venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Tre percorsi per la pensione inps
Pubblicato il 28-01-2016


Previdenza

TRE PERCORSI PER LA PENSIONE INPS
I sistemi di calcolo attuariale in vigore attualmente sono due: misto e contributivo. Il sistema misto si distingue a sua volta in quello che prima della riforma Dini si chiamava “retributivo” e misto dopo la riforma stessa. L’ex retributivo riguarda chi aveva già 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995 (a loro il contributivo si applica solo dal 2012 per effetto della legge Fornero).

Il sistema misto riguarda chi alla stessa data (31 dicembre 1995) aveva già cominciato a lavorare ma non aveva raggiunto 18 anni di contributi. E se nel retributivo grosso modo ultimo stipendio e assegno pensionistico coincidono, i sistemi misti riconoscono un importo alla pensione legato alla media retributiva degli ultimi anni di lavoro.

La quota C – Esiste inoltre una quota C di pensione, costruita sulla base dei contributi versati dal lavoratore e dal datore di lavoro durante la vita lavorativa. La quota C viene utilizzata per chi rientra nel sistema misto della riforma Dini (solo per i contributi versati dopo il 1995) e per tutti i contributi di chi ha iniziato a lavorare dopo il 1995: il calcolo considera tutti gli stipendi corrisposti in costanza di attività lavorativa. Per i lavoratori ex retributivi la quota contributiva parte invece dal 1° gennaio 2012.

L’importo di tali contributi (pari al 33%) andrà a costituire il montante che annualmente verrà rivalutato sulla base della variazione quinquennale dell’indice Pil calcolato dall’Istat. A fine carriera le somme accantonate diventeranno quota di pensione sulla base di coefficienti legati all’età posseduta dal lavoratore al momento in cui smetterà di lavorare. Maggiore sarà l’età, maggiore sarà l’importo della rendita previdenziale.

Il versamento va effettuato entro il 1° febbraio, essendo il 31 gennaio domenica

INAIL: CASALINGHE ALLA CASSA

Dal primo marzo 2001, anche i soggetti che svolgono esclusivamente attività casalinghe, possono ricevere un indennizzo dall’Inail, in caso di infortunio avvenuto in ambito domestico. A partire da quella data, infatti, è vigente una legge che obbliga ad iscriversi all’Istituto antinfortunistico tutti coloro che hanno un’età compresa tra i 18 e i 65 anni ed espletano, in via unica, gratuitamente e senza alcun vincolo di subordinazione, un’attività lavorativa volta espressamente alla cura della casa, delle persone che vi abitano e dell’ambiente domestico. L’obbligo assicurativo riguarda anche i pensionati al di sotto dei 65 anni, gli studenti (che dimorando in una località diversa dalla città di residenza, si occupano anche del contesto alloggiativo in cui domiciliano), i lavoratori in cassa integrazione e in mobilità, i dipendenti stagionali, temporanei e/o a tempo determinato, e i cittadini stranieri con regolare permesso di soggiorno, che non attendono, ovviamente, a nessun altro tipo di impiego. Pure i soggetti che perfezioneranno il requisito anagrafico dei 65 anni di età nel corso del 2016, se in possesso dei requisiti prefigurati dalla norma, dovranno corrispondere ugualmente la quota prevista per l’intero importo. L’assicurazione manterrà infatti la sua validità previdenziale fino alla successiva scadenza annuale del 31 dicembre 2016. Il premio da versare per l’iscrizione è di 12,91 euro annui: la somma, però, è a carico dello Stato se il soggetto obbligato è sprovvisto di reddito proprio o ne abbia uno inferiore ai 4.648,11 euro o appartenga ad un nucleo familiare i cui proventi complessivi non superino i 9.296,22 euro. Coloro che non provvederanno alla corresponsione dell’onere indicato entro il trentuno gennaio prossimo incorreranno nelle sanzioni prescritte, pari a un importo non superiore comunque all’entità del premio stesso. Per quelli, invece, che lo praticheranno in ritardo l’assicurazione decorrerà dal giorno successivo a quello in cui è stato effettuato il pagamento. Per il momento l’Inail eroga una sola prestazione: la rendita vitalizia, che viene concessa per infortuni che abbiano provocato una riduzione della capacità lavorativa al di sopra del 33 per cento. Nell’ipotesi in cui non sia stato pagato il premio assicurativo dovuto, il trattamento non viene attribuito. Gli interessati, se occorre, possono eventualmente recarsi anche presso un qualsiasi  Ente di patronato legalmente riconosciuto, in grado di fornire tutte le notizie utili per essere informati sul tipo di assicurazione e sulle modalità di iscrizione e di versamento dell’onere e di assistere, inoltre, essendo in collegamento con il sistema informatico dell’Istituto, il cittadino per tutti gli adempimenti necessari a formalizzare l’adesione. La tutela riservata alle casalinghe non è tuttavia perfettamente corrispondente a quella relativa a tutti gli altri lavoratori in campo extra domestico. Innanzitutto vengono risarciti soltanto gli infortuni e non le malattie professionali come ad esempio le dermatiti da contatto che possono insorgere e scatenarsi a seguito dell’uso protratto di detergenti. Non è riconosciuto neppure l’infortunio in itinere, cioè l’incidente che può verificarsi se l’assicurata esce di casa per andare a fare la spesa. La rendita, poi, spetta solo se si raggiunge almeno il 27 per cento di limitazione funzionale assoluta e permanente per gli infortuni occorsi però a partire dal primo gennaio 2007 o al 33 per cento di invalidità assoluta e permanente, (percentuale che corrisponde, ad esempio, alla perdita di un occhio)  per quelli avvenuti fino al 31 dicembre 2006 e non esiste tra l’altro nemmeno una forma di prestazione economica per inabilità temporanea. A differenza degli infortuni sul lavoro, inoltre, non viene indennizzato il danno biologico e in caso di evento mortale è contemplato, ma solamente a far tempo dal 17 maggio del 2006, un assegno di reversibilità per i superstiti che possono vantare il possesso dei prescritti requisiti fissati dalla legge. Infine, non è ipotizzata una revisione della rendita in caso di aggravamento della patologia derivante dall’infortunio. Qualche ulteriore riserva è altresì possibile avanzarla in ordine al fatto che l’assicurazione è riservata soltanto a una determinata fascia d’età (compresa tra i 18 e i 65 anni) e che non sia essenzialmente rivolta, invece, a preservare l’attività praticata per la cura della famiglia, a prescindere dal dato anagrafico. Nell’ipotesi di infortunio occorre far pervenire alla Sede Inail più vicina, (e possibilmente a quella territorialmente competente per residenza della casalinga), l’apposito modulo per ottenere la valutazione medico legale del gravame invalidante riportato, ai fini dell’eventuale corresponsione del trattamento economico prefigurato dalla attuali disposizioni legislative vigenti in materia. Importante novità, dal 15 gennaio del 2007, per gli assicurati è attivo “Inailsms”, un ulteriore innovativo canale di comunicazione diretta. Con questo servizio gratuito (ad eccezione dei soli costi dell’Sms), l’Ente antinfortunistico fornisce, mediante messaggi via cellulare, chiarimenti e aggiornamenti sulla gestione assicurativa e sulla prevenzione degli incidenti domestici. L’assicurato, se non lo ha già fatto, può registrarsi al servizio inviando un messaggino digitando esclusivamente il codice personale indicato in alto a destra al numero 3202049489, oppure sul portale www.inail.it/casalinghe. La cancellazione dal servizio può essere effettuata in ogni momento, con le medesime modalità, componendo espressamente la parola Casano. L’abilitazione è facoltativa. Con la richiesta di attivazione l’interessato dichiara di essere titolare del numero telefonico e che sta fornendo i dati (recapito telefonico e codice personale) esclusivamente per le finalità dichiarate per questo servizio.

Inps

677MLN ORE CIG, PIU’ BASSO DA 2008

Le ore di cassa integrazione autorizzate a dicembre 2015 alle imprese sono state 42,5 milioni con un calo del 18,7% su novembre e del 52,3% su dicembre 2015. Lo rileva l’Inps spiegando che nell’intero anno le richieste sono state pari a 677,3 milioni con un calo del 35,6% rispetto all’intero 2014. (1.052 milioni di ore). E’ il dato più basso dall’inizio della crisi economica. Dal 2009 in poi le ore autorizzate avevano sempre superato i 900 milioni andando in quattro casi oltre il miliardo. Sono diminuite nell’anno soprattutto le ore autorizzate per la cassa integrazione in deroga, soprattutto a causa della stretta sullo strumento ma anche quelle per la cassa ordinaria e straordinaria. Per la cig in deroga si è registrato un calo sull’anno del 58,8% passando da 237,1 milioni di ore nel 2014 ai 97,4 milioni nel 2015. A dicembre la cig in deroga ha avuto un vero e proprio crollo passando da 33,3 milioni di ore autorizzate a dicembre 2014 a 6,6 milioni nel 2015 (-79,9%). Rispetto a novembre il calo è meno consistente (-13,8%). Per la cassa ordinaria si registra a dicembre un calo del 55% passando da 17,5 milioni a 7,9 milioni di ore autorizzate mentre nell’anno il calo complessivo è del 28,1% (da 250,8 milioni di ore a 180,2). Per la cassa straordinaria si registra un calo per l’intero anno del 29,2% (da 564,4 milioni di ore del 2014 a 399,5 milioni nel 2015) mentre il calo tendenziale sul mese è poco meno consistente (-27%) con il passaggio da 38,3 milioni di ore a 27,9. Rispetto a novembre 2015 le ore autorizzate per la cassa ordinaria a dicembre sono aumentate (+14,6%) mentre sono diminuite le richieste per la straordinaria (-25,9%).

Ministero Lavoro

AL VIA DECRETO PER RIPARTIRE 433MLN CIG IN DEROGA

Sono dal 14 gennaio scorso a disposizione delle Regioni che ne avevano fatto richiesta le risorse necessarie a soddisfare le competenze residue, relative al 2015, per l’erogazione dei trattamenti di cassa integrazione e mobilità in deroga. Lo comunica il ministero del Lavoro spiegando che è infatti operativo il decreto firmato dal ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Giuliano Poletti, e dal ministro dell’Economia e delle Finanze, Pier Carlo Padoan, che stabilisce la ripartizione delle risorse da destinare alle Regioni richiedenti: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Molise, Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana Umbria e Veneto, per il pagamento delle somme dovute ai titolari dei trattamenti di Cig e mobilità in deroga, per il periodo fino al 31 dicembre 2015. Si tratta di un onere complessivo di 433 milioni e 200.489 euro, posto a carico del Fondo Sociale per l’Occupazione e la Formazione. Questo provvedimento, con il quale si chiude l’esercizio dell’anno 2015, è stato adottato con circa quattro mesi di anticipo rispetto a quello dello scorso anno concernente la medesima finalità riferita al 2014 e, di conseguenza, consente a chi è in attesa del pagamento di poterlo ricevere più rapidamente.

Carlo Pareto
c.pareto@alice.it

 

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