martedì, 30 agosto 2016
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Opinioni e commenti
 

ROMA PRIMA TAPPA
Pubblicato il 25-01-2016


Rohani al QuirinaleL’Italia firmerà questa sera a Roma accordi con l’Iran per complessivi 15-17 miliardi di euro. La notizia è stata anticipata all’agenzia di stampa Reuters da fonti governative, nel corso della visita del presidente iraniano Hassan Rohani, la prima di un presidente iraniano in Europa da vent’anni e la prima all’estero dopo la fine delle sanzioni internazionali contro Teheran e nomn è un particolare di secondo piano il fatto che il viaggio in Europa inizi proprio dall’Italia. La visita doveva avvenire a novembre, ma venne precipitosamente rinviata alla viglia della partenza in conseguenza della strage dell’Isis, il 13 novembre, a Parigi, quella che doveva essere la seconda tappa dopo Roma. Rohani è arrivato con 120 imprenditori e sei ministri.

UN RICCO CARNET DI INCONTRI
La visita è iniziata questa mattina con un incontro al Quirinale col presidente della Repubblica Sergio Mattarella. È proseguita nel pomeriggio in Campidoglio e in serata con una cena con il presidente del consiglio Matteo Renzi. Domani, martedì, è previsto un intervento al Business Forum Italia-Iran, organizzato da Confindustria e Ice, poi un incontro in Senato con il presidente Pietro Grasso e alle 11 con papa Francesco in Vaticano, un appuntamento questo di “estrema importanza” per Teheran, come ha voluto far sapere l’ambasciatore Mozaffari. Poi una tappa ancora a Montecitorio con la presidente della Camera Laura Boldrini e la conclusione mercoledì per poi partire alla volta di Parigi.

“Per combattere efficacemente il terrorismo internazionale serve una grande coesione internazionale e “tutti devono fare la loro parte fino in fondo senza ambiguità” ha sottolineato Rohani nei suoi colloqui al Quirinale spiegando a Mattarella che, ad esempio, la Siria ha un grande numero di combattenti non siriani ai quali bisogna togliere eventuali appoggi internazionali. “Finché non ci sarà un governo scelto dai libici sarà difficile prestare aiuto alla Libia”.

Tre giorni in cui ci saranno anche incontri bilaterali di rilievo come quello con l’amministratore delegato dell’Eni Claudio De Scalzi, incontri in cui si discuteranno i temi a cui il governo italiano tiene di più perché l’Italia è, ed è stata, fin dai tempi di Enrico Mattei – una cui foto campeggia nella sede della Nioc (l’azienda petrolifera di Stato iraniana) – uno dei principali partner commerciali della Repubblica Islamica.

I CONTRATTI CON L’ITALIA
Il 14 luglio scorso, l’Iran e il gruppo dei ‘5+1’(Stati Uniti, Russia, Cina, Regno Unito, Francia + Germania) hanno raggiunto uno storico accordo che prevede la fine graduale delle sanzioni imposte a Teheran per nove anni in cambio di un controllo dei programmi nucleari per escludere la fabbricazione di ordigni bellici. Tra i contratti in vista tra le aziende dei due Paesi, alcuni riguarderanno il settore siderurgico e quello minerario e saranno firmati dalla Danieli & C. Officine Meccaniche con una joint venture dal valore di 2 miliardi di dollari. L’azienda friulana firmerà poi con diverse società iraniane accordi per altri 3,7 miliardi di dollari, che riguardano la fornitura di macchinari e impianti per produrre acciaio e alluminio. Tra le notizie riportate da Reuters, anche quella che Saipem si è aggiudicata un contratto per realizzare un gasdotto di 2.000 km per un valore di 4-5 miliardi di dollari. Secondo una fonte vicina al gruppo Gavio, Itinera, società di costruzioni del gruppo, “firmerà accordi con alcune tra le più importanti società di costruzioni iraniane per collaborare nello sviluppo di progetti infrastrutturali nel Paese”. Anche Fincantieri siglerà accordi mentre Pessina Costruzioni ha già firmato un memorandum of understanding con il ministero della Sanità iraniano per costruire cinque ospedali nella Repubblica Islamica. Secondo l’Istat, l’export italiano verso l’Iran riguarda per oltre il 57% la meccanica strumentale mentre secondo la Sace, il gruppo assicurativo-finanziario della Cassa Depositi e Prestiti che garantisce i contratti all’estero delle aziende italiane, la rimozione delle sanzioni dovrebbe consentire all’Italia di arrivare nel 2018 ad un livello di export superiore ai 2,5 miliardi di euro, contro gli 1,16 del 2014.

LA POLITICA ESTERA DI TEHERAN
Rohani con GentiloniLa visita non sarà comunque dedicata solo agli affari. Nell’incontro alla Farnesina tra il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni e il suo collega Mohammad Javad Zarif, si è parlato delle crisi internazionali aperte. La questione libica è stata fra i principali punti toccati nell’incontro insieme alla Siria, al Libano, all’Afghanistan e allo Yemen e all’Iraq. Una volta raggiunto un equilibrio interno al Paese, è stato anche ribadito, si potrà agire più efficacemente nella lotta al terrorismo e ai mercanti di esseri umani.

IL NEGAZIONISMO E I DIRITTI UMANI
Un capitolo a parte, dolente, sarà quello dei rapporti con Israele e la questione dei diritti umani in Iran. Pressioni in questo senso sono arrivate dall’ambasciatore israeliano a Roma Naor Gilon che ha espresso l’auspicio che l’Italia faccia chiaramente capire a Rohani, che ci sono “valori” e “sbarramenti” dell’Occidente che la Repubblica islamica deve rispettare, non solo nel capitolo del nucleare. Gilon, a proposito del negazionismo espresso in passato da alcuni esponenti della repubblica islamica, ha ricordato che Rohani arriva a Roma proprio alla vigilia del ‘Giorno della Memoria’.
Iran impiccagioniQuanto al tema dei diritti umani, l’Associazione dei radicali ‘Nessuno tocchi Caino’ ha presentato un rapporto alla viglia della visita per denunciare che da quando Rohani è salito al potere nel giugno 2013, l’Iran ha conosciuto un record di 2.277 impiccagioni, 980 delle quali solo nel 2015. Intitolato ‘Il volto sorridente dei Mullah’, il rapporto è stato inviato alle massime cariche dello Stato con l’appello a porre “la questione dei diritti umani universalmente al centro di ogni incontro e intesa con rappresentanti iraniani”. C’è da aggiungere che questa giusta richiesta dovrebbe essere presentata in occasione di ogni incontro con esponenti di alto livello di governi di Paesi dove i diritti umani vengono violati, indipendentemente dalla minore o maggiore intensità rispetto con cui questo avviene. Critiche giuste prima che legittime. L’Italia si batte da tempo contro la pena di morte che, ricordiamo, è purtroppo ancora oggi diffusa in larga parte del mondo, dai civilissimi Stati Uniti alla lontana Cina con cui pure, ad esempio, l’Italia ha ottimi rapporti. Non sarà dunque questo un ostacolo alla sviluppo delle relazioni tra Roma e Teheran come non lo è stato e non lo è con molti altri Paesi che certo non brillano per il rispetto dei diritti umani e che per questo hanno subito condanne dall’Onu e sono oggetto di rapporti di Organizzazioni internazionali come Amnesty International. Anzi, lo sviluppo delle relazioni è da tempo universalmente riconosciuto come lo strumento migliore per indurre i Governi al pieno rispetto dei diritti umani. In questo senso far uscire l’Iran dal cantone in cui è stata rinchiuso per decenni, è certamente il modo migliore per agire in questo senso.

IL RITORNO IN VATICANO
Un capitolo a parte ancora è quello dell’incontro con Papa Francesco, la seconda visita in Vaticano di un presidente iraniano dal 1999 quando fu ricevuto Mohammad Khatami, anch’egli ritenuto un ‘riformista’. L’Iran è un Paese musulmano al 98 % – 86,1% di sciiti – ma la libertà garantita alla minoranza cristiana è senz’altro maggiore rispetto ad altri Paesi della regione, anche se non mancano problemi. Il nunzio apostolico a Teheran, Leo Boccardi, che ha accolto Rohani a Fiumicino insieme a Gentiloni, non ha esitato a parlare di “atmosfera nuova”. “In Iran c’è ancora spazio disponibile per dialoghi fruttuosi con il mondo islamico. E in ogni caso le Chiese hanno una libertà di culto, che è impossibile vedere altrove: sono sicure, nessuno le tocca e non c’è terrorismo”. Francesco, appena due settimane fa, nel discorso al Corpo Diplomatico, ha lodato gli accordi sul nucleare e incoraggiato il ruolo che il Paese può svolgere a favore della pace nella regione, a cominciare dalla Siria.

Carlo Correr

 

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