venerdì, 2 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Si allarga la protesta in Tunisia, scatta il coprifuoco
Pubblicato il 22-01-2016


Tunisia scontriIn Tunisia il ministero dell’Interno, in seguito agli scontri in atto nel Paese, ha deciso di istituire il coprifuoco dalle 20 alle 5 del mattino su tutto il territorio nazionale. Scontri e proteste sono legati alla disoccupazione che, secondo le cifre ufficiali, è oggi al 15% e lascia senza lavoro soprattutto la parte più scolarizzata della popolazione. Una situazione di crisi grave che interessa gran parte dell’Europa, ma che in questo Paese, già duramente colpito dalla crisi e minacciato direttamente dal fondamentalismo islamico e dal terrorismo dell’Isis, può avere davvero effetti dirompenti facendo crollare il delicato equilibrio tra laici e religiosi delle ultime elezioni politiche.

Il presidente del Parlamento, Mohamed Ennaucer, ha convocato stamattina una riunione straordinaria per discutere della situazione sociale e della sicurezza nazionale. Le proteste, partite dalla cittadina di Kasserine, coinvolgono gran parte del Paese e incidenti sono stati segnalati in 16 delle 24 province in cui è suddivisa la Tunisia. Il Governo ha promesso soluzioni a breve e lungo termine per arginare la disoccupazione giovanile, soprattutto per assorbire laureati e diplomati, con programmi di sostegno e rilancio dell’economia, assunzioni e lotta alla corruzione, una piaga che crea non meno malcontento della mancanza di lavoro.

L’ultimo bilancio ufficiale parla di un morto, un agente, oltre 40 feriti tra le fila delle forze dell’ordine, 41 agenti delle forze di sicurezza e 3 della Protezione civile. Le autorità tunisine hanno arrestato intanto sedici persone per gli scontri avvenuti ieri tra manifestanti e forze di sicurezza nel quartiere popolare alle porte di Tunisi, Citè Etthadamen. A Tunisi scontri e saccheggi anche nei quartieri popolari di Sejoumi, Sidi Hassin, Mnihla e Intilaka, dove sono stati presi di mira negozi e una banca.

La Tunisia è di fronte alla peggiore ondata di scontri e proteste dopo la rivolta dei ‘Gelsomini’ del 2010 che diede il via alle diverse ‘primavere’ arabe. Scontri sono stati segnalati anche nella città di Sidi Bouzaid, l’epicentro della rivolta del 2010. Proprio qui il 17 dicembre del 2010 si diede fuoco il venditore ambulante Mohamed Bouazizi che protestava contro la corruzione nella polizia e la disoccupazione. Quella rivolta si esteso presto a tutto il Paese e portò alla deposizione del presidente Zine El Abidine Ben Ali.

Dai cortei e sit-in pacifici da ieri si registrano incidenti gravi con le forze di polizia e atti di vandalismo con saccheggi dei negozi. La polizia cerca di calmare le acque distinguendo pubblicamente tra quanti protestano e quanti invece compiono atti di criminalità comune. A Kasserine i dimostranti hanno formato dei comitati per proteggere le istituzioni pubbliche dai saccheggi, sul modello dei gruppi che vennero creati cinque anni fa durante la rivoluzione dei ‘gelsomini’.

Purtroppo le proteste coincidono con le minacce jihadiste lanciate in rete dall’Aqmi (al Qaida per il Maghreb islamico) che invitano a schierarsi contro le forze dell’ordine e ad approfittare della situazione.

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