martedì, 6 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Senato, rissa sul calendario. Il 20 voto sulle riforme
Pubblicato il 13-01-2016


Senato-come-governareIl ddl Boschi si prepara agli ultimi passaggi. La Conferenza dei Capigruppo del Senato ha deciso, a maggioranza, che il ddl Riforme costituzionali approdi nell’Aula di Palazzo Madama per il secondo e ultimo voto che gli compete martedì 19 gennaio, con le dichiarazioni di voto previste per mercoledì 20 gennaio alle 17. Successivamente tornerà alla Camera per l’ultimo passaggio. Il rinnovo delle commissioni, invece, slitta a giovedì 21 gennaio. Una scelta che fa storcere il naso alle opposizione che parlano di una “ennesima forzatura” e di “mercimonio” sulla composizione delle commissioni mirato ad assicurare alla maggioranza i 161 voti necessari al ddl Riforme.

In particolare sono i 5 Stelle a gridare allo scandalo sostenendo che lo slittamento del rinnovo delle commissioni possa far sospettare uno scambio. Un baratto tra “le riforme per una poltrona da presidente o vice presidente di commissione e qualche migliaia di euro in più di indennità” afferma il capogruppo del Movimento 5 Stelle in Senato Mario
Giarrusso. Anche Sel non usa mezze parole: “Si tratta di un voto di scambio”. “Il rinnovo delle commissioni è stato spostato – afferma la senatrice Loredana De Petris – perché così si acquisiscono i 161 voti necessari alle Riforme”. “Per l’ennesima volta viene fatta una forzatura” aggiunge la presidente del Gruppo Misto ricordando che “da oggi scadevano i tre mesi per poter votare il ddl Riforme al Senato e alla Camera non si potrà votare prima del 13 aprile”.

Critiche arrivano anche dal leghista Roberto Calderoli per il quale il rinnovo delle presidenze delle commissioni è un “raggiro”. Per Calderoli “ormai è dimostrato che con questi ricatti, prima quello delle presidenze delle commissioni, poi ci saranno le caselle del governo, la maggioranza non esiste più ma va avanti e si tiene solo con lo scambio di poltrone”. Dura anche Forza Italia per la quale i tempi dei lavori dell’Aula stabiliti dalla Conferenza dei capigruppo di Palazzo Madama sono “inammissibili e inaccettabili”. Il presidente dei senatori Paolo Romani chiede una inversione del calendario, spostando al 26 gennaio le riforme e fissando per il 19 la mozione di sfiducia, presentata assieme alla Lega, contro il governo sulla vicenda banche.

La replica arriva dal Presidente del Senato Grasso: “L’Aula è sovrana”. Stessa posizione la esprime il capogruppo dei senatori del Pd Luigi Zanda che rivendica il diritto della maggioranza a “fare proposte sul calendario”.

Ginevra Matiz

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