sabato, 10 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

ULTIMO SCALINO
Pubblicato il 20-01-2016


Roma, aula del senato della RepuUltimo passaggio al Senato per le riforme costituzionali che dopo un lungo cammino parlamentare sono quasi arrivate al capolinea. L’Aula ha approvato il ddl Boschi con le riforme costituzionali con 180 sì, 112 no e 1 astenuto. Ora la parola passa alla Camera per l’approvazione definitiva e poi il referendum confermativo ad ottobre.

Era necessaria la maggioranza assoluta, quota 161. A votare sì si sono aggiunti anche voti provenienti dall’esterno della maggioranza che sostiene il governo. Hanno votato a favore infatti anche 2 senatori di FI,  17 verdiniani e 3 esponenti tosiani di “Fare”. Se ai 180 sì dell’Aula si tolgono i 22 voti aggiunti, (17 più 3 più 2) si arriva a 158 un numero che non sarebbe stato sufficiente ad approvare la riforma. A questo si aggiunga il no al testo del Dem Walter Tocci.

In Aula anche il presidente del Consiglio Matteo Renzi per presenziare a quello che sarà l’ultimo voto dei senatori sulle riforme. “Noi – ha detto nel suo intervento in Aula – non tocchiamo il sistema di pesi e contrappesi previsti dalla Costituzione, non si incide sul ruolo della Presidenza della Repubblica come definito dai padri costituenti. Questa riforma rende meno ingessato il sistema parlamentare”. E rivolgendosi ai Senatori ha aggiunto: “Il gesto di acconsentire con un voto a maggioranza assoluta al superamento del Senato non ha eguali non nella storia italiana, ma in quella della storia Ue”. E ha aggiunto: “La storia politica italiana si occuperà di questa giornata e la storia sarà gentile con voi. Il Paese vi deve una gratitudine istituzionale”. “In questi anni, cari senatori che avete votato questa riforma, vi hanno urlato dietro: fate le riforme al chiuso delle stanze ma il popolo non è con voi. Bene, andiamo a vedere da che parte sta il popolo su questa riforma. Vediamo se i cittadini la pensano come coloro i quali scommettono sul fallimento o su chi scommette sul futuro dell’Italia” ha detto ancora il premier parlando del referendum confermativo. E ancora: “Se perdessi il referendum considererei conclusa la mia esperienza perché credo profondamente nel valore della dignità del proprio impegno nella cosa pubblica” ha detto Renzi.

Dopo il secondo ok di palazzo Madama, fra tre mesi, dovrà tornare a votare ancora la Camera. Ma la battaglia continuerà anche dopo. Una volta uscita dal Parlamento lo scontro si sposterà nel paese. Infatti i due terzi dei voti necessari per neutralizzare il referendum non  sono stati raggiunti. Quindi tutti i contrari, di destra e di sinistra, già affilano le armi. I capigruppo di Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia, hanno già annunciato l’avvio alla campagna referendaria, che a detta loro sarà una “battaglia” contro il governo, perché è stato proprio il presidente del Consiglio a politicizzare il referendum che ora i promotori referendari vogliono trasformare “in un referendum su Renzi e sull’operato del suo governo”.

Per il presidente della commissione Affari costituzionali e relatrice del testo in commissione, Anna Finocchiaro del Pd “il testo del ddl Boschi sulle riforme costituzionali è chiaro: saranno i cittadini a indicare, in occasione delle consultazioni regionali, quali dei consiglieri dovrà essere designato per il Senato. È essenziale a questo punto fare questa legge elettorale per il Senato, che sarà una legge ordinaria, nel più breve tempo possibile”. Parlando dei voti dei verdiniani ha aggiunto: “Ricordo che il testo delle riforme, poi modificato, è stato approvato al Senato anche con i voti di Forza Italia e comunque, trattandosi di riforme costituzionali, se si dovessero aggiungere altri voti lo considero un fatto positivo”.

Prima del voto la minoranza del Pd ha presentato le proprie carte. Consapevoli che il voto contrario con le riforme che non passano, potrebbe portare dritto alla fine anticipata della legislatura la minoranza ha chiesto un impegno sulla legge elettorale. Il Pd “deve ripensare l’Italicum” altrimenti “il rischio evidente” è che alle prossime elezioni “nasca il Ptr: il partito ‘Tutti contro Renzi'”. La hanno messa così i senatori Paolo Corsini, Federico Fornaro e Maria Grazia Gatti nel corso di una conferenza stampa a palazzo Madama. Bisogna “ripensare l’Italicum, che è stato approvato in relazione al famoso 40% ottenuto dal Pd alle Europee – ha attaccato Corsini – C’è il rischio evidente che alle prossime elezioni il partito ‘Tutti contro Renzi’ mortifichi la natura della democrazia”.

La proposta della minoranza del Pd in sostanza introduce una sorta di “elezione diretta” dei nuovi 74 senatori e, di fatto, mira a costringere il segretario del Pd Matteo Renzi a confezionare i collegi uninominali tenendo conto degli equilibri interni al Pd. La mossa politica dei bersaniani ha l’effetto di porre una condizione in vista del referendum confermativo della riforma previsto per ottobre 2016: “Offriamo su un piatto d’argento questa nostra proposta a tutto il Pd perché può scardinare l’argomento chiave del fronte del No al referendum. E cioè che i senatori sono dei nominati dall’alto”, avverte il senatore Federico Fornaro. E Paolo Corsini aggiunge: “Sia chiaro che il nostro sì al referendum non è incondizionato. Dipende da come il governo e il Pd accoglieranno questa nostra proposta”.

Ginevra Matiz

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Commenti all'articolo
  1. Le modifiche apportate al Senato dal governo Renzi stravolgono quanto saggiamente previsto dai Padri Costituenti ed insieme alla nuova legge elettorale (sempre modificata dal governo Renzi) potrebbero crearsi seri problemi alla rappresentativita’ e alla democrazia a causa del concentrarsi di troppi poteri in mano ad un singolo partito e al governo, quindi quello che ora i cittadini potranno fare è non confermare la riforma del Senato votando NO e abrogare l’italicum votando SI nei referendum che dovrebbero tenersi nell’ottobre 2016.

    Per chi ancora non sapesse cosa sono e cosa comporteranno le modifiche costituzionali al senato: http://www.ilpost.it/2015/10/14/riforma-senato-2015-cosa-prevede/
    AL REFERENDUM CONFERMATIVO (che si terra’ nel 2016) VOTIAMO NO
    NB: per i referendum confermativi su modifiche costituzionali (quindi quello sul Senato) NON è previsto il quorum di partecipazione (50% degli aventi diritto al voto +1) quindi indipendentemente dal numero di partecipanti la modifica del Senato verrà abolita (se vince il NO) oppure confermata (se vince il si)

    Per chi ancora non sapesse cosa è e cosa comporterà la nuova legge elettorale “italicum”: http://www.ilpost.it/2015/05/04/italicum-approvato-legge/
    AL REFERENDUM ABROGATIVO (che si terra’ nel 2016) VOTIAMO SI

    link utili:
    http://coordinamentodemocraziacostituzionale.net/ (https://www.facebook.com/Coordinamento-per-la-democrazia-costituzionale-627714377355398/timeline)
    http://www.giuristidemocratici.it/
    https://www.facebook.com/RetePerLaCostituzione/timeline

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