sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Russia-NATO: anno nuovo,
vecchie tensioni
Pubblicato il 13-01-2016


L'omaggio di Putin all'Armata Rossa

L’omaggio di Putin ai reduci dell’Armata Rossa

Iniziato il nuovo anno, la sfida a distanza tra la Nato e la Russia già si arricchisce di nuovi tasselli, che dimostrano come persista il clima di tensione registrato nel 2015. L’ultimo episodio sono le dichiarazioni del Ministro della Difesa della Federazione Russa, Serghej Shoigu, che, martedì 12 gennaio, ha affermato che nel 2016 la Russia realizzerà tre nuove divisioni militari da disporre sul proprio confine occidentale, quello europeo. In aggiunta, lo stesso Shoigu ha annunciato l’entrata in funzione di cinque nuovi reggimenti nucleari strategici, con l’obiettivo di un generale rafforzamento del potenziale militare russo. Il Ministro non cita le ragioni di tali manovre, ma è chiaro che le tensioni con la NATO ne sono la causa principale.

L’anno appena passato è stato segnato da diversi punti di frizione: la crisi ucraina, le imponenti manovre militari da parte delle forze dell’Alleanza Atlantica e delle forze russe, i propositi di costruzione di un sistema antimissilistico americano in Europa, l’intervento diretto di Mosca nella crisi siriana, la crisi tra la Russia e la Turchia e, da ultimo, l’allargamento della NATO al Montenegro, in un’area di tradizionale influenza russa, solo per citare i principali. Tutti passaggi che hanno mostrato come, rispetto agli anni 2000, i rapporti tra le due ex-superpotenze della Guerra Fredda abbiamo subito un chiaro peggioramento. Non che non siano mancate occasioni di confronto e di dialogo, in particolare sul tema della Siria e più in generale della lotta al terrorismo, ma questi sono stati molto spesso alternati a vere e proprie prove muscolari. Le dichiarazioni del Ministro della Difesa lasciano presagire che anche il 2016 sarà un anno di tensioni, acuite ulteriormente dal rinnovo delle sanzioni europee contro Mosca e dalle intenzioni dei vertici della NATO di non fermare l’allargamento verso Est.

Che questo sia il vero punto cruciale lo ha dichiarato apertamente il Presidente russo Vladimir Putin in un’intervista concessa alla Bild, in cui ha ricordato come al crollo dell’Unione Sovietica erano state date garanzie che la NATO non avrebbe toccato la sfera d’influenza del Cremlino. Secondo Putin, tali promesse non sono state rispettate, a causa della volontà americana di sedere sul trono dell’Europa come unica e sola vincitrice, e questo è alla radice delle crisi di oggi. D’altro canto, nell’intervista al giornale tedesco, il Presidente russo ha inviato anche segnali di apertura verso una ripresa del dialogo, dichiarando che la Russia non mira ad alcun ruolo di superpotenza, ma esclusivamente alla difesa dei propri interessi. È stata ribadita la necessità di collaborare con i Paesi occidentali nella lotta al terrorismo, di riprendere il dialogo tra Russia e NATO e di intraprendere un percorso costituzionale in Siria e in Ucraina. Punti di contatto, dunque, ci sono. Sta ora ai principali protagonisti politici dimostrare che le relazioni tra l’Occidente e la Russia possono essere caratterizzate non da tensioni e prove di forza, ma da concreta collaborazione in merito alle tante sfide presenti sullo scenario internazionale.

Riccardo Celeghini

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