giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

DOLORI DI MAGGIORANZA
Pubblicato il 08-01-2016


Unioni civili coppie gayUnioni civili e reato di immigrazione clandestina stanno facendo venire i dolori al giovane Presidente del consiglio, nonché segretario del Pd, Matteo Renzi.
Ma i dolori del giovane Renzi non dipendono da uno scontro sulla sostanza dei provvedimenti di legge che Palazzo Chigi vorrebbe adottare – anche per ridare un po’ di colore all’immagine alquanto appannata del Governo in vista delle amministrative – ma dalla necessità inderogabile dell’alleato centrista di distinguersi dalla balena piddina proprio in vista delle elezioni. E su tutto incombono le forche caudine dell’ultimo voto al Senato (lunedì alla Camera) alla cosiddetta Riforma Boschi, dove si richiede la maggioranza assoluta: 161 voti. Ma ci si può fidare del soccorso di Verdini?

Angelino Alfano, leader di Ap-Ncd, c’è la sta mettendo tutta per dimostrare al mondo intero, o meglio agli elettori che fino a ieri lo votavano, che è lui ha imporre la rotta alla maggioranza, almeno su alcune questioni. Ecco dunque il No, ripetuto dai soliti noti della CEI, a tutto ciò che odora anche alla lontana di laicità, vuoi che si tratti di testamento biologico, vuoi che si parli di adozioni nelle coppie gay sotto la formula soft della stepchild adoption, ovvero della possibilità di adottare il figlio naturale del partner. Un No così ostinato e ambiguo – lo contrabbandano come rifiuto all’inesistente possibilità dell’utero in affitto – da far pensare che in realtà la strategia sia quella di creare un tale clima di scontro interno al Pd, grazie alla robusta lobby cattointegralista, da convincere Renzi che forse tutto sommato e meglio arrivare a far arenare il ddl Cirinnà nelle profondissime sabbie parlamentari piuttosto che arrivare sfiancati alle urne, con un elettorato confuso e il rischio di finire impallinati da sinistra e da destra.

Analoga la battaglia di retroguardia sull’altro provvedimento, quello che dovrebbe definitivamente cancellare il ridicolo, inutile, imbarazzante reato di immigrazione clandestina. Il pasticcio partorito dal duo Alfano-Maroni – ministro della giustizia il primo e dell’interno il secondo nel 2009, governo Berlusconi –  che doveva servire a lisciare il pelo alla bestia razzista che abita un po’ ovunque in Europa, ma alligna egregiamente nella ‘Padania’. Perfino, e con ammirevole chiarezza, il procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, Franco Roberti, in un’intervista a la Repubblica, ne ha oggi sancito l’inutilità: peggio, spiega, risulta anche dannoso nella lotta al fenomeno degli ‘scafisti’. E Alfano che fa? Dice No, che non si tocca.

E Renzi che fa? Svicola, rinvia nel timore di perdere altro consenso elettorale visto il clima islamofobo e xenofobo che si respira a pieni polmoni. Tutto si scioglierà, forse, in un vertice lunedì. Basterà un ministero a Dorina Bianchi? Uscirà dal cappello un’altra invenzione come quella dell’‘adozione rafforzata’? O un arzigolo linguistico come quello (Pd) che ha battezzato un’unione civile tra persone dello stesso come una “formazione sociale specifica”?

Ma vediamo nel merito le due questioni del giorno.

Immigrati

IMMIGRAZIONE CLANDESTINA
di Cecilia Sanmarco

Il reato di clandestinità torna a infiammare il dibattito politico. Alla notizia dell’arrivo del decreto del governo, che dovrebbe sancirne la sua definitiva abolizione, la protesta scontata del centro destra non si è fatta attendere, con Salvini che parla di “follia” e la Meloni che non esita a strumentalizzare i deprecabili fatti di Colonia (dimenticando che non erano clandestini ma persone già da tempo residenti in Germania con permesso regolare o rifugiati ai quali era stato concesso il diritto di asilo). Fin qui nulla di nuovo: è chiaro che il terrorismo e le minacce dell’Isis sono argomenti facilmente utilizzabili per una destra che tende a radicalizzare lo scontro, facendo di tutta un’erba un fascio, e che l’immagine di orde di immigrati pronte a farsi saltare in aria e a stuprare le nostre donne sono una facile demagogia volta a alimentare le paure degli italiani. Quello che c’è di nuovo è l’atteggiamento di Alfano e del Nuovo centro destra che, ridotto ormai al lumicino, cerca di ribadire la propria identità nel tentativo di recuperare voti dall’elettorato orfano di Berlusconi.

In realtà, come per le unioni civili, quello del reato di clandestinità è un finto problema. Di fatto il reato è già stato abolito il 2 aprile del 2014 con l’approvazione da parte della Camera della legge in materia di pene detentive carcerarie. Legge passata in entrambi i rami del Parlamento con i voti favorevoli del Nuovo centro destra e quelli contrari dei 5 Stelle. Allora il deputato Antonio Leone, nell’annunciare il voto convinto del suo gruppo disse chiaramente che “l’esistenza in vita del reato non ha sicuramente dato dei buoni frutti: non si può fare il sillogismo per cui l’esistenza del reato di immigrazione clandestina tampona o evita l’immigrazione, perché così non è stato, così non può essere”.

Approvato il provvedimento il Governo ha l’obbligo di cancellare con un decreto legislativo il “reato di ingresso e soggiorno irregolare nel territorio dello Stato”. La polemica, dunque, non dovrebbe essere sul fatto che finalmente si appresta a farlo ma sul perché non l’abbia ancora fatto, nonostante i 18 mesi che aveva di tempo siano scaduti da un pezzo.

“Il cosiddetto reato di clandestinità, introdotto nel 2009 dal Centrodestra, – ha detto Pia Locatelli –  ha fatto diventare automaticamente criminali tutti gli immigrati irregolari, però non ha mandato in galera nessuno e non è servito ad aumentare il numero di rimpatri. Gli stranieri denunciati rischiano infatti solo una multa da trasformare in un’espulsione e rimangono liberi (anche di far perdere le loro tracce) mentre la giustizia italiana è costretta a istruire costosi e inutili processi.  Una sua abolizione paradossalmente potrebbe facilitare le espulsioni, per le quali non si dovrebbe più attendere l’esito di un processo”.

E’ chiaro quindi che le polemiche sono soltanto strumentali e demagogiche, non è invece chiaro perché il Governo abbia aspettato tanto per attuare il mandato parlamentare. Di certo non poteva scegliere un momento peggiore.

Coppia gay omo

UNIONI CIVILI E STEPCHILD ADOPTION

Sulle unioni civili si cerca un compromesso. Il governo, pur ribadendo che non intende intervenire sulla questione, “lasciando alle Camere la possibilità di decidere autonomamente”, ha affidato il compito alla ministra Boschi che, con i capigruppo Pd di Camera e Senato, Rosato e Zanda, tenterà in primo luogo di ottenere il via libera dai 22 senatori dissidenti che hanno già annunciato voto contrario in caso di mancate modifiche, e poi di arrivare a un testo il più possibile condiviso. Il tutto nella speranza di ricompattare la maggioranza, Ncd in testa, utile più che mai per avere il via libera al Senato sulla Legge Costituzionale.
Archiviata, al momento, l’ipotesi di “affido rafforzato” che diventerebbe immediatamente materia per la Corte costituzionale, la strada imboccata sembra essere quella di una stepchild adoption in versione soft che verrebbe ulteriormente circoscritta, pur lasciando inalterati i principi del provvedimento. Una sorta di “terza via” sui cui contenuti ancora non si sa nulla. Fatto sta che si tratterebbe inevitabilmente di una revisione al ribasso, sulla quale verrebbero probabilmente a mancare i voti di Sel e con molte probabilità dei 5 Stelle, mentre non è detto che la maggioranza sarebbe compatta.

“Siamo fermamente contrari a una revisione del DDl Cirinnà sulla stepchild adoption: per quanto ci riguarda non ci sono “terze vie”. Ha commentato Pia Locatelli, capogruppo della componente socialista alla Camera. “La legge sulle adozioni del 1983 già prevede per le coppie eterosessuali, anche se non coniugate, la possibilità di adottare il figlio o la figlia del coniuge nel caso rimanga orfano dei genitori biologici. E’ stata una scelta volta proprio a salvaguardare il bene dei minori e il loro diritto alla continuità affettiva. Non consentirlo nel caso di una coppia omosessuale penalizzerebbe i bambini e le bambine e creerebbe un’ingiustificata discriminazione”.

“C’è ancora chi applica in politica un metro diverso da quello imposto dalla propria coscienza. Nulla di più becero. La legge sulle unioni civili va fatta, va sgomberato il campo da misere considerazioni ideologiche”. Ha aggiunto la portavoce del Psi, Maria Cristina Pisani. “Il tema delle adozioni- sottolinea- riguarda tutte le coppie non solo quelle omosessuali e la stepchild adoption non è solo l’assunzione di un diritto ma è il riconoscimento di una importante responsabilità, una tutela per i nostri figli. Noi andremo avanti. Non ci interessa l’ottusa retorica della cosiddetta ‘famiglia naturale’. A noi interessa il benessere dei nostri bambini. Chiediamo a tutti soltanto più coraggio”.

Intanto si mobilitano le piazze. Dopo l’annuncio di un nuovo family day previsto per il 30 gennaio che questa volta dovrebbe avere l’appoggio della Cei, le associazioni Lgbt (Arcigay, ArciLesbica, Agedo, Famiglie Arcobaleno, Mit) si preparano a mettere in campo, il 23 gennaio prossimo, una mobilitazione capillare nelle principali piazze del Paese. Inoltre, nei giorni caldi della discussione a Palazzo Madama, cioè dal prossimo 26 gennaio, è previsto un presidio in piazza delle Cinque Lune, a Roma, nei pressi del Senato, per testimoniare l’attenzione e l’apprensione per il dibattito in corso.

Cecilia Sanmarco

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