Ilva, disastro ambientale. Tutti a giudizio

>>>ANSA/ ILVA, GUERRA DI CIFRE SULLE MORTI: 'A TARANTO +300% TUMORI'Torna in primo piano il processo Ilva per disastro ambientale. Il giudice per le indagini preliminari di Taranto ha rinviato oggi a giudizio a vario titolo 44 persone e tre società nell’ambito dell’inchiesta per disastro ambientale sullo stabilimento siderurgico Ilva, il più grande d’Europa.
Dopo l’annullamento per errori procedurali del primo processo dinanzi alla corte d’assise e il ritorno alla fase preliminare, il gup Anna De Simone ha accolto la richiesta della procura ionica rinviando a giudizio tutti i 44 imputati dell’inchiesta “Ambiente Svenduto”.
Il vizio di forma che ha costretto a una nuova udienza preliminare era consistito nella mancata indicazione del difensore d’ufficio per dieci imputati sprovvisti del legale di fiducia. Il collegio giudicante sarà composto dagli stessi due giudici togati (Michele Petrangelo e Fulvia Misserini) che avevano deciso per il rinvio degli atti al gup. Circostanza questa, secondo alcuni legali, che potrebbe essere motivo di nuove eccezioni.
La prima udienza si terrà il 17 maggio e gli imputati hanno sempre rigettato le accuse.
Tra gli imputati, oltre a Fabio e Nicola Riva, membri della famiglia che ufficialmente controllava il 90% dell’azienda (oggi in amministrazione straordinaria) e ad alcuni dirigenti aziendali, ci sono anche esponenti politici ed amministratori, come l’ex presidente della Regione e leader di Sel Nichi Vendola, l’ex presidente della Provincia Gianni Florido e l’attuale sindaco di Taranto, Ippazio Stefano. Tra i 44 imputati finiti nuovamente a processo nomi eccellenti quali Luigi Pelaggi (ex capo della segreteria tecnica del ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo) e Dario Ticali, ex presidente della commissione ministeriale che rilasciò l’autorizzazione integrata ambientale alla fabbrica. A giudizio anche l’ex assessore regionale alla sanità del Pd Donato Pentassuglia, accusato di favoreggiamento nei confronti di Archinà.
Sotto processo anche tre società: Riva Fire, Riva Forni elettrici e Ilva spa in amministrazione controllata.

Redazione Avanti!

Question Time

Il caos Europa

In retrospettiva, guardandoci dietro, vediamo come enormi bastioni i tanti errori (o forse no!) della corsa all’istituzione europea cosi come la vediamo oggi. La corsa che è avvenuta dalla metà degli anni ’90 ai primi anni del nuovo millennio sembrano cosparsi di tanti trattati, ultimo quello di Lisbona, in cui la Comunità economica europea nel trasformarsi verso l’Unione ha praticamente “padellato” i punti centrali della configurazione politica, facendo sempre emergere in primo piano i rilievi nazionali rispetto a quelli europei.
Insomma, è stato un collage sintetico di istanze nazionali che alla fine hanno sopraffatto le vere e proprie istanze europeiste con l’aggiunta di una rincorsa senza precedenti nel far affluire d’ufficio Paesi e Stati che dell’Unione europea avevano e hanno un bisogno economico, ma tendono ancora al distinguo dell’autonomia politica. Il ceppo storico degli “unionisti” è visibilmente diverso dai Paesi dell’Est europeo, i quali immersi come sono da sempre in una difficile cultura di aggregazione sia all’Europa occidentale sia alla Russia si sono trovati a scegliere la strada dell’Europa senza alcuna convinzione, ma solo per non rimanere schiacciati economicamente e, quindi, di nuovo bersaglio dell’egemonica della Confederazione Russa. Sta di fatto che l’Europa in senso politico non c’è. Inutile dilaniarsi in stati vari, per lo più confusionali. L’errore è stato compiuto da tutti, in particolar modo negli anni ’90 in assenza di una politica forte e certa in molti Stati, assenza che ha dato il via libera ad una serie di trattati e accordi che sembravano di secondo piano e che oggi, invece, connotano ancora di più l’enorme confusione prodotta.
La Polonia, unico paese che ha avanzo di amministrazione – si direbbe – fra cio’ che riceve e cio’ da’, ha un attivo di 14 miliardi di Euro. L’Italia ha, invece, un passivo. Da’ molto, in denaro e in sforzi economici e strutturali enormi e riceve meno. Di fatto, questo abbiamo davanti; un’Assemblea elettiva che con un macchinoso meccanismo burocratico ha una Commissione Europea, simil a un Governo, ma con un Premier che non viene eletto dai cittadini, ma per delega delle composizioni parlamentari.
Migranti. Comprensibile la scelta, forte e coraggiosa, della Grecia di richiamare il proprio Ambasciatore da Vienna. Segno di protesta e di conflitto diplomatico fra un paese che ha ricevuto sanzioni durissime ma deve accogliere i migranti, e un paese che chiede la chiusura, come poi ha fatto, dei confini nazionali e che non vuole i migranti. Come si può immaginare una tensione diplomatica di questo livello all’interno di una cosiddetta Unione di paesi? Un po’ difficile immaginarlo, ma invece esiste. La realtà ancora una volta, è che il processo semplificato dell’Unione europea e della moneta unica, l’Euro, è stato banalizzato, minimizzato, se non glorificato senza pensare a cosa sia davvero l’Europa.
La Gran Bretagna. Brexit. Vi dirò come la penso, la sua eventuale uscita non sarà un danno alla fantomatica Unione, semmai lo sarà per gli stessi inglesi. Uno dei maggiori paesi a porre veti su veti, spesso a far esplodere grosse contraddizioni, non dovrebbe essere tirato per la giacca a stare dentro un corpo che rigetta da sempre.
Domanda: potevamo darci più tempo per fare una vera Unione politica, e non solo economico – finanziaria, e non tramutare l’opportunità della globalizzazione con l’acuirsi di una crisi sistemica che sembra non aver fine? Chissà.
Alessandro Formichella

Caro Alessandro, di errori ne sono stati fatti. Ne cito intanto due: una moneta non vincolata alla sovranità statuale e un allargamento a nuovi paesi senza aggiustare le norme dell’accordo di Maastricht. E’ tempo di rivederle e soprattutto è tempo di orientare l’Unione verso una forma più stringente di federalismo europeo. R

FUOCO AMICO

CcZAnw2W4AAHv8pAl grido di ‘Aprite il confine’ i profughi in viaggio sulla rotta balcanica dopo giorni di attesa per varcare la frontiera sono riusciti a sfondare un tratto della barriera nel villaggio di Idomeni, al confine tra Macedonia e Grecia. La risposta della polizia macedone è stata quella di lanciare gas lacrimogeni e bombe assordanti. Almeno trenta i feriti, fra cui molti bambini. Secondo alcune fonti almeno 500 persone, provenienti dalla Siria e dall’Iraq, sono riuscite ad oltrepassare il cordone di sicurezza ed entrare in territorio macedone.
In mattinata la polizia greca aveva segnalato la presenza a Idomeni di oltre 7mila rifugiati, la metà donne e bambini, ammassati al confine. Un numero quattro volte superiore alle capacità dei campi allestiti per la prima accoglienza in Grecia. Mentre da parte macedone si cerca di frenare l’arrivo dei migranti allestendo una nuova recinzione al confine con la Grecia, lungo la strada che porta al campo di accoglienza temporaneo di ‘Vinojug’, nei pressi di Gevgelija.
Nel frattempo almeno 50.000 persone rischiano di rimanere bloccate in Grecia, una conseguenza alla stretta agli ingressi decisa dai Paesi lungo la ‘rotta balcanica’. Infatti i Paesi della rotta balcanica (Macedonia, Serbia, Croazia, Slovenia, Austria) hanno deciso di consentire l’accesso di non più di 580 persone al giorno. Decisione presa dopo il vertice condotto da Vienna che ha portato ai ferri corti le relazioni diplomatiche tra la Grecia e l’Austria e una situazione ingestibile per Atene, inclusa la tensione dei profughi in queste ultime ore. Secondo quanto riferisce la tv greca TV, a scatenare la ressa dei richiedenti asilo è stata la notizia che le autorità di Skopie avevano deciso di aprire il valico per consentire il passaggio dei migranti verso ovest. “Liberi, liberi, siamo in grado di passare” cantavano i profughi, ma la voce si è poi rivelata infondata. Secondo altre fonti invece nella notte Skopje aveva autorizzato il passaggio di circa 300 persone, per poi richiudere immediatamente la frontiera, portando all’illusione e alla rabbia dei profughi.

“L’Europa è sull’orlo del precipizio” e bisogna evitare “decisioni drastiche e irreversibili” puntando su una “modalità comune di gestione” dei flussi migratori, è l’appello lanciato dal ministro degli Esteri Paolo Gentiloni in un’intervista al quotidiano tedesco Handelsblat.

euro
Giovanna Di Benedetto, portavoce di Save the Children a Idomeni, ha ribadito la necessità che i Paesi europei forniscano una risposta unitaria alla crisi. “Le testimonianze che i nostri operatori raccolgono ad Atene parlano di persone intrappolate per mesi nella capitale greca, dove, nonostante gli sforzi delle autorità locali, delle agenzie delle Nazioni Unite e delle organizzazioni internazionali e nazionali per aumentare il numero degli alloggi, molte persone vivono in campi senza adeguati servizi o nelle piazze delle città”, afferma la portavoce di Save the Children.
Dura, quanto ininfluente, la reazione dell’Onu alle recinzioni dell’Europa orientale. “Continuare a costruire muri più alti per impedire il passaggio di questi disperati è un atto crudele e illusorio”, ha affermato l’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani Zeid Ràad Al Hussein in apertura di una riunione del Consiglio a Ginevra. Nello stesso tempo, da parte dei caschi blu si cerca di trovare un rimedio per i siriani rimasti nelle macerie in patria: l’Onu spera di poter approfittare del cessate il fuoco in vigore per consegnare aiuti ad almeno altri 154.000 siriani che si trovano nella aree sino ad ora inaccessibili a causa della situazione sul terreno. Le Nazioni Unite puntano a realizzare il piano di aiuti urgenti entro cinque giorni. Migliaia di persone potrebbero essere morte di fame nelle aree assediate in Siria, è stato l’allarme lanciato da Zeid Ràad Al Hussein.
Ma la tensione, per quanto riguarda i migranti, corre lungo tutta l’Europa. Anche a Calais, il campo profughi a nord della Francia da dove migliaia di migranti cercano di oltrepassare la Manica per entrare in Gran Bretagna. Stamattina ci sono stati scontri tra i migranti e le forze dell’Ordine francesi che hanno tentato di sgomberare il campo secondo quanto disposto dal tribunale amministrativo di Lille. Almeno 55 mezzi della polizia hanno fatto irruzione nella parte sud della ‘giungla’, ordinando ai profughi di abbandonare il campo. Secondo alcuni reporter presenti sul posto la polizia ha risposto con i lacrimogeni al lancio di pietre da parte di alcuni migranti e attivisti no-border e tre baracche sono state incendiate.
Nella baraccopoli vivono tra le 3.700 e le 7.000 persone provenienti da Siria, Afghanistan e Sudan, di cui 800-1.000 accampate nel settore in cui stanno avvenendo le operazioni di smantellamento. Mentre secondo le associazioni, sono oltre 3.400 i rifugiati e richiedenti asilo che devono lasciare la parte sud del campo interessato.

Maria Teresa Olivieri

Elezioni. In Irlanda è stallo
Governo senza maggioranza

I due principali partiti irlandesi, il Fine Gael e il Fianna Fail, hanno annunciato oggi che cercheranno ognuno per proprio conto di formare un governo nei prossimi 10 giorni, dopo che dalle elezioni non è uscita una netta maggioranza.

Secondo gli analisti, tuttavia, il tentativo è destinato a fallire e i due partiti dovranno arrivare ad un’intesa.

Il rendimento dei bond irlandesi si è mosso di poco dopo il voto di venerdì scorso, ma la minaccia di uno stallo che duri settimane e di un possibile ritorno al voto potrebbe rapidamente cambiare il clima tra gli investitori.

Il premier uscente Enda Kenny

Il premier uscente Enda Kenny

Dopo che la sua coalizione di governo è stata bocciata dagli elettori, al Fine Gael del premier Enda Kenny mancano 30 seggi degli 80 necessari a formare una maggioranza parlamentare.

Il ministro uscente degli Esteri, Charlie Flanagan, ha escluso un accordo con il Fianna Fail, come hanno fatto altri esponenti di entrambi i partiti. Il Fianna Fail è andato meglio delle previsioni e il divario che lo separa dal Fine Gael è ridotto a pochi seggi, rispetto agli oltre 50 del 2011.

Billy Kelleher, esponente del Fianna Fail, ha detto che il proprio partito cercherà un accordo con piccoli partiti e parlamentari indipendenti a sostegno della candidatura a premier del leader Micheal Martin.

Secondo diversi analisti, però, una maggioranza senza entrambi i partiti è virtualmente impossibile, quindi o si va verso una coalizione o verso un governo di minoranza.

(Reuters)

Bussana Vecchia, il Paese degli artisti

Foto Alessandro Sansoni

Foto Alessandro Sansoni

La stazione è deserta. Sono stanca, affamata e non so dove andare. Ho cambiato tre treni per arrivare a Sanremo, ma evidentemente mi sono addormentata e, non so come, sono arrivata ad Arma di Taggia. L’ unica cosa che so di questo posto è che hanno delle olive ottime. Fortunatamente dopo ore di ricerche trovo un’ anziana signora, minuta, gentile. Mi aiuta a trovare un taxi “signorina, non capisco come mai, di solito ce ne sono almeno tre o quattro qua fuori… ecco il numero, lo chiami pure!”.

Penso subito che ho bisogno di un posto dove passare la notte, è troppo tardi per rimettermi in viaggio, andrò domani a Sanremo, per stanotte mi accontento di un letto e qualcosa da mettere sotto ai denti: ” Mi porti nel primo centro abitato nelle vicinanze, grazie!”
È così che tra chiacchiere e strade tortuose,arrivo a Bussana Vecchia, un centro abitato (molto poco abitato) che si snoda su una frazione collinare a qualche chilometro da Sanremo.
La prima cosa che noto, arrivata nel posto, è un ristorante con quattro o cinque persone sedute. È un locale a gestione familiare e, dai profumi, sembra avere del cibo ottimo.
Saluto il gentile tassista e mi inoltro tra gli edifici diroccati della cittadina.

Più cammino e più mi rendo conto che Bussana Vecchia è molto di più di un paesino suggestivo: sono molte le botteghe di artisti che incontro mentre procedo a passo lento tra le salite e le discese che caratterizzano la località. Mi salta all’occhio una scritta “La casa degli archi”; la porta è aperta così decido di entrare per curiosare un po’. L’abitazione è tutta in pietra, sembra una rovina ma, tra i molti archi, vedo quadri, piante e poltrone. “Vieni, entra pure! La mia casa è aperta a tutti!”.
Un uomo a torso nudo e dai capelli lunghi viene verso di me, con un piccolo cane al seguito. Il suo nome è Angelo ed è lui ad abitare questa casa. Così, mi offre un caffè e mi racconta la sua vita. “ Io sono stato uno degli ultimi ad arrivare a Bussana Vecchia, negli anni 70. So cercando di creare uno spazio per gli artisti all’interno della mia abitazione. L’idea è che tutti possono esporre il proprio lavoro, senza pagare nulla, chiaramente. Questa era una terra di sogni un tempo, solo che ora non c’è più nessuno”. Si siede su una sedia al centro di una stanza semivuota, accanto a un altarino pieno di piantine che lui chiama “il suo giardino personale”, dove vi è solo un antico mobile in legno tenuto bene. “ Secondo te quanto ci faccio con quello? E’ antichissimo, sai lo sto ripulendo per bene..” .

Alla fine degli anni 50, alcuni artisti scoprono il villaggio e ci si insediarono. Il paese era composto solo da rovine. Il terremoto del 1887 distrusse la città, che rimase inabitata fino a quegli anni. Gli artisti iniziarono la ricostruzione degli edifici, il loro sogno era quello di costruire una ciittà di artisti per gli artisti e per un po’ ce la fecero. Negli anni ’60-’70, ondate di hippy si stabilirono a Bussana Vecchia, in una grande comune. Poi arrivano gli anni ’80 e con loro l’eroina. Non essendo un luogo controllato, gli spacciatori iniziarono a spacciare qui e la popolazione si dimezzò. Poi fece irruzione la polizia che costrinse gli altri ad andarsene. “La famiglia di Colin, fu una delle prime ad arrivare, assieme a quella di Robert. L’hai vista la casa di Colin? E’ quella con quella statua in marmo all’entrata. Invece Robert sta sempre al pub del paese, assieme agli altri orchi, è sempre ubriaco..”

Saluto Angelo e continuo la mia visita per le strette vie del paese quando mi ferma un anziano signore, dai lunghi capelli bianchi e dai pantaloni azzurro cielo, con un modo di fare molto teatrale e simpatico. E’ davanti ad una bottega, piena delle cose più disparate ed antiche, mi invita ad entrare. “Io mi chiamo Clement e sono un artista di

Clement. Foto Alessandro Sansoni

Clement. Foto Alessandro Sansoni

strada. Mia madre è stata una delle prime artiste ad arrivare qua”. Mi offre un tè alla salvia nel retro della bottega e mi fa vedere qualche gingillo. Anelli indiani, maschere, collane africane, pipe, cilum, narghilè: il suo negozio è composto dai suoi bottini di viaggio, perché Clement, nonostante i suoi settant’anni, ha sempre viaggiato molto. “Sono stato per anni in India, poi mi sono mosso per andare in Africa e in Cile… ho viaggiato quasi tutto il mondo, io fermo non so stare: tra pochi giorni, fortunatamente, parto di nuovo con il circo”.
Il soffitto del retrobottega è pieno di sedie appese perché, come dice Clement “ quelle le devo aggiustare e non sapevo dove metterle, come vedi lo spazio è poco!”. Scendendo dei gradini, c’è l’orto e, al piano di sopra, si trova la camera da letto. Mentre parliamo e Clement lava i piatti, noto un via vai di ragazzi che scendono dalla camera da letto per andare all’orto e viceversa: “Chi sono tutti questi ragazzi Clement?” “ Tranquilla, loro sono dei ragazzi che sono venuti qua per un po’ di tempo, io ne ospito quanti posso… ad esempio lui è austriaco, doveva stare a Bussana per un mese ma ormai sono già passati tre mesi… Sono musicisti, artisti, giramondo”.

Foto Alessandro Sansoni

Foto Alessandro Sansoni

Dopo aver bevuto l’ottimo tè alla salvia ed aver ringraziato il curioso Clement, che mi pare sempre più un personaggio di un film di Wes Anderson, ed entro, poco più avanti, nel “Giardino tra i ruderi”, un edificio all’aperto, su più piani, dove la sorridente Luisa mi accompagna tra le migliaia di varietà di piante che vi sono all’interno, come fosse una giungla nella città. Arrivata negli anni ’80, Luisa mi spiega che nel paese convivono quindici diverse nazionalità. Lei ha fatto sua questa abitazione, l’ha rimessa a posto e ha creato il suo personale museo delle piante. I gradini sono instabili e ripidi, è difficile salire fino all’ultimo piano ma tra un “angolo degli odori” e uno delle piante esotiche, arriviamo fino in cima e lo spettacolo di una Bussana Vecchia silenziosa e romantica al tramonto, non ha paragoni. Mi siedo e mentre Luisa parla con le sue piante, io mi accorgo che questo posto è un gioiello inesplorato, un luogo atemporale e perpetuo, macchiato dall’amara disillusione dei suoi abitanti.

Foto Alessandro Sansoni

Luisa. Foto Alessandro Sansoni

La sera vado a bere qualcosa nel pub, dove c’è sempre Robert e i suoi amici “orchi”. Il pub non è un pub, ma una terrazza psichedelica, arredata con lanterne cinesi e candele. Le poltrone sono vecchie e posizionate qua e là. Mentre bevo una birra presa dal frigo del padrone di casa, vedo maialini e oche che passeggiano tranquilli in mezzo alle mie gambe, in piena libertà. Ed anche lì, sei, sette giovani che escono dalla costruzione accanto alla terrazza per bere e fumare accanto a me. Se hai fame Robert ti prepara un’ottima pizza, se hai sete puoi prendere ciò che vuoi, il frigo è sempre pieno. E, il tutto, gratis. Sembra una comune anni ’60, quelle di cui leggo solo sui libri e che mi ha sempre affascinato.

Una cittadina fantasma, contesa tra i residenti, che l’hanno fatta rinascere ed il comune, che la rivendica come sua. Una cittadina in cui si respirano le ambizioni di una volta, anacronistiche e tradite dall’evolversi della società e dal conseguente cambio di valori e di priorità. Questa è Bussana Vecchia. È la versione tangibile dell’animo umano, in bilico tra i desideri naturali e le imposizioni artificiali.

Gioia Cherubini

Unioni civili. Nencini: “In arrivo proposta socialista”

Unioni civiliSulle unici civili si preannuncia un nuovo scontro all’arma bianca. Da un parte il Pd che vuole estendere le adozioni anche a coppie di fatto, single e unioni civili, dall’altra i centristi che annunciano altre barricate con il ministro costa che stoppa chi è in “cerca di improbabili rivincite”. Insomma i centristi ancora forti della vittoria sullo stralcio della stepchid adoption, non abbassano il tiro. Matteo Renzi sulla sua Enews settimanale torna ad attaccare “gli opposti estremismi” ai quali “voglio dire che è finito il tempo in cui in Italia qualcuno aveva un diritto di veto, di blocco. Siamo andati avanti sulle riforme anche quando i più ci dicevano di fermarci. A colpi di fiducia? Sì. Anche a colpi di fiducia quando era necessario. Non ci siamo fermati nemmeno alla sacrosanta esigenza di riconoscere diritti alle coppie omosessuali perché sarebbe stato incivile il contrario”. Insomma per Renzi le unioni civili non possono essere un arma di “ricatto” da usare contro le riforme costituzionali.

“Come promesso abbiamo dato una forte accelerazione e la legge è finalmente passata in prima lettura al Senato, anche a costo di un voto di fiducia e di polemiche durissime. La legge sulle unioni civili potrà non essere perfetta, ma nessuna legge lo è. Potrà avere dei limiti, è ovvio”, scrive il presidente del Consiglio. Il ddl approvato al Senato “segna oggettivamente un grande passo in avanti per i diritti dei cittadini omosessuali e quindi per i diritti degli italiani. Chi dice meglio niente che questa legge vive blindato nella propria ideologia; se invece lo fa – come penso – per ragioni di calcolo politico, auguri”, sottolinea Renzi.

“Non ci siamo fermati – ha detto ancora – nemmeno alla sacrosanta esigenza di riconoscere diritti alle coppie omosessuali perché sarebbe stato incivile il contrario”. Un passaggio che è anche una risposta a Massimo Gandolfini, tra gli animatori del Family Day (quello dei siamo in due milioni in piazza) che gli ha promesso vendetta in occasione del referendum costituzionale del prossimo ottobre: “Ho letto le dichiarazioni del prof. Gandolfini – si legge ancora nella e-news – che in una conferenza stampa improvvisata, accompagnato davanti alle telecamere da autorevoli senatori, ha detto che il popolo che lui rappresenta farà di tutto perché al referendum sulla Costituzione – che si occupa di regioni, di Senato, di enti inutili – passi il NO. Che c’entra la difesa della famiglia con la riforma del Senato? Che c’entrano le coppie omosessuali con la cancellazione del Cnel? Che c’entrano i movimenti religiosi con le competenze regionali su energia e turismo? Nulla. Ma dobbiamo farla pagare a Renzi”, aggiunge il presidente del Consiglio.
Le parole del premier arrivano all’indomani del nuovo scontro interno alla maggioranza dopo l’annuncio da parte della vicesegretaria Debora Serracchiani e del ministro delle Riforme Maria Elena Boschi dell’arrivo imminente di un ddl sulle adozioni per tutti. Annuncio che ha mandato subito in fibrillazione i centristi, con Angelino Alfano che si è affrettato a precisare “che i patti con gli alleati non erano questi” e che “quello delle adozioni è un capitolo chiuso”. “Il PD – scrive in una nota il senatore della minoranza Federico Fornaro – si è impegnato al Senato ad affrontare e risolvere la questione della stepchild adoption all’interno di una più complessiva e moderna riforma delle adozioni. Un impegno che ora dovrà trovare una conferma alla Camera, con buona pace di chi all’interno e all’esterno della maggioranza vuole continuare ad esercitare sterili diritti di veto, invece che contribuire a trovare una soluzione giuridica nel primario interesse dei bambini”. Comunque tra tante polemiche il dato più importante da sottolineare è quello politico. Anzi quello numerico. Infatti al di là degli annunci di soddisfazione la realtà del voto sulle unioni civili è che senza l’apporto dei verdiani la fiducia non sarebbe passata.

I socialisti presenteranno una proposta di legge sulle adozioni: “Tra poche ore – annuncia il segretario del Psi Riccardo Nencini – depositeremo la proposta di legge socialista sulle adozioni. Prevederà un’età diversa – minore – per i coniugi che intendono adottare e offrirà questa opportunità a unioni civili e coppie di fatto. Non escludo affatto che prenda la forma di emendamento alla norma approvata dal Senato e presto in discussione alla Camera”.

Edoardo Gianelli

Iran. Riformatori e moderati conquistano la maggioranza

Iran elezioni donne

In Iran i riformisti-moderati con gli indipendenti, hanno conquistato la maggioranza dei seggi nelle elezioni di venerdì scorso battendo i conservatori e dando ragione alla linea politica del presidente Rohani. Con almeno 92 seggi conquistati dalla lista dei riformisti di Mohammad Reza Aref assieme ai conservatori moderati del presidente della Repubblica, Hassan Rohani (e dell’ex presidente Rafsanjani), unitamente ai 44 degli ‘indipendenti’, l’ala dura del khomeinismo, quella oggi impersonata da Alì Khamenei, la Guida Suprema, esce decisamente sconfitta dalle elezioni che si sono svolte in Iran venerdì scorso. Dai dati comunicati dalla tv di Stato risulta che riformisti e moderati insieme con la ‘Lista per la Speranza’ hanno la maggioranza (136 seggi) nel Parlamento monocamerale, Majlis, che ha 290 seggi. L’ala dura dei conservatori, secondo il MInistero degli Interni, resta il primo partito con 115 seggi.
Le donne entrate nel nuovo Parlamento sono 15 mentre 5 seggi andranno alle minoranze religiose e i restanti 59 saranno assegnati nel ballottaggio che si terrà probabilmente in aprile a cui prenderanno parte 33 conservatori, 33 riformisti e 44 indipendenti.
Complessivamente 34 milioni di iraniani, ovvero il 62% dei 55 milioni di elettori aventi diritto, hanno votato per il nuovo Parlamento e la nuova assemblea degli Esperti. La chiusura dei seggi venerdì è stata rinviata per cinque volte di seguito per permettere di smaltire le file di votanti che si assiepavano all’ingresso dei seggi.
L’affermazione del blocco riformisti-moderati è quasi assoluta nelle città, a cominciare dalla capitale dove hanno ottenuto anche 15 dei 16 seggi in palio per l’Assemblea degli esperti, quella che ha il potere di indicare il prossimo leader supremo dell’Iran, il successore dell’anziano (76 anni) e malato (forse per un tumore alla prostata) Alì Khamenei. Anche in questo caso per il secondo voto, i risultati diffusi dall’agenzia di stampa statale Irna, indicano che i conservatori avrebbero perso la maggioranza nell’assemblea, che conta 88 seggi. Tra gli sconfitti, due autorevoli fautori della linea dura: l’ayatollah Mohammad Yazdi e Mohammad Taqi Mesbah Yazdi, considerato il leader spirituale dei ‘falchi’. I conservatori restano forti nei centri rurali.

Iran il presidente della Repubblica, Hassan Rohani

Iran il presidente della Repubblica, Hassan Rohani

Il voto è una conferma della linea politica di Rouhani, della ricerca di un accordo sul nucleare e della firma del trattato che ha portato alla fine delle sanzioni contro l’Iran in cambio di una rinuncia – per almeno una decina di anni – del programma di arricchimento dell’uranio, ovvero della possibilità di costruire una bomba atomica.
Nessuno si aspetta un cambiamento netto, una svolta di 180 gradi nella politica interna ed estera ed è estremamente improbabile che i vincitori proporranno modifiche strutturali per ridurre il ruolo della religione nell’architettura istituzionale dello Stato. Non bisogna infatti dimenticare che i riformisti soprattutto) e i moderati che hanno vinto queste elezioni, sono stati ‘selezionati’ prima di correre dal ‘filtro’ del Consiglio dei Guardiani della Rivoluzione. Dei circa 12 mila candidati soltanto 4.844 sono stati ammessi e la ‘scrematura’ è avvenuta anche in base all’accettazione da parte dei singoli candidati dell’impegno a rimanere fedeli ai principi della Repubblica Islamica. Tra i nodi da sciogliere, soprattutto nei rapporti con Washington, restano alcune questioni regionali come il sostegno al presidente siriano Bashar Assad e alle milizie di Hezbollah e Hamas, due movimenti che ufficialmente sono schierati per la distruzione di Israele.
Dunque l’appuntamento elettorale col doppio voto era considerato dagli analisti come un possible punto di svolta per l’Iran, e una sorta di voto di fiducia per il governo di Rouhani e la sua politica di distensione con l’Ovest. Ma il dato forse più importante è che al di là delle etichette e della effettiva volontà di modernizzare il Paese e farlo uscire dall’angolo in cui si era infilato con il khomeinismo, è l’elettorato iraniano che ha dato una prova tangibile e indiscutibile della propria volontà di uscire dal buio dello Stato teocratico.
Le potenze occidentali scommettendo su Rouhani, hanno di fatto dato una mano a questi iraniani che vogliono le riforme in senso liberale e laico del Paese e l’elettorato ha corriposto pienamente alle attese.
Il percorso si rivela sicuramente lungo e irto di trabocchetti, con possibili colpi di coda – come è già avvenuto spesso in passato – del fronte conservatore che farà di tutto per dimostrare la sua forza, indebolire il fronte dei riformisti e dei moderati e impedirgli di rispettare gli impegni assunti per allentare le restrizioni alla libertà di espressione e di migliorare i rapporti con l’Occidente.
Da segnalare infine che in queste elezioni, tra gli sconfitti illustri c’è anche l’ayatollah Ahmad Jannati, il leader del Consiglio dei Guardiani della Rivoluzione.
Armando Marchio

CGIA, il sommerso va a gonfie vele

soldi in neroIl sommerso va a gonfie vele. Purtroppo è questa la denuncia che arriva va dalla CGIA, l’associazione delle PMI e degli artigiani del Veneto, sulla base dei calcoli e stime effettuate dal suo Ufficio Studi. Infatti mentre l’economia del nostro Paese arranca, quella riconducibile alle attività in nero e alla criminalità organizzata, che assieme compongono l’economia non osservata, invece, non conosce battute d’arresto, facendo schizzare la pressione fiscale “reale” al 50,2%.

Fra il 2011 e il 2013 l’economia sommersa e quella illegale sono aumentate di 4,85 miliardi di euro, arrivando a toccare i 207,3 miliardi di euro nel 2013 (pari al 12,9% del PIL), mentre quella al netto dell’economia non osservata è diminuita di 36,8 miliardi di euro, scendendo sotto quota 1.400 miliardi di euro. Se in via estremamente prudenziale si ipotizza, così come ha fatto l’Ufficio studi della CGIA, che l’incidenza percentuale dell’economia non osservata sul PIL sia rimasta la stessa anche nel biennio successivo al 2013, gli artigiani mestrini hanno stimato in quasi 211 miliardi di euro il “contributo” che questa economia “grigia” ha dato al Pil nazionale nel 2015. Questo aspetto, ovviamente, ha degli effetti molto importanti anche sul fronte fiscale.

“Nel 2015 – sottolinea il coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo – al lordo dell’operazione bonus Renzi, la pressione fiscale ufficiale in Italia è stata pari al 43,7%. Tuttavia, il peso complessivo che il contribuente onesto sopporta è di fatto superiore ed è arrivato a toccare la quota record del 50,2%”, data dal rapporto fra il gettito fiscale ed un PIL ricalcolato sottraendo la parte di “economia in nero”. “E’ evidente che con un peso fiscale simile – dichiara il segretario Renato Mason – sarà difficile trovare lo slancio per ridare fiato all’economia del paese in una fase dove la crescita rimane ancora molto debole e incerta”.

Altro dato non positivo arriva dall’inflazione. Anzi dalla deflazione che dopo nove mesi torna a farsi sentire in Italia a febbraio con “cali dei prezzi diffusi a quasi tutte le tipologie di prodotto”. Sono i dati provvisori rilevati dall’Istat, in cui si registra una diminuzione dei prezzi al consumo dello 0,3% su base annua, il più ampio da oltre un anno (gennaio 2015), e una riduzione dello 0,2% anche su base mensile. Il mese precedente c’era stato un aumento dei prezzi dello 0,3% sull’anno e un calo dello 0,2% sul mese.

I prezzi del cosiddetto carrello della spesa dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona diminuiscono dello 0,1% rispetto a gennaio e dello 0,4% su base annua (a gennaio era +0,3%). Lo comunica l’Istat. Si tratta del primo calo tendenziale da dicembre 2014 e del più ampio da luglio dello stesso anno. In particolare per i prodotti alimentari (incluse le bevande alcoliche) i prezzi diminuiscono dello 0,1% su base mensile e registrano, su base annua, un’inversione della tendenza (-0,3%, da +0,4% a gennaio).

L’inflazione torna negativa per tutta la zona Euro scendendo a febbraio dello -0,2% rispetto allo 0,3% di gennaio. E’ la stima flash di Eurostat. L’ultimo segno meno nell’Eurozona si era visto a settembre 2015 (-0,1%). Guardando alle componenti principali, i servizi hanno il tasso più elevato (1%, mentre a gennaio erano a 1,2%), seguiti da cibo, alcol e tabacco (0,7%, a gennaio erano a 1%), prodotti industriali non energetici (0,3%, rispetto allo 0,7% di gennaio) ed energia (-8%, rispetto a -5,4% di gennaio).

La Banca centrale europea lo aveva però previsto: «Ci aspettiamo attualmente che i tassi di inflazione restino a livello molto bassi o negativi, e che si rialzino solo più tardi nel 2016». Non per questo, però, i dati di oggi sono irrilevanti. Anzi. Visti nel loro complesso, i numeri pubblicati oggi non dovrebbero modificare troppo le attese sulle prossime mosse della Bce: già a gennaio il presidente Mario Draghi aveva annunciato una possibile revisione della manovra espansiva a marzo, che da tempo appare quasi certa. Un ulteriore allentamento monetario è quindi ampiamente previsto anche se gli investitori – dopo la delusione di dicembre – sembrano meno disposti a nutrire grandi aspettative, soprattutto sul fronte degli acquisti di titoli, il quantitative easing.

Redazione Avanti!

Tutto può succedere, caos travolgente dei Ferraro

Tutto-può-succedere-la-famiglia-ferraro“Tutto può succedere”, per la regia di Lucio Pellegrini, è una fiction che funziona, che piace, riuscita sebbene non si sappia individuare bene per quale ragione, o meglio nonostante non vi sia un motivo univoco per cui si possa dire ben strutturata, ma sia una poliedricità di fattori a farne una serie di successo. Un sequel non stupirebbe, intanto ci sono da godere ancora alcune puntate per scoprire un finale che si preannuncia tutto a sorpresa, poiché i retroscena che offre sono molteplici di episodio in episodio. Segue il filone americano, sull’impostazione della famiglia allargata all’italiana tipica della fiction nostrana “Una grande famiglia” appunto.
Tuttavia c’è un tono meno giallo-poliziesco, drammatico, ma più realistico e sociale in “Tutto può succedere”. E l’ambito sociale sembra davvero il suo punto di forza. Molte le tematiche che vengono affrontate, mentre si tenta di seguire le vicende articolate e complicate dei singoli personaggi della famiglia Ferraro. Non c’è, però, un protagonista assoluto, anzi ogni individuo pare perfettamente incatenato alla vita degli altri, in un unicum che distoglie l’attenzione dagli egoismi personali per concentrarsi sul bene della famiglia, nel cui interesse si lavora tutti, sempre pronti a correre in soccorso di chi è in difficoltà. E tutto funziona proprio quando si è insieme, oppure proprio perché l’unità indiscutibile della famiglia dà ordine nel caos dell’esistenza dei suoi membri, che in essa si ritrovano e si riconoscono, mentre altrimenti sarebbero persi nel vagare incerto della vita in cerca di una dimensione; ma tutti sanno che la loro dipende dalla famiglia ed è in essa, è lì il suo senso.
Non c’è un protagonista, come non c’è un solo tema affrontato. Tutto sembra incentrato sull’imprevedibilità della vita, che può sempre sorprenderci quando meno ce lo aspettiamo, che affascina e colpisce col suo divenire sullo stampo del “panta rei” di Eraclito, che fa eco al “carpe diem” di Orazio. Si invita a vivere ogni momento fino in fondo, a commettere anche qualche pazzia che fa sentire vivi appunto, a cogliere l’attimo per godere di ogni emozione, a inseguire i propri sogni, pur rimanendo ancorati alle proprie radici, trovando la propria strada senza dimenticare chi si è, da dove si viene.
Nel frattempo si fa un quadro sociale molto interessante. Diverse generazioni a confronto, giovani e adulti, adolescenti alle prese con crisi d’identità, problemi di cuore, ma anche economici, disagi sociali e disturbi mentali, una casa famiglia speculare a quella dei Ferraro; crisi economica, precariato, disoccupazione da una parte e crisi di coppia dei coniugi Ferraro dall’altra; separazioni e ricongiungimenti, matrimoni e convivenze, ma anche il tema del divorzio affrontato. Amicizie, amori, legami di sangue, tra tradizione e modernità. Cambiamento dei tempi che vorrebbe modificare appunto le relazioni sociali, ma che in realtà può intensificarle laddove si lasci spazio ai sentimenti veri. Nonostante le nuove tecnologie abbiamo portato a comunicare in modo diverso, portando un procedere degli eventi inaspettato e complicato. Ci si trova nelle situazioni senza saperne la ragione, senza neppure rendersene conto. Non si sa neppure come fare per uscirne, ma si sa che la soluzione del problema è in un solo posto: la famiglia, che ci seguirà ovunque noi andiamo.
La famiglia, tuttavia, non è il solo argomento trattato, per quanto centrale. Non si manca di parlare di genitorialità, paternità e maternità ai tempi moderni. Madri, padri, genitori e figli, nonni e nipoti, messi gli uni di fronte agli altri per consigliarsi e supportarsi a vicenda. Adolescenti alle prese con i primi amori e a scoprire la loro sessualità (ma si parla anche di omosessualità), ma anche adulti impegnati a ritrovare ciò che tiene in piedi un rapporto di coppia longevo e duraturo. In tutto questo panorama di legami sentimentali, non poteva mancare la multiculturalità di una coppia mista formata da Feven Neghisi (Esther Elisha) e Carlo Ferraro (Alessandro Tiberi), genitori del piccolo Robel (Sean Ghedion Nolasco). La coppia sembra davvero funzionare bene. Una famiglia mista perfetta nelle sue imperfezioni. Di sbagli, errori, incomprensioni ne sono commessi molti, ma proprio questi uniscono di più. Ci si vuole bene e si viene apprezzati proprio per questo, per quello che si è, nonostante tutti i limiti umani che si abbiano.
Dunque un modo per parlare anche di italianità, pur partendo da un esempio americano. La serie, infatti, è un adattamento nostrano di quella statunitense intitolata ‘Parenthood’, creata da Jason Katims (andata in onda sulla NBC per sei stagioni e ispirata al film ‘Parenti, amici e tanti guai’ di Ron Howard). Un cast ricco fa il resto, in cui però una recitazione eccezionale rende più l’idea di persone vere che di personaggi. Nessuno spicca più degli altri, tutti sullo stesso piano e hanno ragione di essere proprio in funzione del resto degli attori e protagonisti: un caos travolgente li (s)travolge.
Tra questi ultimi vi sono: Pietro Sermonti (che interpreta il primogenito Alessandro Ferraro); Maya Sansa (è Sara Ferraro, secondogenita); Ana Caterina Morariu (la terzogenita, Giulia Ferraro); Alessandro Tiberi (Carlo Ferrero, il più piccolo dei fratelli); Camilla Filippi (veste i panni di Cristina, la moglie di Alessandro), Licia Maglietta (è Emma Ferraro) e Giorgio Colangeli (è Ettore Ferraro). Due coniugi, con i loro quattro figli, due fratelli e due sorelle, ognuno a sua volta con la sua famiglia. Alessandro e Cristina, infatti, hanno due figli: Federica (Benedetta Porcaroli) e Max (Roberto Nocchi), affetto dalla sindrome di Asperger. Sara ne ha altri due: Ambra (Matilda De Angelis) e Denis (Tobia De Angelis). Giulia è sposata con Luca (Fabio Ghidoni) e hanno una bambina: Matilde (Giulia De Felici).
Sicuramente un’altra cosa che funziona di questa fiction (oltre l’intreccio, la naturalità, la spontaneità che sa di quotidianità dei personaggi e degli eventi, di queste storie di vita vera di cui è composta) è la musica. La colonna sonora, infatti, vede la sigla iniziale costituita dal brano omonimo ‘Tutto può succedere’ scritto da Giuliano Sangiorgi e dal compositore Paolo Buonvino ed eseguita dai Negramaro. Inoltre c’è anche la canzone ‘Pinzipo’, intepretata da Raphael Gualazzi. Forse è proprio la sensazione che tutto possa accadere da un momento all’altro e che venga a cambiare la nostra vita per sempre a fornire quella sensazione di sospensione, di attesa e di propensione al nuovo al tempo stesso, di un futuro incerto e imponderabile che affascina e che spaventa contemporaneamente, ad esserne non solo il leitmotiv ma anche il punto di forza. Titolo mai fu più adatto: la vita è fatta di alti e bassi, di gioie e dolori, di sorprese positive e negative, ma se si è pronti a ricominciare insieme, allora si avrà la forza di continuare pronti a veder cosa ci riserverà ancora e ancora, in un avvicendarsi di fatti la cui alternanza è destinata a ripetersi all’infinito, immutabile eppure sempre così diversa.
Come un album di famiglia che si sfoglia, in cui i cambiamenti apportati dal tempo sono evidenti, ma limpido è il ricordo dei momenti fotografati, fermati in quel fotogramma che racchiude in sé l’intensità di sensazioni profonde e forti. Certo regala sorrisi e anche qualche lacrima, di commozione o di tristezza, amarezza e nostalgia, ma anche quello fa parte di noi, perché vedendo quelle immagini non possiamo che pensare: siamo noi, quelli lì, quelli di sempre; esseri umani con la loro vita normale vissuta, fatta di un’umanità così universale eppure così individuale. Per questo una delle scene più belle è quando ci si mette a sfogliare davvero quell’album fotografico. Un momento commovente come quello quando Sara ed Ambra cantano insieme “Luce (tramonti a nord-est)” di Elisa; perché questo è il senso della fiction: ‘siamo nella stessa lacrima’, cioè ci si riscopre così simili, che ci si sente tutti uguali e vicini, stretti dall’universo di emozioni che proviamo, che batte dentro di noi: quello di chi sente col cuore; quasi un unico cuore, una sola l’anima potremmo azzardare: l’animo della famiglia. La simpatia di un tono (auto)ironico, la schiettezza e la spontaneità, la genuinità e la naturalezza con cui si interpreta il tutto favoriscono l’immedesimazione e rendono più piacevole questa fiction in 13 episodi che sa di sincerità. Non mente al lettore nel raccontarsi questa famiglia, perché non si può farlo con chi ci vuole bene.

Ba.Co.

Scrive Luciano Masolini
Un grazie alla senatrice Cirinnà

Non è ancora stata ufficializzata del tutto, ma questo primo (contrastato) sì del Senato che dà l’avallo alla legge sulle Unioni civili tra persone dello stesso sesso è senz’altro una valevole conquista, da tenere assai di conto. Certo, è vero, si poteva sicuramente fare anche qualcosa di più e di meglio, ma in quella brutta situazione così provinciale, a tratti pure imbarazzante e, a dir poco, anche così estremamente rancorosa che purtroppo ne è venuta fuori non è stato possibile fare altrimenti. Inoltre, bisogna pure ricordare che l’Italia è sempre stata (anche se non tutta, per fortuna) molto allergica a certe innovazioni, così come a certi radicali cambiamenti. Vedasi la battaglia sul divorzio e quella sull’interruzione della gravidanza. Forti ritrosie ripresentatesi, come era prevedibile, anche in questa occasione. E che sicuramente riemergeranno puntualmente pure quando proporranno (speriamo il prima possibile) un disegno di legge sul fine vita. Allergie – e definirle tali è davvero poco – che comunque sono già in atto visto l’intento (a quanto pare già da subito) di ritornare ad occuparsi (a mio parere molto giustamente) di adozioni, ovviamente anche per le coppie omogenitoriali. Come socialista (di stampo repubblicano) che crede tanto nelle migliorie e nella modernizzazione del proprio Paese, mi sento quindi abbastanza soddisfatto per il risultato almeno fin qui raggiunto. E proprio per questo è mio convinto desiderio non far mancare il giusto plauso alla senatrice Monica Cirinnà, che sta facendo veramente di tutto per introdurre (con non pochi sforzi) nuovi e attesissimi diritti per tante persone, allargando e impreziosendo così la libertà e la democraticità di questa nostra Italia.
Luciano Masolini