sabato, 10 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Spagna senza maggioranza verso governo dei ‘tecnici’
Pubblicato il 20-01-2016


Re Felipe VI e Isidro Manuel

A un mese dalle elezioni spagnole del 20 dicembre, continuano le consultazioni politiche per la formazione del nuovo governo, le prime per il nuovo sovrano Felipe VI, che appare consapevole trovarsi davanti a un’impresa difficile o per lo meno dai tempi lunghi.

“Penso che ci rivedremo nel prossimo futuro”, ha detto Felipe VI a Isidro Manuel, rappresentante del piccolo partito Foro delle Asturie, secondo quando ha riferito quest’ultimo ai media. Il re sembra volersi così riferire alla possibilità che siano necessari almeno due giri di consultazioni per tentare di dare una guida alla Spagna.

Gli incontri tra Felipe e i leader dei partiti dureranno tutta la settimana fino a venerdì, quando il Re vedrà Pablo Iglesias di Podemos, Pedro Sanchez dei socialisti del Psoe e il primo ministro uscente Mariano Rajoy del Partito Popolare, che come leader del partito più votato potrebbe ricevere l’incarico ma al momento non disporrebbe della maggioranza necessaria per formare il governo.

Il primo ministro incaricato si presenterà poi alle Cortes, probabilmente ai primi di febbraio, se non dovesse ottenere la maggioranza assoluta al primo voto potrà ripresentarsi dopo 48 ore, quando basterà la maggioranza semplice dei voti. In caso di fallimento, il re avvierà un secondo giro di consultazioni. Se il governo non sarà formato entro due mesi dal primo voto alle Cortes si tornerà alle urne. La situazione politica è paralizzata perché finora il Psoe ha respinto l’offerta di Rajoy per una grande coalizione alla tedesca mentre Sanchez vuole tentare una coalizione alternativa di sinistra che unisca i socialisti con Podemos e altri partiti minori.

Rajoy continua a sostenere che la soluzione più sensata in questa fase di stallo politico del Paese sia un patto di ampia maggioranza con Psoe e Ciudadanos. In realtà il primo ministro, la sua squadra e il Pp hanno preso atto che Sanchez resterà inamovibile nel suo ruolo di leader dell’opposizione e si starebbero già preparando a nuove elezioni anticipate, che potrebbero svolgersi a fine maggio. Il Pp non vuole farsi trovare impreparato nell’eventualità che questo scenario dovesse realmente concretizzarsi.

Lo scenario alternativo esiste e potrebbe essere quello di un governo di transizione o tecnico, guidato dall’ex-segretario Nato e alto rappresentante Ue il socialista Javier Solana, una soluzione limite per uscire dall’attuale situazione di paralisi politica.
Per uscire dallo stallo ed evitare il ritorno alle urne Solana avrebbe un mandato ‘breve’ di due o tre anni prima di nuove elezioni. Un governo Solana dovrebbe gestire la crisi dell’indipendenza catalana, affrontare le sfide economiche e guidare la lotta contro la minaccia del terrorismo, si legge sul giornale di destra “la Razon”.

Oltre al nome di Solana per un ipotetico governo di ‘transizione’ circolano anche secondo El Mundo quelli di altre personalità di possibile consenso, come l’ex-commissario Ue Joaquin Almunia, e il ministro degli esteri uscente Jose’ Manuel Garcia Margallo, del Pp. Altri media citano pure i nomi dell’ex-sindaco Pp di Madrid Alberto Gallardon, dell’ex-presidente socialista del Congreso Jose’ Bono o dell’attuale presidente Pp della Comunità di Madrid Cristina Cifuentes.

Sara Pasquot

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