giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

L’ULTIMA CURVA
Pubblicato il 11-01-2016


Maria Eelena Boschi pensierosa CameraRiforme Costituzionali verso il traguardo. Dopo il sì di oggi alla Camera mancano solamente gli ultimi due passaggi, uno per ogni camera per dare il via libera definito al ddl riforme del Ministro Boschi e del governo. Ma se quello alla Camera è dagli esiti scontanti, qualche patema per il governo arriverà per il voto al Senato i cui numeri non sono così tranquillizzanti soprattutto tenendo conto che il testo dovrà essere approvato a maggioranza assoluta quindi l’atteggiamento della minoranza del Pd, da sempre critico au molti aspetti della riforma, sarà determinante.Insomma manca l’ultima curva. Poi la conferma referendaria presumibilmente in ottobre. Un passaggio su cui il premier punta tutta la credibilità politica sua e del governo. Un passaggio cruciale quindi. E contro riforma il Comitato per il “no” sta già affilando le armi in difesa della Costituzione con un convegno che si svolge proprio in contemporanea con il voto in Aula. I sì dell’Aula della Camera sono stati 367, 194 i no e cinque gli astenuti. “Siamo soddisfatti – ha detto il ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi – mancano ancora due passaggi e ora ci prepariamo al Senato”.

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi ieri ha definito la riforma costituzionale come “la madre di tutte le battaglie”. Un passaggio parlamentare importante perché quello che sarà approvato sarà il testo definitivo della riforma sul quale ad ottobre i cittadini saranno chiamati ad esprimersi nel referendum confermativo. E se gli italiani faranno prevalere il “no” Renzi si è detto pronto a “trarne le conseguenze”. Il voto di oggi dell’aula di Montecitorio conclude la prima fase della riforma: infatti la Camera confermerà, senza modifiche, il testo approvato dal Senato il 13 ottobre scorso. A questo punto, secondo quanto prescrive l’articolo 138 della Costituzione, occorreranno due altri brevi passaggi nei due rami del Parlamento, dove però senatori e deputati potranno pronunciarsi con un “si'” o un “no” secchi, senza possibilità di ulteriori emendamenti. I due passaggi avverranno intorno al 20 gennaio in Senato e nella seconda metà di aprile alla Camera. A quel punto, se la riforma non otterrà i due terzi dei consensi in Parlamento, su di essa potrà essere chiesto un referendum. E lo stesso Renzi ha annunciato che a chiederlo saranno proprio i parlamentari del Pd. Una decisione questa che ha spinto i contrari alla riforma a criticare Renzi accusandolo di voler trasformare il referendum in un “plebiscito”.

La capogruppo dei deputati dei Psi Pia Locatelli ha illustrato in Aula il voto dei socialisti alla riforma. Un appoggio con riserva perché “la legge di riforma costituzionale che ci accingiamo a votare non è propriamente quella voluta dal gruppo socialista. Non lo è nei contenuti che, nonostante i miglioramenti apportati al Senato, in diverse parti sono ambigui, a volte poco chiari, e non lo è per il metodo. Sarebbe stato senza dubbio meglio, come avevamo proposto a inizio legislatura, adottare la strada maestra di un’Assemblea Costituente che, svincolata dall’esame di altri provvedimenti, avrebbe potuto dedicare più tempo e maggiori approfondimenti e serenità, pur senza escludere il confronto, se necessario anche aspro. Ma siamo rimasti gli unici – ha concluso – a sostenere la necessità di questo percorso”.
Sì convinto da Ap: “Voteremo con convinzione – ha detto in Aula alla Camera il capogruppo Maurizio Lupi durante la dichiarazione di voto – ma il Pd non insegua “maggioranze variabili sulle prossime riforme”. Questa riforma, ha ricordato Lupi “è frutto del lavoro di una maggioranza di forze politicamente autonome e alternative ma complementari in una fase delicata del paese, l’unico comune denominatore è la volontà riformatrice”.

La possibilità che la riforma sia sottoposta a referendum non preoccupa il Ministro delle Riforme Maria Elena Boschi: “Facciamo un passo alla volta. Chi raccoglie le firme dà per scontata l’approvazione del ddl sulle riforme, ma ora è all’esame dell’Aula. Facciamo un passo alla volta…”. Il Movimento 5 Stelle parla della necessità di una battaglia trasversale contro le riforme. “Non aderiamo al Comitato per il NO perché c’è il rischio che diventi una battaglia di parte” spiega il deputato dei 5 stelle Danilo Toninelli. “Ma anche se non aderiamo formalmente, faremo le stesse cose, anche i banchetti, e raccoglieremo le firme per chiedere il referendum”. “La battaglia contro il ddl Boschi e per il No al referendum deve essere trasversale – aggiunge – e il Movimento 5 Stelle farà di tutto perché vinca il no. L’obiettivo è affossare la riforma e il governo Renzi”. Molto critico anche l’ex Pd Pippo Civati: “Tra cinque anni – afferma – ci troveremo a voler abolire un Senato piccolo, equivoco e senza importanza ma capace di creare molta confusione” e poi “c’è l’Italicum, un Porcellum con le ali che completa l’opera in una sorta di matrioska incostituzionale”.
“La riforma non può essere scollegata dall’Italicum, è un unico disegno – aggiunge -. Chi vota a favore oggi e al referendum poi non avrà il titolo per parlare male di questo combinato disposto”. Quanto alla riforma del Senato, conclude Civati, “i consiglieri regionali e qualche sindaco pescato a casaccio vengono collocati in una specie di ospizio” e “non è nemmeno vero che si semplifica perché il testo ha mostruose difficoltà di funzionamento”. No anche dai fittiani che allo stesso tempo accusano Forza Italia, da cui sono fuoriusciti, di atteggiamento incomprensibile. La Lega parla di riforma patetica e piena di renzismo.

Ginevra Matiz

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