domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

“Sei personaggi in cerca d’autore”. Pirandello
torna all’Eliseo
Pubblicato il 07-01-2016


lavia_pirandelloTre giorni. Tanti ne servirono a Pirandello per scrivere “Sei personaggi in cerca d’autore”, l’opera teatrale più famosa del drammaturgo e Premio Nobel italiano. Qualcuno ha detto che nel Teatro esiste la commedia, esiste la tragedia e poi i drammi di Pirandello. Un’opera filosofeggiante, quando non metafisica, che Pirandello scrisse nel 1921 e rappresentò  lo stesso anno per la prima volta al Teatro Valle di Roma.  Alla prima romana, la platea si divise tra entusiasmo convinto e chi urlò “Manicomio! Manicomio!”. Gli spettatori indignati addirittura attesero in strada lo stesso autore, che si allontanò dall’uscita degli attori nel cosiddetto ‘vicolo dei gatti morti’, per lanciargli insulti e monetine. Ma qualche mese dopo a Milano i “Sei personaggi” furono applauditi senza riserve,  iniziando il cammino che li porterà a diventare un successo internazionale anche a Parigi, Londra e York. Nonostante questo i “personaggi” continuarono a reclamare riscritture e revisioni a Pirandello, che ne definì la composizione nell’edizione del 1925.

Ed è questa edizione che troviamo in scena all’Eliseo di Roma, con protagonista e regista Gabriele Lavia, che spiega : “E’ tra gli spettacoli più difficili che abbia mai fatto. Quando ho cominciato a studiarlo ne ho avuto subito la sensazione. Siamo sempre in 21 in scena. Sempre.”. L’effetto è quello di una costante tensione narrativa, un recitare anche solo facendo respirare il personaggio, o l’attore, o entrambi.

laviaLa scena si apre con un palcoscenico in apparente allestimento. Le luci sono soffuse, all’angolo troviamo un pianoforte, qualche leggio, dei tavoli e delle sedie, pochi elementi scenici sistemati, apparentemente, alla buona dal direttore di scena e dal suo assistente. Il capocomico e la sua compagnia stanno provando proprio un’opera di Pirandello, il suggeritore è nella sua buca, quando nel teatro irrompono sei personaggi, nati dalla fantasia di un autore che poi però non ha scritto il copione: il Padre, la Madre, il Figlio, la Figliastra, il Giovinetto, la Bambina. Ciascuno di loro porta in sé un dramma per fatti che sono avvenuti nel passato. Pian piano, mentre i personaggi raccontano gli antefatti, che in realtà sono la vera rappresentazione, emerge in vari frammenti la storia di cui sono portatori. Il capocomico, dapprima perplesso, si lascia convincere a diventare autore di questi strani personaggi e quindi a ricostruire e rappresentare il racconto fattogli. Gli “attori” presenti sul palcoscenico cominciano così a provare questa nuova opera, ma i “personaggi” se ne fanno beffe e li guardano a loro volta perplessi, non riconoscendosi in tale rappresentazione.

Il dramma che viene rappresentato offre lo spunto per riflessioni filosofiche, come del resto tipico del teatro pirandelliano: forse quella più significativa è che la finzione diventa realtà, mentre la realtà altro non è che finzione. Chi ha la ventura di nascere “personaggio” vivo non morrà più, essendo stata data una fotografia imperitura della sua anima, mentre un uomo, un “attore”, che oggi appare reale in realtà domani non sarà uguale a se stesso, ed i suoi pensieri, le sue emozioni, le sue illusioni e la sua fisicità di oggi non saranno quelle di domani.

Gabriele Lavia porta in scena magistralmente i “Sei Personaggi” all’Eliseo. Ottima l’interpretazione di Lucia Lavia, nel ruolo della Figliastra e quella del capocomico Michele Demaria. E’ soprattutto tramite i dialoghi tra questi interpreti, ora urlati, ora concitati, ora accorati, ora sussurrati, che si ricostruisce il dramma. Ma è soprattutto la forza espressiva che Gabriele Lavia sa conferire al Padre che consente allo spettatore di immergersi nella rappresentazione. Il giudizio è comunque positivo per tutti e 21 gli interpreti presenti sulla scena.

Come nella migliore tradizione pirandelliana, l’allestimento al teatro Eliseo è quello tipico del teatro nel teatro, e anche l’interruzione fra i due atti appare come una interruzione casuale. Le musiche, curate da Giordano Corapi, fungono da simpatico intermezzo tra una scena e l’altra e consentono anche di avere qualche secondo per meglio riflettere sulle battute filosofeggianti dei “personaggi”. Nel solco dell’ortodossia pirandelliana, se così si può paradossalmente definire, anche i costumi elaborati da Andrea Viotti: di toni chiari pastello quelli degli “attori”, dai colori scuri, a lutto, quelli dei “personaggi”.

“Questa bizzarra commedia nera è un’opera unica nella Storia del Teatro” – prosegue il regista e protagonista Gabriele Lavia – “Ci sono opere, grandi opere, opere immortali e poi c’è Sei personaggi in cerca d’autore, l’opera teatrale che non ha paragoni. Unica nella concezione, nella struttura, nell’argomento. Sofocle, con l’Edipo Re, nel V secolo a.C. definisce il Teatro occidentale. Pirandello e i suoi Sei personaggi, nel 1921, sono responsabili del suo smontaggio definitivo: la trama e la narrazione improvvisamente non sono più l’oggetto principale del testo: i colpi di scena, i canonici nodi drammatici sono posti in secondo piano, messi da parte – sappiamo già qual è il destino di ognuno dei Sei personaggi fin dalle prime battute. L’intreccio è così ridotto al minimo e, con esso, sono dimenticate quasi tutte le strategie di scrittura che per secoli gli autori hanno impiegato per comporre un dramma.”. L’obiettivo del teatro pirandelliano è mettere in crisi l’idea stessa di rappresentazione: “Il palcoscenico è il luogo dove si gioca a fare sul serio”, farà dire ad uno dei “personaggi”. Chi è chiamato a recitare altro non è che un fantoccio, il fatto non è la verità, ma lo spettacolo può e deve aiutare a svelare la realtà. Notevole il successo di pubblico alla prima all’Eliseo, i “Sei personaggi in cerca d’autore” saranno replicati fino al 24 gennaio.

Al. Sia.

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