domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Un anno tutto rossiniano,
Cenerentola al teatro Opera di Roma
Pubblicato il 25-01-2016


Cenerentola. Mizzi, Lo Monaco, Misseri, Vestri

Cenerentola. Mizzi, Monaco, Misseri, Vestri

La Cenerentola di Gioachino Rossini, dopo il recente debutto del 22 gennaio al Teatro Costanzi di Roma, ha aperto le repliche fino al 19 febbraio. Un allestimento nuovo, moderno, che convince soprattutto nelle scenografie e coreografie, seppure poco rispondenti all’opera del genio pesarese, più rappresentato in Francia che in Italia.
Abbiamo assistito a quella del 23 con il secondo cast. I cantanti euforici e partecipativi, bene impostati e divertenti, con belle voci fresche come il geniale compositore di più non avrebbe potuto sperare.

È un dramma giocoso, alimentato da una musica che zampilla fra motteggi, pantomime e situazioni paradossali, ai quali tutti gli interpreti si prestano con grande compenetrazione. Alcuni personaggi si muovono come marionette sorrette dai fili della parodia, altri come pupazzi di peluche hanno nelle spalle enormi chiavi che di tanto in tanto vengono girate per riattivarne la carica. In scena appaiono anche pistole, moschetti ed altro ancora.
Il direttore Alejo Perez non ha dovuto sudare troppo nel condurre un’orchestra preparata, scattante ad ogni richiamo della bacchetta. La regia di Emma Dante, le scene di Carmine Maringola, i costumi di Vanessa Sannino, i movimenti coreografici di Manuela Lo Sicco e le luci di Cristian Zucaro sono essenziali per portare in porto una messa in scena di oltre tre ore e un solo intervallo. Un tempo interminabile per i melomani presenti, che nonostante l’età hanno “retto” fino alla fine, sciogliendo poi il proprio disagio in ripetuti applausi e commenti favorevoli.

Con qualche piccola variante la storia è uguale a quella che conoscono i bambini fin dall’infanzia: cinema e favolistica hanno fatto in modo di raccontarla in tutte le salse. La povera Cenerentola (Josè Maria Lo Monaco) è osteggiata dalle sorellastre Clorinda (Damiana Mizzi) e Tisbe (Annunziata Vestri) che la relegano sempre ai servizi umili, non considerandola parte della famiglia. Angelina (Cenerentola) vorrebbe partecipare al ballo che il principe Don Ramiro (Giorgio Misseri) ha organizzato a palazzo per scegliere la fanciulla da sposare.

J.M. Lo Monaco (Angelina)

J.M. Lo Monaco (Angelina)

Naturalmente don Magnifico (Carlo Lepore) vuole che le due perfide figlie siano ammesse a corte per la festa, mentre non considera Cenerentola perché ritenuta brutta e sguattera.
Come poi si sa tutto finisce bene e vissero felici e contenti. Il principe sposa Angelina e la medesima, con un gesto profondo di vendetta, “perdona” le sorelle e le abbraccia “con tanto amore”.

Il libretto di Jacopo Ferretti, basato su quello del francese Etienne per la Cendrillon di Isouard, è tipicamente italiano con manipolazioni linguistiche che ne esaltano comicità e autoironia: caratteristiche di tutti i personaggi della vicenda.

Pensando che Rossini il massimo successo l’ha riscosso oltralpe, che è nato nel 1792, tre mesi dopo la morte di Mozart, e che il minuetto era di gran voga all’epoca, gli ingredienti ambientali per quest’opera ci sono tutti e la rendono morbida e rigonfia come vuole una torta elaborata con passione e mestiere. Alcuni rimandi ad altre opere dello stesso autore ci dicono ancora una volta che in qualunque branca dell’arte niente in assoluto è originale.
Questo del Costanzi è il primo appuntamento con l’opera rossiniana. La Cenerentola, a quasi duecento anni dalla sua prima rappresentazione a Roma (25 gennaio del 1817 Teatro Valle), fa parte del progetto celebrativo, “Rossini a Roma 200 anni”, e di una serie di rappresentazioni e iniziative legate al grande compositore marchigiano.

A seguire dall’11 al 22 febbraio, sempre al Costanzi, Il barbiere di Siviglia (Teatro Argentina febbraio 1816), direttore Donato Renzetti, regia Davide Livermore, replicato dal 16 luglio al 10 agosto a Caracalla, regia Lorenzo Mariani.

Guerrino Mattei

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