domenica, 11 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

L’utero o il cervello in affitto?
Pubblicato il 15-01-2016


Che fatica, in Italia, approvare la più moderata legge sulle unioni civili omosessuali che esista al mondo. Che travaglio nel Pd per far passare la cosiddetta stepchild adoption, cioè una forma di adozione, da parte di una coppia omosessuale, di un figlio precedente di uno dei due rimasto senza il genitore naturale o da sempre privo di esso. Eppure siamo in Europa, siamo cittadini del mondo. E che succede negli altri paesi? In Europa ci sono veri e propri matrimoni gay, con diritto di adozione al pari di quello delle coppie eterosessuali, in Francia, Spagna, Portogallo, Regno Unito, Belgio, Paesi Bassi, Lussemburgo, Svezia, Norvegia, Danimarca, Irlanda, Islanda, Malta. Nel mondo hanno scelto questa forma giuridica anche la maggior parte di Stati americani, il Canada, il Messico, l’Argentina, il Brasile, l’Uruguay, il Sud Africa, l’Australia, la Nuova Zelanda. Scusate se è poco.

Poi ci sono le unioni civili, che sanciscono il diritto solo alla cosiddetta stepchild adoption, in Germania, Finlandia e Groenlandia. In Italia si è scelta una legge di quest’ultimo tipo, che nega l’adozione e che la rende possibile solo in un caso. Eppure si sta scatenando il finimondo e alcuni parlamentari del Pd propongono di rendere ancora più labile il timido processo di adozione trasformandolo in affido provvisorio. Follia per un bambino che si troverebbe due genitori dei quali uno definitivo e l’altro no. Uno a tempo indeterminato e l’altro a tempo determinato. Come in un contratto di lavoro. Ma restiamo al tema. L’obiezione riguarda il legame che si ritiene di causa-effetto tra il riconoscimento possibile di un figlio dell’altro in mancanza della corrispettiva genitorialità e la cosiddetta pratica dell’utero in affitto, che è poi una forma di procreazione assistita eterologa estrema negata in Italia e ammessa altrove.

Anche su questa materia si potrebbe aprire un capitolo, visto che la stessa legge 40 è stata più volte smantellata dalla Corte costituzionale e oggi siamo di fronte alle sue macerie, il chè avverrebbe anche a fronte di una legge sulle unioni civili che negasse agli omosessuali principi fondamentali riconosciuti alle coppie eterosessuali, come chiaramente ha sentenziato la Corte dei diritti di Strasburgo nel 2013, accogliendo il ricorso di una donna austriaca contro il divieto di adottare il figlio della convivente. Ma restiamo alla situazione attuale. E cioè al divieto di questa pratica del cosiddetto utero in affitto. È evidente che la legislazione di altri paesi consente a tutte le coppie italiane eterosessuali sterili di rivolgersi altrove. E questo, chissà perchè, non scandalizza nessuno. Quello che mette tutti sul “chi vive” è che a questa pratica possano rivolgersi le coppie gay? È dunque la discriminazione sessuale il problema, non il cosiddetto utero in affitto. Secondo un’indagine dell’Arcigay a questa pratica si sono già rivolte, in mancanza di una legge, decine di migliaia di coppie omosessuali. Tanto che i figli di queste coppie risultavano nel 2005 quasi 100mila. Solo che, in mancanza della stepchild adoption, i figli potevano vantare solo un genitore, quello naturale. Con la nuova legge possono estendere i loro diritti anche all’altro. È il diritto dei figli ad avere due genitori e non solo uno, dunque, che si vuole negare. Perchè?

Francamente quello che sconcerta non è la posizione del governo, anche perché è giusto che i temi cosiddetti etici non siano alla base di un programma condiviso. Negli anni settanta la Dc accettava che il Parlamento la mettesse in minoranza, senza rompere le coalizioni di governo coi laici, sui temi del divorzio e dell’aborto. Quello che preoccupa è che esistano partiti, più o meno tutti, compreso il Nuovo Centro destra per la verità, privi di un comun denominatore sui principi fondamentali di libertà e di diritto. Viviamo in un sistema politico post identitario che questo ci offre. Partiti senz’anima, che fondano la loro esistenza non su un modello di vita e di stato, ma sulle condizioni migliori per vincere le elezioni. So bene che è quel che passa il convento. E allora dividiamoci anche sulla stepchild adoption. Ce lo meritiamo.

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Commenti all'articolo
  1. Popper sosteneva che “i problemi più importanti e difficili sono quelli morali”.
    Nulla è più problematico dell’etica e dei suoi temi, nulla, quindi, è più aberrante dell’apoditticità in questo ambito.
    I genitori sono coloro che generano, che procreano, o che ne hanno la potenzialità.
    Allora, che senso ha dire che “è il diritto dei figli ad avere due genitori” quando il riferimento è ad altra cosa?
    E se parliamo di altra cosa, perchè scandalizzarsi di altre formule ancorchè di sostanziale analoga garanzia?
    Non ho certezze sullo specifico argomento ma ritenendo anche che non ve ne siano, apprezzo esclusivamente la saggia prudenza riflessiva.

  2. A patto che la prudenza generi decisioni. Quando approvammo divorzio e aborto in Italia si rifletteva da cent’anni. Ti spingo a guardare come hanno risolto il problema delle unioni gay gli altri paesi. Li ho citati. Sono tutti impazziti? I genitori sono coloro che generano e si chiamano genitori naturali, ma ci sono anche quelli adottivi, che amano e sostengono i figli. Non sono di serie B.

  3. a) Questa è problematica nuova, non secolare.
    b) Il fatto che altri paesi abbiano risolto il problema in un determinato verso, non è detto che questo sia quello giusto.
    c) I genitori adottivi sono coloro che non hanno generato direttamente ma, da sempre, sono quelli che hanno riprodotto il modello “classico”, “potenzialmente generanti”.
    d) Perchè, allora, in chiave di amore e sostegno, escludere il modello di fratelli adottanti?
    Sempre, comunque, non avendo certezze!

  4. Voglio essere qualunquista: a me va tutto bene, qualsiasi decisionie sia assunta. Solo una domanda: Perché le coppie omosessuali desiderano avere dei figli, quando la loro decisione è un rapporto di cuniugio dello stesso sesso?
    Nel caso di specie quindi possono avere figli generati da altri o da uno solo di loro.
    Non basta che possano fare un’adozione “a distanza” per non creare nel bambino o nel ragazzo una sotuazione di imbarazzo nella comprensione del come due persone dello stesso sesso possano averlo generato. E una questione di etica no?
    Bypassare il concetto di padre e madre è davvero una conquista del genere umano o solo una prevaricazione dei più grandi sui più piccoli

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