domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Scrive Ernesto Calluori.
Il petrolio ha cambiato l’umanità
Pubblicato il 08-01-2016


La storia del petrolio contiene due opposte lusinghe: una che parla di progresso, l’altra capace di scatenare guerre e catastrofi ecologiche. Nel rapporto fra queste due lusinghe, si racchiude il segreto doloroso della nostra storia. Storia di singoli individui, di potenti forze economiche, di sviluppo tecnologico di lotte politiche, conflitti internazionali e anche di misteri.
La memoria storica ci riporta agli albori della via nera del petrolio che ebbe inizio negli Stati Uniti, intorno al 1888. Protagonista fu John D. Rockefeller che impose, dopo la prima trivellazione del primo pozzo petrolifero, un sistema monopolistico senza regole. La storia del petrolio si è arricchita, negli anni, di personaggi e lobby che, per avidità e potere, hanno ridisegnato la geografia degli equilibri internazionali da determinare strategie politiche, alleanze, conflitti, fortune o crolli di uomini e nazioni. Il petrolio con le sue luci e i suoi lutti ha segnato gli avvenimenti che hanno condizionato la storia del mondo. È stato un potente generatore di ricchezza e di progresso, ma anche causa di guerre e di dolori, di povertà e di sofferenza. Queste tensioni tra i produttori di petrolio, ad esempio nella crisi Arabia Saudita – Iran hanno ribaltato i parametri tradizionali, per una guerra di posizione.

La crisi si dirige verso i 35 $ al barile e il petrolio crolla, appesantito dall’offerta eccessiva. Sembra di vivere in un’altra era quando il Brent europeo o i valori del greggio a New York, quotavano sui 110 e 115 $ a barile, 15 mesi fa. Da allora il tracollo! Se questo è lo scenario, l’Arabia Saudita – principale esportatore di greggio al mondo – non potrà che risentirne tant’è che si vede costretta a vendere petrolio a prezzi sempre più bassi per mettere fuori mercato i produttori alternativi con margini economici molto ridotti. In barba al crollo del prezzo del petrolio, il prezzo della benzina e del gasolio non si riduce e non fa il “pieno” nelle tasche degli automobilisti. Al netto delle accise e dell’Iva, tenendo conto delle variazioni del cambio euro/dollaro, il prezzo industriale della benzina in Italia da agosto del 2015 è del 44% più alto del gennaio 2009. La differenza è trattenuta dalle compagnie petrolifere che la imputano a maggiori costi di raffinazione a cui si aggiungono aumenti arbitrari da parte dei petrolieri, come denunciano i consumatori. Tuttavia, il nodo è complesso per le ragioni precitate né può sorprendere, allora, che le recenti tensioni tra Arabia Saudita e Iran siano state ignorate dai mercati.

Ernesto Calluori

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Commenti all'articolo
  1. Il petrolio è solo lo strumento del capitale. Produzione e distribuzione hanno modellato il mondo. Finché i paesi capitalistici (ed imperialisti) hanno retto le sorti dell’umanità, tutto appariva normale. Cambiati gli assetti, sia in Medioriente, sia con la caduta del comunismo, il campo di chi “dà le carte” è cambiato. Ecco perché il “mercato” ha sentito soltanto le scosse provenienti dalla Cina.
    Renzi, in questi giorni, ha dato il via alla trivellazione per la ricerca dei giacimenti petroliferi italiani, alle Isole Tremiti. O non era quello secondo il quale “bellezza, arte, ambiente, paesaggio, turismo” erano al primo posto per i destini italiani?

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