giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Tensione crescente dopo l’esecuzione dell’imam sciita
Pubblicato il 04-01-2016


Manifestazione a TeheranBarhein, Sudan e Emirati Arabi hanno richiamato i rispettivi ambasciatori e interrotto le relazioni diplomatiche con l’Iran affiancandosi al governo di Riad. Una rappresaglia nei confronti dell’Iran dopo che nei giorni scorsi era stata assaltata l’ambasciata saudita a Teheran e il consolato di Mashhad, la seconda città in ordine di importanza del Paese, nelle proteste che avevano fatto seguito alla decapitazione dell’imam Nimr al-Nimr avvenuta all’inizio dell’anno.

In queste ore dunque prosegue l’escalation di atti ostili scatenati dalla decisione saudita di giustiziare in un solo giorno 47 condannati a morte, tra cui l’imam sciita detenuto da tempo perché accusato di terrorismo, ma in realtà perché era la guida spirituale della minoranza sciita – 15% – in un Paese dove prevalgono largamente i sunniti della corrente più radicale e oltranzista, quella waabita.

Anche se la monarchia saudita fa di tutto per far credere che si tratti di una guerra religiosa interna all’islam, soltanto gli sciocchi non interpretano i fatti per la loro reale natura: una vera e propria provocazione destinata a esacerbare i già difficili rapporti nella regione, per rendere arduo il rientro dell’Iran nella comunità internazionale e imbarazzare lo storico alleato statunitense, oggi nella persona di Barak Obama, col fine di non perdere il ruolo cruciale che l’Arabia Saudita ha nella regione del Golfo persico e nel mercato petrolifero mondiale. Insomma una monarchia assolutista, tra le più retrogade del mondo, con seri problemi di tenuta economica, politica e sociale interni, ha deciso di giocarsi il tutto per tutto, anche a rischio di una guerra, per fermare il proprio declino.

Il corso degli avvenimenti viene visto con forte preoccupazione in tutte le capitali perché minaccia di interrompere la strada di una soluzione negoziata per il conflitto interno siriano, di allontanare qualunque soluzione per la guerra nello Yemen, e di far ricadere i suoi nefasti effetti su tutto l’arco della crisi mediorentale, nessun Paese escluso. Iran e Arabia Saudita si confrontano difatti da tempo per interposte milizie, dal Libano all’Iraq e la stessa nascita dell’Isis – a cui non mancano sostegni di ogni genere che provengono dalle monarchie del Golfo e dalla Turchia di Erdogan – viene letta anche come la risposta saudita ai tentativi di modificare gli attuali equilibri strategici regionali.

Si moltiplicano intanto i casi di violenze a sfondo religioso come quello delle due moschee sunnite attaccate in Iraq. “La vendetta divina si abbatterà sui politici sauditi”, ha tuonato ieri da Teheran la Guida suprema Ali Khamenei. Parole durissime accompagnate da una immagine più che eloquente: un boia bifronte, una parte vestita con l’abito bianco saudita e l’altro con quello nero di Jihadi John, il tagliatore di teste dell’Isis, cittadino britannico ucciso recentemente in un raid degli arei inviati da Londra.

"Notate qualche differenza?" chiede il vignettista alludendo asl sostegno saudita al terrorismo dell'Isis

“Notate qualche differenza?” chiede il vignettista alludendo al sostegno saudita al terrorismo dell’Isis

A sua volta Riad ha risposto che “il regime iraniano è l’ultimo al mondo che può accusare gli altri di sostenere il terrorismo”, visto che “sponsorizza il terrore ed è condannato dalle Nazioni Unite e da molti Paesi”.

Le autorità iraniane hanno annunciato che per l’assalto all’ambasciata saudita sono state arrestate 40 persone e che “sono in corso indagini per identificare altre persone coinvolte dell’attacco”.

Lo sceicco al-Nimr, che nel 2009 aveva sostenuto i tentativi di secessione delle province orientali, a maggioranza sciita, ricche di petrolio, era stato condannato lo scorso anno da una Corte speciale a Riad per “sedizione” e per avere posseduto armi. Il leader sciita aveva respinto quest’ultima accusa e aveva detto di non aver mai incitato alla violenza. Il fratello, Mohammad al Nimr, ha detto che la famiglia è rimasta scioccata per l’esecuzione, ma ha fatto appello alla popolazione sciita – circa due milioni – perché ogni protesta sia pacifica. A gettare altra benzina sul fuoco anche la notizia che la salma del religioso non verrà riconsegnata ai familiari e che è stata già sepolta in un luogo segreto.
Mohammad al Nimr è a sua volte padre di Alì, un giovane condannato a morte e per il quale la comunità internazionale si è mobilitata negli ultimi mesi. Amnesty International ha riferito che Alì al-Nimr è stato arrestato nel febbraio del 2012, quando aveva 17 anni, ed è stato condannato a morte per rapina a mano armata e per aver attaccato le forze di sicurezza.

Mentre Putin, oggi politicamente vicino all’Iran e come l’Iran sostenitore del siriano Assad, si dice pronto a mediare, il segretario di Stato Usa Kerry ha già contattato i ministri degli Esteri dei due Paesi e l’inviato dell’Onu, Staffan De Mistura, volerà a Riad e poi a Teheran per tentare di disinnescare l’escalation.

Armando Marchio

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