lunedì, 25 luglio 2016
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Opinioni e commenti
 

Zanone. Nencini: “È mancato un gentiluomo”
Pubblicato il 07-01-2016


Italian politics“E’ venuto a mancare un gentiluomo, un uomo delle istituzioni che ha fatto della coerenza per il proprio credo ideologico la missione di tutta una vita”. Sono le parole con cui Riccardo Nencini, segretario del Psi, ha ricordato Valerio Zanone, storico segretario del Pli, ex sindaco di Torino, più volte Ministro e presidente della Fondazione Luigi Enaudi, scomparso all’età di 80 anni.

“Un intellettuale liberale, un antifascista erede del pensiero gobettiano” ha proseguito Nencini. “Un liberale anomalo, contro la concezione elitaria del liberalismo, un laico, europeista, democratico. Un uomo che ha contribuito con il proprio impegno politico a inseguire l’idea di un progetto riformista. Un amico dei socialisti. Esprimo – ha concluso Nencini – la vicinanza e il cordoglio ai famigliari a nome mio personale e del Psi”.

Zanone è morto nella sua casa di Roma. Per dieci anni (dal 1976 al 1985) aveva guidato il Pli e più volte era stato ministro. Nel primo governo Craxi fu ministro dell’Ecologia (1983-1986), poi si spostò all’Industria nel secondo governo del segretario socialista (1986-1987).
Visse gli anni di tangentopoli che segnarono il crollo della Prima Repubblica, in cui venne coinvolto anche il Partito Liberale. Nel 1993 si dimise da presidente del Pli e si riaffacciò alla politica attiva nel 1994. Prese parte alla creazione dell’Ulivo, il cartello di centrosinistra nato a sostegno di Romano Prodi. Nel 2001 entrò a far parte della Margherita, pur rimanendo nella Federazione dei Liberali. Nel 2006 tornò in Parlamento, eletto al Senato nelle liste della Margherita.

“Diventai amico di Valerio Zanone nel 1994 – scrive il direttore di MondOperaio Luigi Covatta – quando entrambi decidemmo di prendere sul serio la sfida politica di Mario Segni (legittimata a furor di popolo in ben due referendum), ed entrambi capimmo come sarebbe andata a finire molto prima che si aprissero le urne elettorali. Fu quando Segni pose il veto alla candidatura di Gennaro Acquaviva, in quanto già consigliere politico di Craxi, e gli preferì un democristiano che poi ebbe guai con la giustizia in campagna elettorale. Zanone mi propose subito di ritirare anche le nostre candidature (cosa che poi non facemmo su pressione dello stesso Acquaviva): ma era chiaro che ‘il nuovo che avanzava’ di gente come noi non sapeva che farsene, e che d’altra parte il popolo non più furibondo non sapeva che farsene neanche di Segni, e gli preferiva Silvio Berlusconi. Lo incontravo  – continua Covatta – spesso sul 64, col quale raggiungeva la stazione di San Pietro per andare nella casa di campagna in cui si era ritirato. Mi contestava la grafica della rivista, e soprattutto la scelta di pubblicare illustrazioni senza nesso col testo, come invece faceva Il Mondo di Pannunzio. Ma apprezzava il nostro lavoro. Come noi, cercava di riprendere il filo dell’innovazione politica mettendo fra parentesi il disastro della seconda Repubblica”.

Redazione Avanti!

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