giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Scrive Antonella Soddu:
Antonio, da orgoglioso lavoratore a senzatetto
Pubblicato il 15-01-2016


L’uomo, non è uomo se perde quella cosa che gli consente di esser vivo e partecipe del progresso economico per la crescita del paese. Il lavoro è dignità. E chi non è capace di rimuovere gli ostacoli che impediscono lo sviluppo economico/sociale/economico dei cittadini, è responsabile dello sfascio che avvolge inesorabilmente una nazione. La storia che segue è quella di Antonio Giua, 32 anni di Villacidro, da sei mesi – dopo aver perso il lavoro, esser stato collocato in mobilità in deroga, e conseguentemente i mancati pagamenti degli assegni, causa reiterati ritardi nel riparto fondi da parte del Governo, (i lavoratori sardi lamentano il mancato pagamento del saldo di 5 mesi relativi il 2014 e gli 8 mesi relativi il 2015 ) il passo verso la solitudine, la disperazione, l’umiliazione è davvero molto breve. Insomma Antonio, da orgoglioso lavoratore a senzatetto nell’Italia che riparte.

lavoratore in mobilità in deroga

Antonio non chiede nulla che possa esser definito un favore, vuole solo poter ritrovare la dignità di lavoratore che possa anche consentirgli di avere nuovamente un tetto sotto cui vivere. “Oggi – dice – vivo qui, in questa vecchia auto, con una cucina improvvisata dentro il cofano. Per lavarmi chiedo ad amici e conoscenti. Per il cibo mi arrangio, anche con l’aiuto della Caritas. Il Comune, invece, non ci vede”.

Chiedere ad Antonio se ha dei sogni, significa leggere la disperazione nei suoi occhi quando risponde: “Ho perso lavoro, la mobilità non arriva da due anni, non ho più potuto pagare l’affitto e sono stato sfrattato. Se ho un sogno? Si, certo; Ritrovare la dignità. Avere una casa dove tornare la sera, stanco dal lavoro. Vorrei riavere una vita normale per riuscire a pagare di nuovo le bollette come ho sempre fatto.”

Antonella Soddu

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