venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Scrive Antonio Ciuna:
L’opportunità mancata
del Ponte sullo Stretto
Pubblicato il 14-01-2016


Tante persone blaterano sull’argomento Ponte con superficialità disarmante con la presunzione che l’opera non è realizzabile perché è in zona sismica,la struttura del manufatto non reggerebbe nel tempo, l’impatto ambientale sarebbe oltremodo dannoso per gli uccelli che urterebbero contro le strutture e per i pesciolini locali che sarebbero disturbati dall’ombra del ponte proiettata sulla superficie del mare ed in ultimo l’opera non avrebbe alcuna valenza economica e quindi sarebbe una cattedrale nel deserto. Tutte le motivazioni sopra indicate sono facilmente confutabili per una semplice ragione: nessuna grande società o impresa privata investirebbe tanti miliardi in un’opera che dovrà realizzare a sua cura e spese per poi assumersi anche l’onere della manutenzione e della gestione per decenni se non fosse certa che nel tempo avrà un vantaggio economico e che la struttura stessa non fosse in grado di resistere i fenomeni sismici.
Se avesse avuto qualche dubbio al riguardo avrebbe potuto approfittare della disdetta del contratto da parte del governo monti per chiedere il risarcimento danni che di diritto già le spettano ma la società è disposta a rinunciare a tale risarcimento di centinaia di milioni di euro purché si faccia il manufatto.
Quindi c’è la certezza da parte della stessa società di essere in grado di costruire il ponte e di trovare sul mercato i finanziamenti necessari per realizzare l’opera.
Considerazioni: in tutte le nazioni del mondo rette da politici di tutte le ideologie di sinistra, di centro, di destra (comunisti, socialisti e capitalisti) hanno realizzato in pochi anni, anche in zone fortemente sismiche (California, Cina, Giappone, Cile, Turchia ecc.) opere infrastrutturali di dimensioni e grandezza impressionanti, grattacieli di oltre 800 metri, più ponti sospesi (Bosforo, ferrovie ad alta velocità). Nel realizzare tali opere in detti Paesi non si è mai arrivati alla drammaticità che si raggiunge in Italia quando si devono fare delle infrastrutture veramente utili.
Ritengo che il ponte sarà non solo per il meridione ma per l’intera nazione e per l’Europa una importante infrastruttura strategica che porterà tanto lavoro per le nostre maestranze e agevolerà di molto il flusso commerciale delle merci e dei viaggiatori e sarà una grande opportunità per sviluppare il turismo.
La Francia alla fine dell’800 in occasione dell’esposizione universale,al solo fine di aumentare il suo prestigio in campo internazionale e valorizzare la capacità dei suoi ingegneri e della sua industria, costruì la torre Eiffel investendo enormi risorse finanziarie e per abbattere interi quartieri residenziali della città e per realizzare l’opera. Ebbene quella struttura, che è solo fine a se stessa (da alcuni verrebbe definita cattedrale nel deserto) è stata ed è una importante risorsa economica-turistica.
La città di Messina e il suo entroterra per la natura montuosa del suo territorio non ha potuto mai sviluppare una valida ricchezza agricola. L’economia locale in passato si basava principalmente nella lavorazione dei prodotti di agrumi, nell’attività artigianale, nella cantieristica navale di piccolo tonnellaggio. Tutte queste attività si sono ridimensionate nel tempo. L’unica grande risorsa della città era costituita dalle strutture del terziario: servizi trasporti (navi traghetto,treni merci, depositi locomotive, officine grandi riparazioni per veicoli ferroviari e mezzi di navigazione) servizi e impianti militari (base navale, ammiragliato, ospedale militare, unità militari specializzate dell’esercito, Banca d’Italia, Provincia, Corte d’Appello. Ebbene tutti questi servizi non esistono più. I nostri giovani non vedendo in prospettiva un futuro di sviluppo economico in nessuna attività pubblica o privata hanno abbandonato la città per recarsi al nord dell’Italia e dell’Europa. La città di Messina economicamente non esiste più. In passato è stata distrutta dai terremoti ed oggi è stata distrutta dai nostri politici inetti. Sarà un paradosso ma al presente l’unica prospettiva di attività economica che potrà dare un certa ripresa alla città sarà la costruzione del ponte sullo stretto che ci permetterà di ricollegarci definitamente alla Calabria dopo che è stato interrotto il traffico delle navi traghetto e il servizio di traghettamento in atto è alquanto precario dal porto di Tremestieri per il continuo insabbiamento dei suoi fondali.

Antonio Ciuna

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