venerdì, 30 settembre 2016
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Opinioni e commenti
 

La Giornata della Memoria
e i silenzi sul passato
Pubblicato il 26-01-2016


Hitler e PapaLa giornata della Memoria in Italia è l’ennesima occasione per osservare atteggiamenti reticenti ed ipocriti. Il distratto ignora che il fascismo ha varato leggi razziste (non razziali come comunemente si scrive) nel ’38 senza nessuna protesta pubblica.
È vero che quegli anni bui hanno conosciuto una discreta solidarietà privata perfino nel clero, ma in tutta Europa solamente i lavoratori olandesi, tra cui i giornalisti, indissero uno sciopero generale contro le leggi antiebraiche introdotte nel loro paese dai nazisti. E’ utile ricordare che La Civiltà Cattolica, prestigiosa rivista dei gesuiti, iniziò fin dal 1936 violentissime campagne antisemite. Oltre ai media esplicitamente legati al Pnf, dal 1938 quotidiani di informazione danno brio a campagne antisemite a partire fino al 1945.
Si distinguono La Stampa e il Corriere della Sera e giornali satirici come il Marc’Aurelio. Va detto però che sia il Corriere che Il Messaggero pubblicarono lettere di protesta per la campagna, ma mai prese di posizione da parte dei giornalisti. Interessante anche l’oscuramento di scritti di Alcide De Gasperi e di Giulio Andreotti.

Alcide De Gasperi trascorse buona parte del ventennio fascista lavorando presso la biblioteca vaticana e collaborando con alcune riviste pubblicate dalla Santa Sede. Tra queste “L’illustrazione vaticana”, per la quale lo statista trentino curò la rubrica “La quindicina internazionale”, firmando con lo pseudonimo di Spectator.
Sul numero 16 dell’anno 1938 della rivista scrive: “Rebus sic stantibus, ci si deve augurare che il razzismo italiano si attui in provvedimenti concreti di difesa e di valorizzazione della nazione, e che nella propaganda e nella formazione della gioventù, si eviti di cadere nel determinismo vitalista, passerella filosofica che riconduce al materialismo; ed è da credere che l’elemento universalista contenuto nel fascismo può nutrirsi delle vive tradizioni della Roma cristiana che gli offrono il modo di conciliare, è il caso di dire “romanamente” la fierezza del popolo con la sua gentile umanità”. E riguardo agli ebrei italiani, De Gasperi interpreta gli intenti del regime spiegando che “discriminare non significa perseguitare” e “che il governo fascista non ha nessun piano persecutorio contro gli ebrei”, ma penserebbe soltanto ad una specie di “numerus clausus”.
Nel 1938 non era possibile criticare il fascismo senza conseguenze, ma, per rimanere in ambito cattolico, don Sturzo lo fece. Il ruolo di De Gasperi nella costruzione della democrazia è innegabile, ma pure innegabile sono i suoi scritti del 1938 sui quali i suoi esegeti preferiscono tacere. Similmente il suo epigono che “tanto ha fatto per l’Italia” Giulio Andreotti.
Nel 1942 un suo lungo e sbrodoloso articolo su “La Rivista del Lavoro”  commentando il congresso della Società italiana per iil progresso delle scienze, i cui delegati furono ricevuti da Pio XII. Bene, scrive Andreotti sul tema della razza: “La società viene così concepita come un tutto, un corpo omogeneo, di cui lo Stato costituisce l’organizzazione giuridica trovando nelle finalità supreme della nazione o della razza la giustificazione perentoria della propria autorità, quella giustificazione che è viceversa impossibile trarre dalla società, quando questa è concepita, liberalisticamente, come molteplicità di fini e di voleri”. Interrogato sull’argomento Andreotti non potendo smentire l’articolo dichiarò di non ricordare che fosse inerente a un convegno sulla razza altrimenti non poteva aver avuto la benedizione di Pio XII, altra bella lana di individuo come è noto.

Ogni anno, in occasione della giornata della Memoria escono articoli sulla nobile figura di Pio XII. Questo scrissi alcuni anni fa su papa Pacelli e confermo.  Il giudizio sulla figura di Pio XII dovrebbe tenere conto del suo silenzio su tutta la storia d’Europa fin dall’ascesa del fascismo in Italia e del nazismo in Germania.
Pio XII diventa papa nel 1939, ma prima è stato Segretario di Stato e in questo ruolo ha attuato il concordato con il regime nazista nel 1933. Non risulta essersi mai speso in quegli anni a favore dei tedeschi che si opponevano a quel regime, cattolici e non. Anzi, l’allora cancelliere Bruening scrive nelle sue memorie che il Segretario di Stato Eugenio  Pacelli, futuro Pio XII, premette per un intervento di Hitler a fianco dei falangisti nella guerra civile spagnola.
Tra i primi atti del suo pontificato è documentato l’avvicinamento a Charles Maurras (i cui scritti erano stati messi all’indice durante il pontificato di Achille Ratti-Pio XI) promotore del gruppo francese di estrema destra e antisemita Action Francaise. La Santa Sede si riserva di aprire gli archivi bloccando la ricerca storiografica, ma al momento risulta che nessuna parola sia stata scritta da papa Pacelli contro la creazione dei campi di concentramento e poi di sterminio, in cui dieci milioni di ebrei europei, zingari, omosessuali, cittadini russi trovarono la morte. Una precisazione doverosa perché la stampa vaticaliana tende ad accreditare che l’unico silenzio di Pio XII abbia riguardato il treno che trasportava più di 1000 ebrei romani rastrellati il 16 ottobre ’43 mentre contemporaneamente salvava qualche centinaio di ebrei facendoli ospitare, spesso dietro cospicui compensi, in chiese e conventi di Roma.
È vero invece che il suo silenzio ha riguardato milioni di ebrei e non, vittime del nazismo.
La beatificazione di Pio XII riguarda solo gli ebrei?  Sicuramente sul piano dei fatti storici sono i più coinvolti emotivamente, ma sul piano religioso la questione dovrebbe riguardare i cattolici ai quali viene indicato a modello una figura come minimo controversa.
Le gerarchie cattoliche  insistono che il silenzio di Pio XII sarebbe stato motivato dal fatto che un intervento pubblico da parte del Vaticano,  anziché frenare, avrebbe ulteriormente intensificato lo sterminio in atto nel cuore dell’Europa. Ma questo argomento non spiega perché, neanche dopo la fine della guerra e nel lungo periodo del pontificato (il papa morì nell’ottobre del 1958), non sia mai arrivato alcun riferimento a quanto accaduto. E soprattutto non si comprende perché un analogo timore non frenò il papa, nel luglio del 1949, dallo scomunicare comunisti e socialisti nonostante l’enorme potere allora esercitato dall’Unione Sovietica. Sono domande che dovrebbero porsi tutti, e non solo gli ebrei come accade…
Tiziana Ficacci
dal blog liberelaiche

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