lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Un piano Marshall contro
la crisi del Mezzogiorno
Pubblicato il 18-01-2016


Il negativo quadro internazionale, i rigori dell’austerity senza fine in Europa e le stesse incerte vicende che segnano la politica italiana, stanno contribuendo ulteriormente a deprimerne l’economia e l’occupazione, specie nel Sud.

Al nostro Mezzogiorno serve una governabilità di sistema, segnata da una visione strategica per uscire dalla crisi senza fine. Sarebbe necessaria da parte dei governi delle regioni meridionali una forte discontinuità con il passato, archiviando gli interventi frammentati e localistici: un Piano Marshall, alimentato da tutte le risorse disponibili, in primo luogo quelle europee largamente inutilizzate, su grandi obiettivi strategici in grado di attirare anche investimenti privati, con un effetto moltiplicatore. E ai finanziamenti dell’Unione europea potrebbero essere accoppiati quelli derivanti dai trasferimenti nazionali, sui quali c’è una gravissima inadempienza istituzionale.

Ma il tema del Mezzogiorno appare rimosso dall’agenda politica del paese, il settimanale inglese “The Economist” ha evidenziato l’accentuarsi delle diseguaglianze tra Nord e Sud. Il maggiore gap è quello infrastrutturale, il cui superamento può avvenire coordinando le risorse comunitarie derivanti dall’Obiettivo 1 per grandi progetti in infrastrutture materiali, porti, autostrade, aeroporti, e immateriali, a partire dalla banda larga, ritenendo il Meridione una grande macro-regione europea, piattaforma logistica nel Mediterraneo.

II tema della portualità con un porto hub che nel Mediterraneo quindi, si ponga in concorrenza con quello dell’Epiro, il collegamento della Sicilia con il resto d’Italia per l’energia rinnovabile, interventi sul trasporto ferroviario e sul sistema autostradale, la creazione di uno strumento per la formazione (vera!) del capitale umano e l’apertura di una interlocuzione con il governo centrale sul Corridoio 1 Berlino-Malta, che deve essere ripristinato secondo il progetto originario, con il Ponte sullo Stretto, del quale anche antichi avversari cominciano a comprenderne la strategicità, e, quindi, l’Alta velocità da Napoli alla Sicilia.

Non un libro dei sogni ma interventi infrastrutturali concreti, che, però, abbisognano di una classe politica in grado di instaurare una forte dialettica e, se necessario, un conflitto politico con il governo nazionale e le sue tendenze sovente anti-meridionali: si tratta non di rivendicare assistenza, ma di orientare le risorse pubbliche verso investimenti in economia e lavoro produttivi.

Maurizio Ballistreri

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