpatico Massimo Giannini, giornalista e conduttore di Ballarò su Rai Tre, ma stavolta ha superato ogni limite.

Massimo Giannini, ex vice direttore di Repubblica oggi  conduttore di Ballarò

Massimo Giannini, ex vice direttore di Repubblica oggi conduttore di Ballarò

Non ha pronunciato la parola licenziamento, ma questa è la richiesta che di fatto ha messo sul tavolo parlando dell’“espulsione” di Antonio Azzalini, il dirigente Rai responsabile della decisione di “anticipare” dagli schermi dell’azienda radiotelevisiva pubblica l’arrivo del Capodanno per gli italiani. Anzaldi ha soavemente commentato: «Il licenziamento di Azzalini? L’ho trovato esagerato. In Rai si vedono cose ben peggiori…». Tipo? «Quello che è successo ieri sera a Ballarò». Ce l’aveva con Giannini, colpevole ai suoi occhi di aver pronunciato osservazioni critiche sul governo Renzi, sulla ministra delle Riforme Maria Elena Boschi, a proposito del crac della Banca Etruria.

È successo il putiferio. C’è stata la rivolta delle opposizioni, ma anche la minoranza di sinistra del Pd è insorta. «A leggere certe dichiarazioni e richieste di licenziamenti, come testimonia la vicenda di Giannini e di Ballarò, viene da domandarsi quale sia la differenza tra la vecchia Rai e la Rai post riforma», hanno sostenuto Federico Fornaro e Miguel Gotor, due senatori della minoranza democratica, componenti della commissione di Vigilanza sulla Rai. Hanno aggiunto allarmati: «Eravamo stati facili profeti nel prevedere che non sarebbero cambiate le vecchie abitudini e le tentazioni di ‘commissari epuratori’».

La protesta si allarga. Roberto Speranza, leader della minoranza democratica, ha attaccato: «Le pagelle ai giornalisti lasciamole fare a Grillo e Berlusconi. Il Pd è e deve restare sempre dalla parte della libertà di informazione». Sotto accusa è la riforma della Rai, che affida pieni poteri al governo sull’azienda, e le pulsioni di censura.

Non è per niente bello lo spettacolo di un Pd, partito cardine della maggioranza di governo, che dà spallate alla libertà d’informazione ed adombra “epurazioni” alla Rai, come fece Silvio Berlusconi quando era presidente del Consiglio.

Il centrodestra, nella Seconda Repubblica, ha aperto la strada agli ostracismi in Rai. Fece epoca il termine “epurator”, la storpiatura maccheronica del latino comparsa oltre vent’anni fa. Francesco Storace fu battezzato “epurator” nel 1994 perché chiese la testa di parecchi giornalisti Rai a lui poco simpatici e comunque critici con il centrodestra, che aveva vinto le elezioni politiche dando vita al primo governo Berlusconi. Allora Storace era nel Msi, poi passò ad An, quindi al Pdl. Nel 2002 toccò al Cavaliere con il cosiddetto “editto bulgaro” perché pronunciato a Sofia. Berlusconi, allora presidente del Consiglio, indossò i panni del censore chiedendo l’allontanamento dalla Rai di Biagi, Santoro e Luttazzi per l’uso “criminoso” dell’azienda radiotelevisiva pubblica. Tutta l’opposizione e, in particolare, il centrosinistra, fece fuoco e fiamme.

Ora la parola passa a Renzi e al nuovo vertice Rai insediatosi lo scorso agosto. Sarebbe interessante sapere cosa pensa il presidente del Consiglio e segretario del Pd della sortita di Anzaldi. Sarebbe interessante sapere cosa ne pensano anche il direttore generale Antonio Campo Dall’Orto e la presidente Monica Maggioni. Un “Anzaldi epurator” non farebbe bene a Renzi, alla Rai, alla libertà d’informazione e alla democrazia italiana.

Tommaso Del Grillo

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