martedì, 6 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Scrive Luigi Mainolfi:
la colpa è sempre degli altri
Pubblicato il 15-01-2016


Negli ultimi mesi mi capita spesso di incontrare persone che vogliono ostentare la loro preparazione in campo economico-poilitico. Si ritengono preparate, avendo imparato a memoria alcune frasi dei sostenitori del Governo  attuale. Incominciano dalle ultime false illusioni renziane: l’Italia è uscita dalla crisi; la disoccupazione è diminuita; con la riforma della Costituzione diventeremo più efficienti e competitivi; ecc. Faccio notare che, secondo molti liberi economisti,  gli indicatori, utili a far capire la situazione economica, dicono il contrario. Per il Meridione e per l’ irpinia in particolare i giovani laureati stanno andando all’estero e i laureandi sono in lista di attesa;  il valore della proprietà immobiliare di Avellino e della Provincia diminuisce in modo spaventoso;  i professionisti incominciano  a fare la fame;  il commercio  è in crisi profonda;  la popolazione irpina diminuisce;  i giovani non si sposano e le nascite sono sempre di meno.

Tutto ciò, dimostra una tendenza disperata, provocatrice di conflitti familiari e sociali. I miei interlocutori, con una certezza ingenua, si sforzano di farmi capire che la colpa di tutto ciò è dell’Unione Europa e della globalizzazione. Trattengo una domanda offensiva: “Add’ a lett’?” (dove lo hai letto?). Trasformo la domanda in affermazione: “Non è così!”. Non è sufficiente e devo elencare argomenti a sostegno. Incomincio: “1) Se gli “eletti e i “nominati”  Italiani costano il triplo di quelli Tedeschi  è colpa dell’ Europa? 2) Se in Italia il numero delle mensilità è variabile, è colpa dell’Europa? 3) Se in Germania ci sono tre Partiti, mentre in Italia ce ne sono infiniti, è colpa dell’Europa? 4) Se negli altri Paesi europei ci sono partiti che si ispirano modelli di società, mentre in Italia abbiamo solo associazioni (alcune anche a delinquere), è colpa dell’Europa? 5) Se i sindacati tedeschi  assumono anche responsabilità gestionali, mentre quelli italiani sono irresponsabili e hanno patrimoni superiori a quelli della Chiesa, è colpa dell’Europa? 6) Se in Germania subito si licenzia il capo della Polizia, per non aver saputo fronteggiare i fatti di Colonia, mentre in Italia ci vogliono anni per stabilire se un immigrato è o non è clandestino, è colpa dell’Europa? 7) Se negli altri Paesi europei, a differenza dell’Italia, l’introduzione dell’Euro non portò all’arrembaggio sui prezzi al consumo, è colpa dell’Europa; 8) Se il Governo dà 80 euro al mese a chi prende già uno stipendio di 1500 euro, dove sta il rigore?; 9) Se la burocrazia italiana è incontrollabile e frenante è colpa dell’Europa? 10) Se la mancia elettorale viene estesa anche a quelli con la divisa, dove sta il rigore e dove sta la colpa dell’Europa? 11) Se si danno 500 euro ai professori, dove sta il rigore? 12) Se falliscono quattro Banche, danneggiando migliaia di famiglie, è colpa dell’Europa? 13) Se molti imprenditori italiani stabiliscono le sedi nei Paesi dell’Est e della Gran Bretagna, è colpa dell’Europa? Se gli attrezzi che utilizziamo sono quasi tutti made China è colpa dell’Europa? Potrei continuare.

A questo punto i miei interlocutori, tuttologi,  mi investono con la sentenza: “E’ colpa della globalizzazione”. Mi rendo conto che vado perdendo tempo e, sfruttando la lunga amicizia, li mando a quel paese. Ricordo ai gentili lettori che  10 Paesi del Sud-Est Asiatico (ASEAN), seguendo l’esempio dell’Europa, da Associazione si sono trasformati in  un vero e proprio mercato unico.  Vediamo confermata la necessità di non restare soli nel mondo globalizzato, che è un palcoscenico, sul quale bisogna essere bravi attori. Dare la colpa agli altri per i propri risultati negativi è una tecnica seguita dagli impotenti. La globalizzazione sarà la motivazione per  un altro articolo.

Luigi Mainolfi
l.mainolfi@alice.it

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Commenti all'articolo
  1. Concordo su tutti i tredici punti.
    La colpa -a mio avviso – non è della globalizzazione: piuttosto è del sistema capitalistico lasciato “rullare” liberamente. Se in Italia siamo riusciti a star meglio è anche perché qualche paletto al sistema, tra partiti e sindacati, si era riusciti a metterlo.
    Ora si osanna il “jobs act” e nessuno si occupa degli investimenti produttivi…

  2. Parlando di globalizzazione, c’è chi la vede come un’opportunità e chi invece ne teme gli effetti, ritenendo che noi ci troviamo a competere con Paesi che per un insieme di cause hanno costi di produzione decisamente più bassi dei nostri, talché ci si trova ad operare in un sistema di concorrenza con presupposti non paritari, e che potrebbe vederci soccombenti.

    Le ragioni dei secondi non vanno di certo sottovalutate, ma c’è pure chi ricorda che globalizzazione e multiculturalismo sono fenomeni ormai inarrestabili, coi quali occorre saper convivere, trovando i giusti equilibri, a meno di rifugiarsi in una sorta di autarchia, che però condurrebbe all’isolamento, con tutte le connesse ricadute.

    Di fronte a un tale “panorama” non è sempre facile individuare la strada da percorrere, e nell’indecisione, e nelle difficoltà, si può essere tentati di spostare le “colpe” su altri, anche per sentirci meno responsabili delle nostre incertezze, e della nostra sorte, e questa tentazione più essere tanto più forte quanto più debole e indefinita risulta essere la nostra identità di popolo, e sembra dunque molto calzante il richiamo ai “modelli di società” che fa l’Autore al punto 4).

    Un tempo succedeva anche da noi di avere modelli e valori di riferimento cui poterci richiamare, ai quali concorrevano e a loro volta si ispiravano le forze politiche dell’epoca, e anche i corpi sociali intermedi svolgevano al riguardo un ruolo parecchio importante, e varrebbe forse la pena che ci si interrogasse un po’ tutti sulla utilità di ricostruire in qualche modo quel “sistema”, non tanto per opporsi al nuovo che ineluttabilmente avanza, ma per avere elementi che ci rendano ben riconoscibili e funzionino da contrappeso, aiutandoci a trovare i “giusti equilibri”.

    Paolo B. 18.01.2016

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