martedì, 27 giugno 2017
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Opinioni e commenti
 

408 besughi
Pubblicato il 11-02-2016


Sono ben 408 gli elettori della provincia di La Spezia che hanno espresso la loro preferenza nelle ultime elezioni regionali in Liguria, scrivendo il nome sulla scheda elettorale del bancario in pensione Giovanni De Paoli (foto), che solo grazie a loro oggi siede nel Consiglio regionale della Liguria nel gruppo, neanche a dirlo, del partito lega Nord -Salvini.

Questa cima del pensiero dell’Alta Val di Vara, crocevia geografico di ben tre regioni, ha recentemente affermato: “Se avessi un figlio omosessuale, lo brucerei nella caldaia”.

Delle due l’una: uno che pronuncia simili affermazioni o ha seri problemi o è un besugo (dal vernacolo genovese “scemo”), anzi un super besugo ma, ahinoi, è un rappresentante del popolo liberamente eletto e in virtù del ruolo che riveste è nella condizione di dire ciò che vuole.

Purtroppo però il signor De Paoli non è un besugo, nonostante dall’osservazione di alcune foto che lo ritraggono si possa ritenere con qualche elemento di fondatezza che Cesare Lombroso non avesse poi tutti i torti, tutt’altro. Ha sicuramente seri problemi, quantomeno di natura culturale.

E’ infatti un tenebroso seguace di Matteo Salvini, caposcuola del neofascismo padano, xenofobo e intollerante, che verosimilmente, utilizzando un vocabolario e un kit pseudo ideologico di concetti similari, ha ottenuto il consenso di 408 besughi che da Varese Ligure, lo hanno spedito a Genova a rappresentarli. Precisato che il governatore ligure, il simpatico Giovanni Toti, che dichiara di essere di cultura socialista, farebbe bene almeno a prendere pubblicamente le distanze, dissociandosi da simili affermazioni, suonano fuori luogo e stonate le richieste di dimissioni da consigliere regionale del De Paoli formulate, vedi caso, dai soliti grullini, e dalla signora Raffaella Paita, che dopo avere fatto perdere le elezioni regionali al centrosinistra, non essendosi ancora riavuta dal frontale elettorale con cui si è scontrata, si segnala con la medesima richiesta, inanellando l’ennesima gaffe.

Fino a prova contraria giova ricordare che siamo in democrazia e chiedere le dimissioni di un eletto, in ragione ciò che pensa e dice, anche se le sue proposizioni sono aberranti (a scanso di equivoci quelle di De Paoli lo sono) è un errore da matita blu perché costui non è stato nominato ma eletto. Se passasse il principio che chi, eletto in un’assemblea rappresentativa, deve lasciare il seggio per le sue idee, accederemmo, senza passare dal via, ad uno stato totalitario.

La riflessione più pacata e politicamente corretta su questa brutta pagina l’ha svolta la vicesegretaria dei giovani socialisti, la genovese Elisa Gambardella: “Spero che quelli come lui non vengano più candidati né votati. Quando uno così arriva in Consiglio regionale alle sue spalle può esserci solo un partito fascistoide o un partito spompato. Temo non sia la seconda”.
Appunto.

Emanuele Pecheux

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