giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Sconfessare i bugiardi
Pubblicato il 16-01-2016


Lo dico in nome dei principi illuministi, in nome di Loris Fortuna. Non dite menzogne, non ragionate con le parole d’ordine. Con i richiami di un dogma che imponete per tutti. Con gli occhi che non vedono la realtà, ma i riflessi di una vecchia ideologia. Di cosa state parlando? Cos’è questo richiamo all’utero in affitto che verrebbe incentivato dalla cosiddetta stepchild adoption? In Germania, nella democristiana Germania della cancelliera Merkel, esiste questa norma e non vedo gente pronta a prestare l’utero o a varcare i confini per praticare questa attività che semmai è tuttora utilizzata anche dagli italiani nei paesi in cui è legale, anche in assenza di una legge sulle unioni civili. Lo è dalla coppie eterosessuali sterili, lo è dalla coppie gay. Perché non avete denunciato il fenomeno di cui una nuova normativa non può essere causa e della quale semmai sana le conseguenze? Cosa cambia con la nuova legge? Cambia che anche questi figli, che adesso in Italia possono vantare solo un genitore nel caso di coppia omosessuale, ne acquisiranno due. È meglio o peggio per i figli?

E siccome la legge italiana nega, se non nel caso richiamato, la possibilità di adozione per le coppie gay ripropongo il problema, che una parte ormai prevalente di stati, con maggioranze variabili, dalla socialista Francia alla conservatrice Gran Bretagna, hanno risolto, e cioè quello della adozione paritaria tra coppie gay ed eterosessuali. Anche qui il tema non è relativo al fatto se un bambino debba o no avere un padre e una madre. Ma se un bambino sia meglio tutelato da un orfanatrofio o da una coppia omosessuale che gli offra diritti e amore. Quando si parla col cervello segnato da una prevenzione o perversione allora si sfornano leggi sbagliate. La contrapposizione tra coppie eterosessuali e omosessuali è stata invalidata anche dalla Corte di Strasburgo. E in Italia si grida contro la più moderata delle leggi mentre in mezzo mondo si approvano matrimoni gay con adozioni.

Ho ascoltato la Binetti che si lamentava del fatto che non si parli di diritti della coppie omosessuali, ma di diritti dei figli. Dovrebbe essere contenta. Invece è preoccupata. Per lei la famiglia è solo quella composta da un uomo e una donna. Le altre, che sono ormai numerose, come le vuole chiamare? Se sono ispirate dall’amore e dall’effetto per i figli non sono assai migliori di talune tradizionali fondate sull’ipocrisia e a volte sulla violenza? Il Pd scelga una linea. Ha dato piena libertà di coscienza. Ma un partito è anche una coscienza. O almeno così dovrebbe essere. Un partito dovrebbe essere una storia e un progetto fondato sui valori fondamentali della vita. Adesso quando c’è la coscienza c’è libertà. Dai partiti senza coscienza.

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Commenti all'articolo
  1. Forse sarò pessimista, ma in questo paese qualsiasi legge sarà promulgata non sortirà nessun miglioramento per gli orfani perché sugli orfanotrofi i preti hanno sempre lucrato e non intedono e non intenderanno mollare “l’osso” cioè l’affare.

  2. Non vedo personalmente la cosa come un dualismo tra gli “illuminati” e gli “oscurantisti”, o tra “bugiardi” e “sinceri”, ma semmai tra chi ritiene che ad ognuno, sul piano etico, debba esser lasciata la massima autonomia di scelte e comportamenti, e chi invece reputa che vadano rispettati i principi che si ispirano al sentire comune, ossia la “coscienza” di un popolo, che ne delinea anche l’identità.

    E se siamo d’accordo che l’argomento in questione ha forti connotazioni di natura etica – e d’altronde mi sembra abbastanza arduo il poterlo inquadrare in altra maniera – viene da chiedersi come possa decidere in proposito uno Stato laico, che si differenzia dallo Stato etico, o almeno dovrebbe essere così stando a quanto udiamo sistematicamente dire..

    Non a caso, quando si affronta per via legislativa questo genere di materie, vi sono partiti che lasciano la cosiddetta “libertà di coscienza”, il che può essere letto anche come una forma di ipocrisia, ma pure come l’imbarazzo e la difficoltà a pronunciarsi su questioni che vengono avvertite come afferenti ad una particolare “sfera” di sensibilità, dal momento che sono chiamate in causa usanze, consuetudini, convinzioni morali e religiose, principi, ecc…, ovvero un insieme che appartiene anche alla storia e specificità di ciascun Paese e di chi lo abita.

    A meno di non pensare che facciamo già strettamente e indissolubilmente parte di un “unicum”, cioè della “nazione europea”, e che dobbiamo quindi uniformarci anche in questo campo, per omologazione, a ciò che si è fatto in altri Paesi del Vecchio Continente, ma cadremmo verosimilmente in contraddizione visto che su diverse ed attualissime tematiche l’Europa dà l’impressione di muoversi “in ordine sparso”, senza cioè seguire una linea comune e condivisa..

    Tornando a casa nostra, è vero che senso morale, costumi, stili di vita di una società, cambiano nel tempo, così che le eventuali e relative norme in essere vanno conseguentemente aggiornate, ma per stabilire in quale misura questo cambio di mentalità investe la collettività nazionale bisognerebbe interpellarla attraverso la “democrazia diretta” – ricorrere cioè ad un passaggio referendario – visto che le forze politiche ne rappresentano una parte soltanto, specie quando è alto l’indice di astensione come succede già da qualche tempo a quasi tutte le tornate elettorali.

    Qui va tenuto naturalmente presente che nel nostro ordinamento, se non erro, è previsto soltanto il referendum abrogativo, quanto alle leggi ordinarie, e non sarebbe dunque possibile chiamare tutta la collettività ad esprimersi in via preventiva, ma poiché si sta precedendo ad una Riforma Costituzionale mi domando se non sia possibile introdurvi un meccanismo di consultazione popolare anticipata per tematiche di particolare delicatezza – il referendum consultivo mi pare peraltro contemplato dalla legislazione degli Enti Locali, laddove tratta appunto della partecipazione popolare – e sospendere nel frattempo ogni decisione in proposito, per poi riprenderne l’esame quando si potesse disporre di detto strumento consultivo.

    Paolo B. 17.01.2016

  3. Il problema è rispettare le sensibilità con leggi che non ne deprimano alcuna. Con le leggi attuali si deprimono le sensibilità di coloro che hanno una famiglia omosessuale. E se togliamo anche la stepchild adoption i figli naturali di un coniuge non potranno mai avere due genitori. È meglio?

  4. Sull’onda del commento fatto dal Direttore viene da dire che vi è probabilmente una molteplicità di “diritti” sospesi, ossia che tali vengono ritenuti da alcuni, e a loro dire meritevoli quindi di non rimanere inevasi ma venir invece riconosciuti, mentre altri non li considerano tali, o comunque non indispensabili e prioritari, senza per questo che i secondi siano da guardare come “retrogradi” nei confronti dei primi, bensì, e semplicemente, come persone che la pensano diversamente, nella normale dialettica delle parti.

    Del resto, se non fosse così, dovremmo definire con la stessa logica, e dunque con lo stesso termine, pure gli affezionati alla Prima Repubblica, perché pensano che il nuovo venuto dopo non abbia portato granché di buono, anche rispetto alle aspettative, ovvero quanti, delusi e sfiduciati, si mettono “sul chi vive” ogni qualvolta sentono parlare di riforme e cambiamenti, perché temono che possano essere peggiorativi, e non si può francamente dire che abbiano sempre torto visto come stanno andando le cose, e proprio a quest’ultimo riguardo mi è capitato anche di scoprire oggi un po’ “conservatori” taluni che un tempo si atteggiavano ben diversamente .

    Paolo B. 19.01.2016

  5. Nella storia del PSI dove si è litigato su tutto su questa questione non c’è mai stato dissenso. Il punto è lo scontro tra laici e integralisti, come ho sottolineato più volte. Non tra credenti e non credenti. Si può esere cattolici e laici come coloro che pur praticando su loro stessi un sacramento come l’indissolubilità del matrimonio accettano il divorzio per gli altri. E si può essere atei e integralisti come la Cina che impone l’aborto per legge alle famiglie con più di un figlio. Io sono eterosessuale e ho una famiglia composta da padre, madre e figlio, ma mi batto perché anche le famiglie omosessuali abbiano il diritto di norme che le legittimino e che tutelino i figli. L’unico valore laico indissolubile è la tolleranza. Chi è intollerante non può esere laico.

  6. Mi perdonerà il Direttore se ritorno ancora sull’argomento, anche perché non è certo una questione a due, ma ho sempre inteso la laicità, forse sbagliando, come una condizione nella quale si hanno proprie convinzioni, anche forti, ma mai disgiunte dalla disponibilità a confrontarle con quelle degli altri, vuoi perché dovremmo sempre avere la presunzione di errore, cioè la consapevolezza che potremmo anche sbagliarci, vuoi perché dalle ragioni altrui possiamo trarre talora elementi per confortare oppure rivedere le nostre tesi.

    In caso contrario, se cioè anche i laici fossero sistematicamente tetragoni ed irremovibili nelle proprie idee, in quanto convinti della infallibilità delle stesse, correrebbero il rischio di trasformarsi a loro volta in integralisti ed intolleranti, anche quando si facessero paladini di cause nobili come i diritti civili, perché nelle moderne democrazie, dove si confrontano diritti e doveri, va messo in conto che via sia una parte della popolazione che, indipendentemente dalla propria religiosità, non considera diritti quelli che altri reputano invece tali, ed esprima liberamente questo suo pensiero anche in maniera determinata senza per questo macchiarsi automaticamente di dogmatismo, almeno questo è il mio punto di vista.

    Non c’entrano dunque le posizioni ed opinioni personali di ciascuno, ma capire piuttosto quale è il “polso” reale del Paese in materia, e la via referendaria mi sembrerebbe quella più idonea per verificarlo, e del resto vi sono nazioni europee che, se non vado errato, ricorrono abbastanza spesso alla consultazione referendaria per sottoporre al proprio “popolo” questioni di particolare importanza e rilievo, e anche i nostri Padri costituenti avevano giusto previsto strumenti di democrazia diretta, pur se in altra forma ..

    Infine, se nella storia del PSI “si è litigato su tutto”, come scrive il Direttore, potrebbe essere la dimostrazione che, da laici, non si accettavano “verità assolute”, ma se ne voleva discutere per arrivare possibilmente a risoluzioni condivise, e non ricordo francamente se “su questa questione non c’è mai stato dissenso”, ma a me pare semmai, pur usando doverosamente il condizionale, che allora non sia mai stata all’ordine del giorno.

    Paolo B. 22.01.2016

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