sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Unioni Civili, cattodem all’attacco. #svegliatitalia
Pubblicato il 14-01-2016


Italia fanalino di coda nell’UE non ha una legge sulle Unioni Civili. Ostruzionismo trasversale dell’integralismo cattolico. Una trentina di senatori all’attacco nel Pd per stralciare la ‘stepchild adoption’ con un nuovo emendamento per l’adozione rafforzata. Nencini: “Si sta utilizzando la legge sulle unioni civili per creare tensioni politiche. Di mezzo c’è il benessere dei bambini”. Locatelli: “Falsi argomenti per bloccare la legge”. “Saremo alle manifestazioni organizzate nelle piazze d’Italia il prossimo 23 gennaio nell’ambito della campagna #svegliatitalia, per un sostegno pieno del ddl Cirinnà”.


Affido temporaneo-gayViene quasi da pensare che il braccio di ferro in corso dentro e fuori il Pd con una parte che spinge per lo stralcio della norma sull’adozione dei minori, la stepchild adoption, nella legge sulle Unioni civili, in realtà sia una forma di ostruzionismo, neppure tanto mascherato, all’intero ddl Cirinnà dall’anima più integralista del cattolicesimo che dalla nascita della Repubblica condiziona la legislazione italiana in senso conservatore.

Oggi, quella parte dei Democratici che sono più vicini alla visione integralista della CEI, i cosiddetti ‘cattodem’, hanno riproposto l’‘affido rafforzato’ con un emendamento depositato oggi al Senato.

L’emendamento Cattodem , firmato da una trentina di senatori che sono pronti a non votare il ddl Cirinnà, (la lista e nel sito Gay.it), prevede “l’affidamento personale del minore alla parte dell’unione civile tra persone dello stesso sesso quando lo stesso è figlio, anche adottivo, dell’altra parte dell’unione civile e il genitore biologico estraneo all’unione civile sia sconosciuto, deceduto o decaduto dalla responsabilità genitoriale”.

“Il dialogo è importante, giusto, sacrosanto – dice Micaela Campana, responsabile Diritti della segreteria Pd – l’abbiamo sempre voluto e continuiamo a cercarlo fino alla fine. Ma l’asticella dei diritti sociali e civili della legge non può scendere, il testo non si può fare a pezzetti”. “Non si può abbassare l’asticella sui diritti dei bambini”.
La battaglia sulle Unioni civili unisce trasversalmente anche la minoranza del PD. “In troppi – dice il senatore Federico Fornaro – dimenticano che il testo Cirinnà sulle unioni civili rappresenta già un punto d’equilibrio, raggiunto dopo mesi di confronti e ascolto, che non può essere rimesso in discussione a pochi giorni dall’inizio della discussione in aula. Bisogna quindi tenere la barra dritta e andare in aula con il testo Cirinnà, nel rispetto di opinioni differenti all’interno dei gruppi parlamentari e nella maggioranza: le Unioni Civili e la disciplina delle convivenze sono un obiettivo del PD non certo da oggi e non possiamo tradire le legittime attese di milioni di italiani”.

Di certo la questione crea problemi interni alla stessa maggioranza dove il partito di Alfano – come già avviene sull’abolizione del reato di immigrazione – ha scelto questa legge per una prova di forza che serve a giustificare davanti al suo elettorato, la presenza nella maggioranza. Ma non solo per questo perché forse, come sospetta qualcuno, il tira-e-molla serve anche a strappare il massimo dal prossimo rimpasto che dovrebbe avvenire, guarda caso, dopo il voto sulla Riforma Boschi quando per la maggioranza assoluta richiesta dalla Costituzione, serviranno tutti i voti della risicatissima maggioranza di governo.

“Si sta utilizzando la legge sulle unioni civili – dice il segretario socialista Riccardo Nencini – per creare tensioni politiche. Di mezzo c’è il benessere dei bambini e le polemiche strumentali e le bandiere ideologiche creano ritardi e scontri su un provvedimento di civiltà, sul quale l’Italia sconta già un ritardo gravissimo nel confronto con l’Europa”. Bisogna “chiudere la lunga parentesi di bambini di serie A e di serie B in Europa. La strada maestra è la stepchild adoption,  la cosa giusta per tutelare il bene del bambino. Al contrario, caratteristica dell’affido rafforzato è la temporaneità cosicché per l’adottato si dovrebbe prevedere il ritorno nella famiglia d’origine. Una condizione incoerente e inesistente in quanto non spendibile per le famiglie omogenitoriali. In Spagna, Germania e Inghilterra, dove pure governano partiti conservatori o popolari, la stepchild adoption esiste da tempo e nessuno si sogna di eliminarla”. Ma Nencini lancia anche un avvertimento e in serata aggiunge: “Leggo che Pd e NCD stanno trattando su unioni civili e adozioni. Lo dico subito: o seguiamo la strada maestra della proposta  Cirinnà o, se il testo dovesse cambiare, i socialisti presenteranno  emendamenti per ripristinare il testo. Sul benessere dei bambini non possono esserci trattative politiche”.

Gli fa eco la capogruppo socialista alla Camera, Pia Locatelli: “Spacciare la stepchild adoption, che vuole garantire gli stessi diritti degli altri minori ai figli di una coppia omosessuale, per il via libera all’utero in affitto, pratica che è e resta vietata in Italia, significa imbrogliare volutamente i cittadini e le cittadine. Già nel 2006 i vescovi e le forza politiche cattoliche si misero in mezzo, appoggiando la piazza del Family day, per far fallire i Dico, oggi ci provano nuovamente, ma siccome il Paese è cambiato e nessuno ha il coraggio di dirsi apertamente contrario alle unioni gay, utilizzano falsi argomenti per bloccare la legge”. “E’ vero che la politica è dialogo e compromesso ma su alcuni diritti, riconosciuti nella maggior parte dei Paesi europei, c’è un limite sotto il quale la mediazione non può scendere. Per questo – conclude Locatelli – saremo alle manifestazioni organizzate nelle piazze d’Italia il prossimo 23 gennaio nell’ambito della campagna #svegliatitalia, per un sostegno pieno del ddl Cirinnà”.

Di certo senza l’approvazione di una legge, l’Italia si confermerà eccezione in Europa, un Paese dove il Vaticano continua a imporre una sorta di ‘sovranità limitata’ in tema di diritti civili.
Difatti nell’Ue sono 15 gli Stati che hanno legiferato per riconoscere il “matrimonio” per le coppie gay. L’ultima a dire sì è stata la Grecia.
L’Italia, assieme a Cipro, Lituania, Lettonia, Polonia, Slovacchia, Bulgaria e Romania, ancora non ha alcuna legislazione a tutela dei diritti delle coppie omosessuali ed è l’unica tra le 6 nazioni fondatrici dell’Unione Europea, che ancora non riconosce né le unioni civili né i matrimoni per gli omosessuali.

Ecco come si regola il resto di Europa in materia di Unioni Civili

OLANDA: E’ stato il primo Paese nel 2001 ad aprire al matrimonio civile per le coppie gay con stessi diritti e doveri delle coppie etero, tra cui l’adozione.
DANIMARCA: Primo Paese al mondo ad aver autorizzato le unioni civili tra omosessuali nel 1989, anche se il via libera alle coppie gay a sposarsi davanti alla Chiesa luterana di Stato è arrivato solo nel giugno 2012.
FINLANDIA: Unioni civili e adozione dei figli del partner sono possibili dal 2002 ma solo il 28 novembre 2014 il Parlamento di Helsinki ha detto sì alla legge che regola le nozze omosessuali. Anche le adozioni diventano legali.
BELGIO: il Belgio è il secondo Paese al mondo che ha riconosciuto il matrimonio tra individui dello stesso sesso ed è in vigore dal 2003. La possibilità di adottare è arrivata successivamente nel 2006.
SPAGNA: Le nozze gay sono legali dal luglio 2005 e le coppie gay possono adottare bambini anche se non sposate.
NORVEGIA: Dal gennaio 2009 non vi sono più differenze tra omosessuali ed eterosessuali davanti alla legge in materia di matrimonio, adozione e fecondazione assistita.
SVEZIA: In questo Paese è stata legalizzata prima l’adozione per le coppie gay, nel 2003, e poi il matrimonio civile o religioso, nel maggio 2009.
PORTOGALLO: Nel 2010 una legge ha abolito il riferimento a “sesso diverso” nella definizione di matrimonio. Ancora però non è consentito alle coppie omosessuali  l’adozione.
ISLANDA: Qui, come per la Svezia, per i gay sono state legalizzate prima le adozioni, nel 2006, e poi le nozze nel 2010.
FRANCIA: La legge passa il 18 maggio 2013 ma non senza durissime contestazioni da parte dei movimenti di difesa della famiglia tradizionale.
GRAN BRETAGNA: Dopo un percorso parlamentare travagliato la legge sulle nozze gay ha ottenuto il via libera definitivo grazie all’approvazione formale della regina Elisabetta nel luglio 2013.
LUSSEMBURGO: Nel giugno 2014 viene approvata alla legge sui matrimoni gay ed entra in vigore il 1 gennaio 2015. Cinque mesi dopo si è celebrato il primo matrimonio gay di un Capo di Governo di un Paese europeo. il premier lussemburghese Xavier Bettel si è sposato nel municipio del Granducato
SLOVENIA: Nel marzo 2015 viene approvato un emendamento alla legge sui matrimoni e la famiglia che equipara i matrimoni omosessuali a quelli eterosessuali.
IRLANDA: Il cattolicissimo paese è stato il primo paese a dire sì alle nozze gay con un referendum. Gli altri 13 paesi hanno approvato le unioni omosessuali sempre per via parlamentare
GRECIA: Nel dicembre del 2015 il parlamento greco ha approvato a larga maggioranza una legge che legalizza le unioni civili per le coppie omosessuali, due anni dopo la condanna della Grecia da parte del tribunale europeo dei diritti umani per discriminazione. Disposizioni in materia di diritto di famiglia che avrebbero potuto aprire la strada ad applicazioni di adozione da parte di coppie omosessuali sono state ritirate prima del voto.

Fonte RaiNews 24

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