domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

LA PALUDE
Pubblicato il 18-01-2016


Matrimonio gayIl Governo del fare si ferma di fronte alle porte della Chiesa. Dopo le acque agitate anche all’interno della stessa maggioranza al Governo, stavolta la polemica scende dal Colle, riportando nel pantano la legge sulle Unioni civili.

Il ddl Cirinnà doveva essere il fiore all’occhiello dell’Esecutivo di Centro-sinistra, e invece il Pd si ritrova ancora una volta ad aver a che fare con lo zoccolo duro dei cattolici più intransigenti, con quello che appare per molti un “pretesto” (nemmeno smentito dal Colle)

Ma a non dare per scontato il passaggio della norma sulle Unioni Civili, stavolta non è tanto il clero, ma la più alta carica dello Stato italiano. Secondo quanto riporta Repubblica, il Quirinale, interpellato dall’esecutivo, ha richiamato alla necessità di tener conto della sentenza 138 del 2010 della Consulta, in cui i giudici costituzionali hanno ricordato che “i costituenti tennero presente la nozione di matrimonio che stabiliva (e tuttora stabilisce) che i coniugi dovessero essere persone di sesso diverso”.

Il problema stavolta non riguarda la tanto discussa “stepchild adoption”, della quale la Consulta non si è occupata, ma la nozione di matrimonio. Il richiamo del Presidente Sergio Mattarella rimette dubbi a una legge già ampiamente contrastata e che se non modificata potrebbe essere bocciata dalla Corte Costituzionale.
Il suggerimento del Quirinale ha rimescolato le già confuse carte all’interno del Pd, dove in queste ore sono in corso approfondimenti sulla proposta Cirinnà per le unioni civili. Nonostante questo la senatrice dem, Monica Cirinnà, ribadisce che nella legge sulle unioni civili “non c’è alcuna equiparazione con il matrimonio e non c’è niente da cambiare nel testo”.
Eppure della legge se ne discute a livello di “bicameralina”(il comitato informale di cinque deputati e cinque senatori incaricati da Renzi di studiare eventuali ritocchi), per modificare gli articoli 2 e 3 del ddl Cirinnà, ovvero ai due articoli che disciplinano quella che potrebbe sembrare un’omologazione delle unioni civili al matrimonio, si tenterà quindi di modificare i rimandi contenuti nel testo agli articoli del codice civile che disciplinano il matrimonio, ma senza stravolgere il testo. Un primo punto, nel Pd, verrà fatto domani mattina in occasione dell’assemblea dei senatori convocata proprio sulle unioni civili.
Al ddl quindi potrebbero essere presentati diversi emendamenti parlamentari che non comporteranno tuttavia un mutamento della sostanza dei diritti disciplinati alle unioni civili tra persone dello stesso sesso. Sul tavolo non ci sarebbe invece l’ipotesi di un maxiemendamento.
La richiesta di modifiche ha spiazzato la stessa senatrice Cirinnà che stamattina ha ribadito che l’articolo 2 della legge non crea affatto sovrapposizioni con il matrimonio, e anzi ha sottolineato che proprio quella sentenza della Consulta del 2010 “è stata il faro del testo”. Da più parti invece si ragiona sul richiamo visto più che altro come un escamotage per rimandare ulteriormente una legge di cui si discute da mesi.
“La legge non va cambiata nella sostanza. La differenza di status tra unioni civili e matrimoni è già contenuta nel ddl, e questa ulteriore richiesta da parte di alcune frange di cattolici è solo il tentativo di aumentare il contrasto e la polemica politica”. Afferma il senatore socialista, Enrico Buemi.
“Il ddl Cirinnà tiene già conto della sentenza della Corte Costituzionale, tanto è vero che non equipara affatto le unioni civili al matrimonio. Tirare in ballo adesso la Consulta è un falso problema, alimentato da una parte del mondo cattolico che non vuole che venga fatta nessuna legge”. Lo ha detto Pia Locatelli, capogruppo della componente socialista alla camera e presidente del Comitato Diritti umani. “Ieri l’unico problema sembrava essere la stepchild adoption, oggi trovandosi in difficoltà nel continuare a sostenere una posizione che nega al minore il diritto a una continuità affettiva, si fa un passo indietro nel tentativo di svuotare completamente la legge. Il ddl Cirinnà è già frutto di una mediazione al ribasso, chi vuole oggi rimetterlo in discussione abbia il coraggio di dire apertamente che è contro le unioni civili e l’estensione dei diritti per le coppie dello stesso sesso. Il Pd su questo punti ha espresso una posizione chiara, la porti fino in fondo e non dia retta alle sirene di una parte dei cattolici”. Precisa la deputata socialista.

Nel frattempo le associazioni a favore del provvedimento annunciano che il giorno dell’approdo in Aula il 28 gennaio, scenderanno in piazza al Pantheon a Roma. Mentre il 30, invece, due giorni dopo l’approdo in Aula del provvedimento sarà la volta dei contrari che manifesteranno nel Family Day.

Il Paese che “ospita” il Vaticano è abituato alle crociate etiche da parte della Chiesa, tanto che non stupisce nemmeno che il presidente dei vescovi italiani Angelo Bagnasco il quale dopo aver benedetto il Family Day, ha ribadito che le priorità per il Governo dovrebbero essere il lavoro e la famiglia. Ma anche se arrivasse una scomunica al Governo Renzi preoccupa maggiormente che l’intera norma sulle adozioni (articolo 5) possa essere bocciata a voto segreto e ciò rappresenterebbe una sconfitta, la prima in termini di numeri per Renzi.

Maria Teresa Olivieri

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