sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

GUERRA DI RELIGIONE
Pubblicato il 22-01-2016


Cardinali preti PapaNessuna intesa sulle unioni civili sulle quali si naviga a vista. E nello spazio aperto entra Papa Francesco; con un monito lanciato oggi invita a non confondere le unioni civili con l’istituto del matrimonio. Il Pontefice, nel discorso alla Rota romana, ribadisce che per la Chiesa “non può esserci confusione tra la famiglia voluta da Dio e ogni altro tipo di unione”. “Quando la Chiesa si propone di dichiarare la verità sul matrimonio nel caso concreto, per il bene dei fedeli, al tempo stesso tiene sempre presente che quanti, per libera scelta o per infelici circostanze della vita, vivono in uno stato oggettivo di errore, continuano ad essere oggetto dell’amore misericordioso di Cristo e perciò della Chiesa stessa”. Un intervento che sicuramente avrà il suo peso nel dibattito politico esercitando un richiamo forte per moti cattolici. Evidentemente anche quelli presenti nel Pd.

Da parte sua, il presidente del Consiglio Matteo Renzi taglia corto: “Sul ddl Cirinnà o si trova un’intesa o in aula ciascuno voterà secondo coscienza”. “Una legge ci vuole – ha detto ancora Renzi – e se su alcuni punti non troviamo l’intesa dobbiamo andare a votare a scrutinio libero”. Renzi ha ribadito l’importanza della decisione del Parlamento sulle unioni civili, definendo il confronto nel Pd “acceso ma buono”. Quanto alla scelta del ministro Galletti di partecipare al Family Day, Renzi non si scompone: “I ministri sono liberi di andare a tutte le manifestazioni che vogliono, al Family Day come alle iniziative promosse dalla comunità Lgbt”. Poi, nel corso della direzione del Pd aggiunge: “Siamo rimasti l’unico paese dei 28 senza una disciplina sulle unioni civili, è fondamentale che si chiuda cercando il più possibile di ascoltarsi e rispettarsi”. “Sono giuste tutte le posizioni ma si sappia che per il Pd la riforma è irrinviabile”.

“Domani saremo in piazza a Roma a manifestare per i diritti civili e le unioni di fatto. E saremo moltissimi”. Ha scritto in una newsletter il Segretario del Psi, Riccardo Nencini, indirizzata a tutti gli iscritti del partito per invitarli “a partecipare alle manifestazioni nelle tante piazze d’Italia per sostenere un provvedimento di civiltà, in nome di coloro che aspettano da sempre di vede riconosciuti i propri diritti”.  “Quei diritti non sono un regalo fatto a una sparuta minoranza del paese, ma un riconoscimento ‘normale’ che è già acquisito in qualsiasi Paese civile d’Europa. Ogni piazza di deve rispettare. Noi abbiamo scelto quella ‘giusta’”.

Ma sono due le manifestazioni previste nei prossimi giorni: sabato 23 gennaio quella della comunità Lgbt in diverse piazze italiane dal titolo #SvegliatiItalia, per appoggiare il ddl Crinnà sulle unioni civili. Si tratta di un flash mob in “almeno 82 città italiane” oltre che a Londra, Berlino e Boston. La manifestazione, alla quale hanno aderito anche tante organizzazioni che non rientrano nella galassia Lgbt, da Amnesty all’Arci alla Cgil, prevede un timer unico che suonerà contemporaneamente. Mentre il sabato successivo, il 30 gennaio, i promotori del Family Day,  si riuniranno a Roma. Gli organizzatori hanno annunciato di aver spostato il raduno da San Giovanni al Circo Massimo “considerato il grande riscontro di adesioni e un previsto afflusso di molto superiore rispetto alla manifestazione dello scorso 20 giugno scorso”, quando gli organizzatori avevano contato un milione di persone. Forse esagerando un pochino. È vero che il Circo Massimo è grande, ma un milione di persone, che equivale a un terzo degli abitanti di Roma, non ci possono entrare. È una questione di spazi fisici calcoli seguendo il parametro persone per metro quadro.

Insomma Renzi cerca di tirarla per le lunghe, ma il giorno delle decisioni irrevocabili si avvicina. Nei primi giorni di febbraio l’Aula del Senato è chiamata a votare e in vista di quel momento aumenta la pressione cattolica sul governo. Inoltre gli organizzatori hanno la certezza che la grande maggioranza dei vescovi condivide la manifestazione. Parlando della stepchild adoption il premier aggiunge di ritenere questo ”un tema molto delicato”. Si deve quindi “avere un principio di riferimento, una stella polare: l’interesse del bambino. Ciò che importa è il diritto del bambino a crescere nell’ambiente considerato più giusto”. Su questo tema “c’è una discussione: il Parlamento voterà, vedremo se troverà una soluzione alternativa, ma spero che si faccia la legge in un tono civile, evitiamo che sia uno scontro”.

Intanto arrivano gli emendamenti al ddl Cirinnà. Sono circa 6mila. La Lega ne aveva annunciato oltre 5000. FI ne ha presentati 300. Da Area popolare 85 gli emendamenti depositati.

Daniele Unfer

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