venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Sprechi la spazzatura? Butti via un tesoro
Pubblicato il 11-01-2016


termovalorizzatoriRecentemente dal governo di Matteo Renzi è stata diffusa una nuova bozza per la costruzione di 9 termovalorizzatori di RSU in 8 regioni italiane. L’ubicazione riguarderebbe le regioni: Toscana, Umbria, Marche, Campania, Lazio, Abruzzo, Sicilia e Sardegna. Già il DL n.133/2014 (sblocca Italia) aveva previsto il superamento di eccezionali situazioni di crisi connesse alla gestione dei rifiuti tesa a favorire la valorizzazione delle risorse energetiche nazionali ed all’ambiente pulito.In particolare l’articolo 35 del DL sollecitava misure urgenti per la realizzazione di impianti di recupero di energia elettrica e termica dai rifiuti urbani e speciali. Si faceva così riferimento ad infrastrutture strategiche di preminente interesse nazionale.

Dall’anno 2014 il nostro Bel Paese è comunque in ritardo. Sarebbe opportuno agevolare la costruzione dei 9 impianti termovalorizzatori suddetti (di cui 2 in Sicilia). Non guasterebbe proporre l’aggiunta nei siti che verranno prescelti dai governatori regionali per codesti impianti termotecnici l’aggiunta di altrettanti centri integrati per la valorizzazione delle FORSU (Frazioni organiche rifiuti solidi urbani), dei pneumatici fuori uso (PFU), stallatico bovino e produzione biogas green. Questo intervento intende esplicitare almeno un piano economico finanziario per un termovalorizzatore tipo (vedi Torino per località Gerbido) e quello di Parma,entrambi collaudati da qualche anno. Premetto che in Italia si contano in esercizio attivo soltanto 48 termovalorizzatori suddivisi in 29 al nord,12 al centro e 7 al sud.I numeri sconvolgenti della cultura della valorizzazione rifiuti in essere, diffusi da Legambiente,evidenziano che dei 32,5 milioni di tonnellate di RSU prodotti in Italia ogni anno,soltanto 4,5 milioni di tonnellate vengono utilizzati per recupero energetico.Tutto questo senza considerare il filone di rifiuti speciali; la cui produzione annuale assomma a 134,7 milioni di tonnellate; delle quali il 2,3 per cento è destinato alla termovalorizzazione. I rifiuti urbani prodotti procapite, pari a ben 283,7 chilogrammi all’euro di ogni anno, smaltiti in discarica, non producono alcuna valorizzazione; bensì sono concausa di danno ambientale per il suolo, il percolato tossico-nocivo, l’uccellagione e l’ammorbamento dell’aria urbana. Confermo il noto motto: sprechi la spazzatura? Butti via un tesoro. I rifiuti trattabili da un termovalorizzatore di media grandezza ammontano a 421.000 tonnellate all’anno. Si calcola che per saturare il trattamento di 167,2 milioni di tonnellate di RSU ogni anno sarebbe necessario costruire ben 80 nuovi termovalorizzatori. Un termovalorizzatore tipo richiede investimenti di notevole consistenza. Gli investimenti medi ascendono a 375,4 milioni di euro. L’orizzonte temporale dei lavori, mediante la tipologia di contratto d’appalto del tipo prezzo fisso chiavi in mano; richiede 3 anni di lavori per l’esercizio provvisorio ed un altro anno per l’esercizio a regime.

La producibilità del termovalorizzatore collaudato è assicurabile per circa 25 anni di esercizio produttivo. I ricavi di gestione del nuovo impianto ammontano a 84,7 milioni di euro.I costi operativi,legati al funzionamento normale e spese generali d’impianto sono di 36,7 milioni di euro.Il fabbisogno finanziario del progetto ascende a 449,7 milioni di euro. Gli indici di redditività per stimare il tasso interno di rendimento(TIR) assomma 8,4% per progetto e per gli azionisti al 12,8%.La tariffa di conferimento dei RSU all’impianto è di 97,5 euro a tonnellata. I ricavi complessivi del trattamento comporterebbero benefici economici alla collettività di almeno 70 euro per ogni tonnellata di RSU conferita, ovvero una ricchezza di 15 miliardi di euro all’anno. Ricchezza che potrebbe incrementare le risorse economiche del nostro Paese ed attenuare l’assillo della disoccupazione giovanile.

Manfredi Villani

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