domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

EUROSCONTRO
Pubblicato il 19-01-2016


renzi-junckerSi arricchisce di un nuovo capitolo lo scontro tra il presidente del consiglio Matteo Renzi e la Commissione europea dopo gli scambi accesi dei giorni scorsi. Uno scontro che non è solo con il vertice della Commissione ma  che la coinvolge a diversi livelli. Una sorta di accerchiamento.

“Bisogna andare oltre gli egoismi nazionali. L’Europa può e deve ritrovare unità. La solidarietà europea può portare ciascun Paese a superare la crisi”. Ha detto il Presidente della Commissione Ue, Jean Claude Juncker parlando di una Unione europea alle prese con “una crisi molteplice, complessa, che viene dall’interno e dall’esterno”. “Senza un’azione comune, una politica europea dell’immigrazione, Schengen non sopravvive” ha aggiunto il Presidente della Commissione che ha poi attaccato gli Stati inadempienti: “Alcuni governi sono veloci ad attaccare Bruxelles, ma si guardino allo specchio, anche loro sono Bruxelles”. L’allusione all’Italia è evidente. “La situazione attuale minaccia l’esistenza stessa di Schengen” ha ribadito. “Ecco perché dobbiamo fare del nostro meglio per evitare la reintroduzione dei controlli alle frontiere che sarebbero molto costosi” in termini economici e di libera circolazione.

Ma oggi ad attaccare duramente il presidente del Consiglio italiano è stato il Presidente del gruppo popolare europeo, il tedesco Manfred Weber che intervenendo alla plenaria di Strasburgo ha detto che “Renzi sta mettendo a repentaglio la credibilità dell’Europa a vantaggio del populismo”. “Quando vediamo che l’Italia non è disposta ad aiutare la Turchia se non in cambio di una contropartita – ha detto ancora Weber – tutto ciò va a svantaggio dell’Europa, della sua forza e della sua credibilità. Renzi sta mettendo a repentaglio la credibilità europea a vantaggio del populismo”. Weber spiega l’atteggiamento del governo italiano nei riguardi della Commissione come una strategia per vedersi riconosciute dalla Ue elasticità e flessibilità sui conti pubblici, anche per una gestione dell’emergenza migranti che sta mettendo a serio rischio anche il trattato di Schengen e la libera circolazione all’interno dell’Unione.

Parole pensanti da parte del partito del cancelliere tedesco Angela Merkel a cui risponde il presidente del gruppo parlamentare europeo S&D Gianni Pittella: “Ridicolo e irresponsabile parlare di uno dei leader europei più europeisti dell’Unione come di uno che lavora per sfasciare e disintegrare l’Europa. Noi lavoriamo per risolvere i problemi, ma non vogliamo che nessuno ci metta l’anello al naso”.

In precedenza Renzi aveva affidato a Facebook la sua replica alla commissione: “L’Italia, sempre più aperta e attrattiva per gli investimenti internazionali. Con grandi aziende globali che hanno deciso di puntare sul nostro Paese. Come Cisco, i cui vertici ho incontrato questa mattina”. Per Renzi questa è “la risposta migliore a chi, forse impaurito da questo nuovo protagonismo italiano, preferirebbe averci più deboli e marginali, come purtroppo è spesso accaduto in passato. Se ne facciano una ragione: l’Italia è tornata, più solida e ambiziosa”.

L’Italia è “più solida e più ambiziosa ma con tanto lavoro ancora da fare – questa settimana sarà decisiva per la trasformazione della Pubblica Amministrazione e per un altro passo avanti della Riforma istituzionale – ma anche con la consapevolezza che ce la stiamo mettendo tutta e che le grandi realtà internazionali, come oggi testimonia Cisco, tornano a scommettere su di noi”.

Uno scontro che è iniziato ormai da tempo con un continuo botta e riposta tra Renzi e diversi esponenti delle istituzioni europee che dà l’idea di una azione concordata. Da una parte rebzi che chiede alla Uedi non essere solo un pacchetto di regole, di cambiare passo e di mettere da parte una politica economica votata alla sola austerità e dall’altra parte il presidente della Commissione Juncker e il suo vice Dombrovskis a ricordare quanto l’Italia stia usufruendo di molteplici forme di flessibilità, quanto il debito pubblico italiano sia un elemento di rischio per la tenuta dell’Unione, che la stessa flessibilità è condizionata al completamento delle riforme e, ulteriore nota polemica sottolineata da un irritato Juncker, quella flessibilità non si deve a Renzi ma è stata adottata dalla Commissione. Altri punti di scontro sono emersi sulla legge di stabilità italiana che viene ritenuta dall’Europa troppo spostata verso la spesa e troppo spregiudicata in quanto utilizza in debito tutti i tagli concessi dalla Commissione.

Ginevra Matiz

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Commenti all'articolo
  1. C’è qualcuno che crede che con le risposte alla “Gianburrasca” porteremo l’Europa sulle nostre posizioni? Nessuno.
    Non sarà il caso di affrontare veramente la situazione di questo paese: ridurre il debito pubblico; risanare le banche, che i crediti non esigibili sono prestiti di favore; reintrodurre la patrimoniale sugli immobili; detassare pensioni e aziende in modo da incentivare i consumi e ridurre il costo del lavoro; ridurre notevolmente tutta la pletora di laureati in legge, economia e scienze politiche che vivono di politica cioè a “sbafo” del popolo italiano. L’Europa allora non avrà motivi per animare polemiche di qualsiasi tipo.

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