lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Stiamo votando
la nostra condanna a morte
Pubblicato il 11-01-2016


Il PSI non ha mai avuto vita facile. Da sempre, divisioni e contrapposizioni ne hanno caratterizzato la storia. Ciò, almeno in parte, può leggersi in chiave positiva, poiché denota vivacità intellettuale e rifiuto di una logica conformista al pensiero unico dominante. E’, tuttavia, evidente che, quando le contrapposizioni si trasformano in faide, il Partito non ne esce rafforzato, ma indebolito. Di recente, il Segretario Nencini ha accostato Renzi a Craxi per il suo giocarsi il tutto per tutto in tema di riforme istituzionali. Craxi, è vero, fece altrettanto sulla scala mobile, ma lì era in gioco qualcosa di molto diverso: il potere d’acquisto reale, in una situazione in cui l’inflazione galoppante divorava qualsiasi adeguamento salariale.

Su che cosa, invece, sta scommettendo Renzi? Su un’idea di riforma costituzionale partorita al chiuso di qualche buia stanza del potere. D’emblée, ci è stato detto che il sistema bicamerale non andava più bene, che lo spirito costituzionale, basato sul diritto di rappresentanza di tutte le forze politiche del Paese, dovesse essere gettato alle ortiche, in nome di un sistema maggioritario muscolare. Allo stesso modo, almeno due decenni di propaganda hanno esaltato le virtù del sistema anglosassone, come se l’Italia, insieme alla Grecia, culla del diritto e della civiltà, avesse qualcosa da imparare da una democrazia che ha appena tre secoli di storia alle spalle e viene esaltata come un modello infallibile ed imperfettibile. Una democrazia, peraltro, in cui vige ancora la pena capitale.
La Riforma Costituzionale, che Renzi vorrebbe propinarci, è sbagliata nel merito e nel metodo. Il fatto stesso che l’abbia scritta e votata un Parlamento eletto col Porcellum, dichiarato incostituzionale, la dice lunga. Ma non è solo questo. Non solo questa Riforma sarà approvata a maggioranza, ma ciò sta avvenendo in un quadro istituzionale confuso e delirante. Cambiare la Carta fondamentale dello Stato dovrebbe richiedere una capacità di dialogo tra le forze politiche, che è evidentemente ben lungi dall’essere presente. Il Patto del Nazareno, che era stato posto a fondamento di questa azione riformatrice, è andato in coma con l’elezione di Mattarella ed è definitivamente deceduto con l’elezione dei giudici della Consulta. Quindi, nel metodo, non ci siamo proprio.
Nel merito, si costruisce un monocameralismo e lo si aggancia all’Italicum, una legge, se possibile, peggiore addirittura del Porcellum. In tal modo, si spalancano le porte ad uno scollamento netto e gravissimo tra il reale peso elettorale di una forza politica e la sua rappresentanza parlamentare. Come se non bastasse, si assegna il premio di maggioranza alla lista e non alla coalizione, roba da far impallidire la legge truffa.
E noi? Cosa facciamo? Il PSI ha sostenuto questo delirante progetto di riforme, pur di non irritare il giovin signore fiorentino e i suoi paggi. Così facendo, ha contribuito a scrivere la propria sentenza di morte: una soglia di sbarramento al 3%, ad oggi, è un traguardo lontano dalle nostre possibilità. Evidentemente, tuttavia, a qualcuno tutto ciò non interessa. Lo spazio in qualche lista del PD si trova sempre, soprattutto se dovessero spalancarsi le praterie dell’antidemocratico premio di maggioranza alla lista.
Non possiamo e non dobbiamo accettare che si smetta di difendere la Costituzione e lo stato di diritto per qualche becero e cinico calcolo di bottega. Invito tutti i compagni a fondare assieme un’associazione “Socialisti per la Costituzione” per organizzare, sin da subito, un’azione coordinata con le altre forze che si opporranno all’approvazione del referendum costituzionale. I socialisti sono onorati di annoverare al loro interno un giurista come Felice Besostri, che ha affossato il Porcellum, dimostrandone la palese incostituzionalità. E’ quello l’esempio da seguire, non certamente quello di chi ha trasformato il PSI in un maggiordomo in livrea, al servizio del PD e delle sue velleità autoritarie ed egemoniche, retaggio di un passato che, lungi dall’essere stato archiviato, vive nel linguaggio e nelle azioni di chi ne è il logico prosecutore.
Sandro D’Agostino

 

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Commenti all'articolo
  1. Non dovrebbe essere un’associazione socialista a difendere i principi della costituzione; basterebbe un partito socialista che svela i contorni veri delle riforme renziane che “non sono riformiste”. .
    Concordo sulle argomentazioni esposte.

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