venerdì, 27 maggio 2016
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Opinioni e commenti
 

Scrive Paolo Cristoni:
I socialisti non sono in vendita
Pubblicato il 12-02-2016


 

Qualche appunto per il PD, sempre più corpo composito di varie sigle interne con il vociare dei cittadini loro partecipanti che criticano tutto ciò che proviene dal partito e non si sa se siano iscritti – pro tempore o per le primarie o corifei di periferia in libera uscita.

A Pavullo si butta fuori dalla giunta una componente importante poi, a primarie svolte, il vincitore dichiara “Ora avanti per ricostruire il centro sinistra”. Bene. Bella affermazione, ma riferita a quale contesto e a chi?

A Finale Emilia passata la paura del commissariamento, rimane la critica sul Sindaco – Assessore all’urbanistica e sulla sua giunta non proprio brillante nella qualità amministrativa.

Dopo aver tradito un 6% di voti al ballottaggio e aver dilapidato il rapporto politico della giunta Soragni cosa si pensa di fare? Ripresentare lo stesso Sindaco, con che compagine e alleati? Domande non semplici anche per il commissario politico. Negli altri comuni di montagna tranne a Sestola dove la tradizione riformista è salva grazie ad un bravo Sindaco, non c’è traccia ne passata ne attuale di seri rapporti politici o anche di semplici atti di

“Fraternità” a sinistra. La sinistra è vista dal PD come semplice sommatoria (PD + SEL) a scapito della complessità sociale, del rapporto con la storia amministrativa e del dato aritmetico che dice che spesso una manciata di voti possono far perdere la lista, ma rappresentano valori sociali importanti. La politica locale è fraternità, disponibilità al confronto giornaliero, è abnegazione, è la somma di azioni in cui tutti possono riconoscersi, è aspra, ma sincero rapporto di idee per una sintesi che matura alla luce del sole.

Possibile che nella testa di Sindaci padroni, di dirigenti di prima o seconda fascia non ci sia spazio per questa considerazione come radice della disaffezione elettorale? Che tutto sia moralismo, lotta ai partiti deprivati di valore e resi inferiori a qualsiasi altra manifestazione corporativa gruppuscolo-mania, manierismo parolaio. Ricomporre il centro sinistra originario vuol dire affrontare questi problemi con la Costituzione in mano, intervenendo duramente contro lobbies locali, ridando centralità ai partiti ai sindacati, alle associazioni larghe, prendendo da esse il meglio disponibile e che non si spaventi di dichiararsi militante di un partito o di una idea politica.

E’ giunta l’ora di guardare all’interno e verificato l’abbassamento del livello qualitativo delle amministrazioni, l’alto tasso di litigiosità non solo fra maggioranza e minoranza, ma all’interno di giunte riempite di professionisti di vario genere che o scappano al primo scontro o pensano di imporre le loro idee partigiane, dobbiamo cambiare marcia e selezionare sul sicuro della storia e delle esigenze dello stato.

Perciò, val la pena riportare il discorso dove si è interrotto parecchio tempo fa. Pertanto proponiamo: A) o si fa il PSE o si rispetta la tradizione socialista ridando spazio al PSI. Rifondazione comunista, IDV, SEL dopo anni di esclusione dei socialisti i comuni hanno fatto pagare a tutti la impropria capacità e preparazione con polemiche astiose; B) se continua la politica dei numeri o di quella eufemisticamente definita di – rispetto degli elettori – non si ricostruisce il centro sinistra; i socialisti staranno fuori da qualsiasi alleanza e le lobby avranno maggiore potere; C) occorre dire basta col civismo senza anima né rappresentanza ideale, storica e culturale. Sì anche a liste civiche in cui la certezza del voto richiesto sia uguale all’impegno morale di mantenerlo.

In conclusione tutte le volte che si parla di centro sinistra in modo indistinto lo si fa perché ci si rifiuta di accettare che i cromosomi del socialismo riformista contengono già una certa predisposizione a valutare il cambiamento sociale e a governarlo. I socialisti sono nel PSI. Chi vuol rifare la sinistra riformista torni a casa propria. Siamo i creatori del centro sinistra, non siamo in vendita e, finito il tempo delle innovazioni fasulle ed è ora di dare inizio a quel pluralismo che qualcuno a Modena ha dimenticato.

Il tempo dei meriti e dei bisogni deriso e sottostimato al punto da essere tradito può riprendere in un progetto di alto spessore culturale alla base della rifondazione del centro sinistra.

Paolo Cristoni
Segreteria PSI Modena

 

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