mercoledì, 27 luglio 2016
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Opinioni e commenti
 

Unioni Civili, la CEI guida il fronte del NO
Pubblicato il 07-01-2016


28 gennaio 2015, l’ex sindaco di Roma, Ignazio Marino, presenzia alla trascrizione di una coppia omosessuale con figli

28 gennaio 2015, l’ex sindaco di Roma, Ignazio Marino, presenzia alla trascrizione di una coppia omosessuale con figli

Acque agitate per la navigazione del ddl Cirinnà, quello sulle Unioni civili. Il testo della proposta della parlamentare piddina, largamente condiviso (anche dai socialisti), si sta scontrando col muro dell’integralismo cattolico, ma non è solo una questione di principi. In ballo c’è anche il ruolo della minoranza di Alfano. “L’unica preoccupazione che dobbiamo avere è – ricorda Nencini – il bene del bambino”. E sì perché Alfano cerca di giustificare la presenza nella maggioranza di centrosinistra di fronte al suo elettorato di centrodestra. Una posizione sempre più fragile, sotto i colpi degli ex alleati azzurri e leghisti, in vista delle elezioni amministrative e domani di quelle politiche.

Dunque il clima continua a essere caldissimo con un Pd, che nonostante le rassicurazioni ufficiali e gli inviti al ‘voto secondo coscienza’ (e ci mancherebbe!) è spaccato come non mai anche se alla fine, viste le esperienze precedenti, le coscienze subiranno volentieri la ‘ragion di Stato’.
Il 26 gennaio arriva in Aula al Senato il disegno di legge Cirinnà, ma Ap-Ncd continua a fare muro contro la stepchild adoption (la possibilità di adottare il figlio naturale del partner), e contro ogni ipotesi di mediazione che riguardi l’adozione nelle coppie omosessuali, incluso il mezzo imbroglio dell’‘affido rafforzato’, partorito dall’ala renziana, proprio per accontentare l’alleato riottoso. Un sacrificio che avrebbe fatto infuriare i laici del Pd e anche alleati come i socialisti, accompagnato per di più dalla gentile offerta di un ministero – gli Affari Regionali per Dorina Bianchi – e un sottosegretario agli ultimi rimasti dei montani. L’importante per il Presidente del Consiglio è scavalcare la data dell’11 gennaio quando dovrà chiedere il sì di Montecitorio alle riforme costituzionali, il penultimo dopo di che, trascorsi tre mesi, potrà partire il secondo passaggio parlamentare, ma senza emendamenti al testo prima del referendum confermativo (senza quorum).

IL MURO DI AP-NCD
Angelino Alfano, ministro degli interni, sposa la linea della CEI e annuncia di voler fare subito dopo l’eventuale approvazione della legge così com’è, un referendum abrogativo. E già che c’è, va ad allargare la schiera di quanti chiedono più carcere a ogni piè sospinto prevedendolo anche per il ‘reato’ di utero in affitto equiparando così chi fa nascere una vita a chi la toglie …
“Cirinnà – aggiunge Rocco Buttiglione – sostiene che la sua proposta di legge non ha nulla a che vedere con l’utero in affitto. Se questo è vero non avrà difficoltà a scrivere nella legge che i bambini prodotti per mezzo dell’utero in affitto non possono essere adottati da coloro che ne hanno commissionato la produzione. Questo eliminerebbe ogni equivoco”. Il senatore Maurizio Sacconi comunque sbatte la porta a ogni compromesso come l’affido rafforzato e Paola Binetti affonda la lama, ma col pregio della chiarezza: “Non si tratta solo di un confronto dialettico tra Pd e Ncd, ma tra il Pd, con le sue diverse anime, e quel che resta dell’antica tradizione culturale della Democrazia cristiana”.

L’ALTOLÀ DELLA CEI
Il là, lo hanno dato i vescovi. Il presidente della CEI, Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova, ha detto: “Nessun’altra istituzione deve oscurare la realtà della famiglia con situazioni similari”. Quella delle coppie gay è una convivenza “rispettabile”, che può essere riconosciuta senza però aprire ad alcuna ipotesi di adozione e il direttore dell’Ufficio nazionale della Pastorale familiare della Cei, don Paolo Giulietti, definisce “inaccettabile” la stepchild adoption mentre il dll Cirinnà può contribuire a “liquefare ulteriormente il matrimonio”.

GUERRIGLIA NEL PD
Nonostante le parole di Renzi nella conferenza stampa di fine anno, su Facebook botte da orbi tra Cristiana Alicata e l’europarlamentare Silvia Costa. Quest’ultima ha scritto: “Secondo voi perché la lobby Lgbt in Parlamento Europeo ha fatto enormi pressioni perché fosse bocciato il Paragrafo del Rapporto sui diritti umani che ribadiva la condanna della pratica della maternità surrogata che, ricordo, è vietata in Italia e in molti Stati membri? Sono d’accordo con le riflessioni di parlamentari Pd che propongono soluzioni diverse dalla stepchild”. E l’ex dirigente del Pd romano ed esponente storica del mondo Lgbt, risponde: “Ho deciso, da semplice iscritta al Partito Democratico, che chiederò l’espulsione dal Pd di tutti coloro i quali sostengono l’esistenza di una lobby gay. Domani comincerò con Silvia Costa”.
Graziano Delrio, ministro dei Trasporti, esponente di punta del renzismo e cattolico con nove (sì, nove) figli, cerca di fare opera di pacificazione: La legge “va fatta – dice – perché è una legge di civiltà”. “Credo che il Parlamento saprà trovare i giusti equilibri tra le diverse sensibilità presenti”. Insomma spera che il testo non arrivi in Aula così com’è.
Dall’esterno del Pd di ‘lotta e di governo’ la presidente della Camera Laura Boldrini sottolinea: “Il Parlamento deve fare la legge perché gli italiani se lo aspettano” mentre il socialista Riccardo Nencini, segretario del Psi, aggiunge: “L’unica preoccupazione che dobbiamo avere è il bene del bambino. E il bene del bambino non deve essere soggetto a tensioni ideologiche o di natura religiosa. Tra la desolazione affettiva di una vita in un orfanotrofio e la vita con persone dello stesso sesso, non ho alcun dubbio a scegliere.” “Ricordo volentieri al sen. Sacconi che la Dichiarazione di Nizza sottoscritta nel 2000 dai vertici dell’Unione Europea ha allargato il concetto di famiglia tradizionale. Anche l’Italia firmò”.

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