lunedì, 26 settembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

A gennaio risale la cassa integrazione
Pubblicato il 24-02-2016


Inps
A gennaio risale la cassa integrazione
Nel primo mese del 2016 il numero di ore complessivamente autorizzate, rileva l’Inps, è stato pari a 56,9 milioni, in aumento del 12,8% rispetto allo stesso mese del 2015 (50,5 milioni). Scende nettamente la cassa ordinaria, cala anche quella in deroga, mentre sale in maniera rilevante quella straordinaria. Le ore di cassa integrazione ordinaria autorizzate a gennaio 2016 sono state 2,9 milioni. Un anno prima, nel mese di gennaio 2015, erano state 14,9 milioni: di conseguenza, la diminuzione tendenziale è pari all’80,7%. In particolare, la variazione tendenziale è stata pari a -77,6% nel settore Industria e -88,8% nel settore Edilizia, continua l’Inps. Il numero di ore di cassa integrazione straordinaria autorizzate a gennaio 2016 è stato pari a 47,6 milioni, registrando un incremento pari al 69,6% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, nel quale erano state autorizzate 28,1 milioni di ore. Nel mese di gennaio 2016 rispetto al mese precedente si registra una variazione congiunturale pari a +70,4%. Gli interventi in deroga sono stati pari a 6,4 milioni di ore autorizzate a gennaio 2016 registrando un decremento del 13,9% se raffrontati con gennaio 2015, mese nel quale erano state autorizzate 7,5 milioni di ore, conclude l’Inps. Calano, invece, nel 2015 le domande di disoccupazione. Sono state nel complesso 2.056.683, rileva l’Inps, in calo del 15,9% rispetto alle 2.444.465 dell’anno precedente. A dicembre sono state 143.817, il 33,7% in meno rispetto alle 216.863 di dicembre 2014.

Inps, nel 2015 114,9 mln di voucher – Nel 2015 risultano venduti 114.921.574 voucher destinati al pagamento delle prestazioni di lavoro accessorio, del valore nominale di 10 euro, con un incremento medio nazionale, rispetto al corrispondente periodo del 2014 (69.172.879), pari al 66%. Lo rende noto l’Inps in un comunicato. In presenza di un utilizzo corretto dello strumento, se ad ogni voucher corrisponde effettivamente un’ora di lavoro, sottolinea l’Inps, il volume di ore remunerate dai voucher venduti nel 2015 corrisponde a circa 57.000 unità di lavoro equivalenti.

Ministero Lavoro
Nel 2015 5mila ispezioni in più rispetto al 2014
Aumento del numero delle ispezioni, affinamento dell’attività di intelligence, crescita del tasso di irregolarità, rafforzamento della lotta al caporalato. Sono queste le principali evidenze che emergono dai risultati dell’attività ispettiva 2015 del ministero del Lavoro illustrati dalla direzione generale per l’Attività Ispettiva nell’ambito della riunione della Commissione centrale di coordinamento dell’attività di vigilanza, presieduta dal sottosegretario Luigi Bobba. L’attività degli ispettori del lavoro nello scorso anno ha registrato risultati soddisfacenti, in termini sia quantitativi che qualitativi, aumentando considerevolmente il numero delle ispezioni (oltre 5.000 in più rispetto al 2014) e affinando ancor di più l’attività di intelligence. Più in particolare, sotto il profilo quantitativo, il personale ispettivo del ministero ha effettuato nel 2015 145.697 ispezioni, a fronte di 140.173 dell’anno precedente. Tale dato appare ancor più significativo se si considera la fisiologica diminuzione degli ispettori in forza presso gli Uffici territoriali (oltre 200 unità in meno rispetto al 2014). A ciò va aggiunto anche lo svolgimento di 8.613 accertamenti in materia di cassa integrazione guadagni, anche in deroga, di contratti di solidarietà e di patronati. Su 142.618 accertamenti definiti nell’anno al 31 dicembre 2015 (a fronte di un numero complessivo di aziende ispezionate, come detto, pari a n. 145.697) in 85.981 casi sono stati contestati illeciti ‘sostanziali’ in materia di lavoro e legislazione sociale o di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro. Pertanto, sul totale delle pratiche ispettive lavorate nel corso dell’anno, più del 60% è risultata irregolare. Tale percentuale risulta incrementata di oltre 7 punti percentuali rispetto al tasso di irregolarità riscontrato nel 2014 (pari a circa il 53% degli accertamenti definiti). Anche il numero dei lavoratori irregolari accertati in occasione delle verifiche ispettive effettuate nel corso del 2015 è in aumento rispetto all’anno 2014. Si registrano infatti 78.298 lavoratori irregolari (a fronte di n. 73.508 nel 2014). Inoltre, i lavoratori trovati “in nero” rappresentano oltre il 53% di quelli irregolari. “Si tratta di risultati riconducibili a scelte organizzative -fa sapere una nota del ministero- che hanno tra l’altro consentito, in particolare nel periodo estivo, la programmazione e lo svolgimento di specifiche campagne ‘straordinarie’ mediante la costituzione di task force a livello interprovinciale e interregionale”. In tale contesto si inserisce peraltro la lotta al caporalato. Nel corso del 2015, infatti, in agricoltura sono state effettuate 8.662 ispezioni a fronte dei 5.434 accertamenti del 2014 (+59,40%). All’esito di tali controlli sono stati riscontrati 6.153 lavoratori irregolari di cui 3.629 ‘in nero’. Sono stati inoltre accertati 713 fenomeni riconducibili alla interposizione di manodopera e al caporalato. Come evidenziato nel Rapporto annuale 2015 -di prossima pubblicazione, “si registrano -spiega il ministero del Lavoro- ottimi risultati anche in relazione allo svolgimento di particolari accertamenti in materia di esternalizzazioni fittizie, corretta qualificazione dei rapporti di lavoro, cooperative di lavoro, lavoratori ‘svantaggiati’, disciplina dell’orario di lavoro”.

Studio Confartigianato
A sostegno della famiglia solo l’1% della spesa pubblica
Il welfare italiano non aiuta le donne che lavorano a far nascere e crescere i figli. E nemmeno le aiuta a trovare e a mantenere un lavoro. Lo evidenzia uno studio dell’Osservatorio sull’imprenditoria femminile curato dall’Ufficio studi di Confartigianato e presentato di recente, a Roma, alla Convention di Donne Impresa Confartigianato, che rappresenta le 359.500 imprenditrici artigiane attive in Italia. La spesa pubblica per la famiglia, pari a 16,5 miliardi, spiegano gli autori, è appena l’1% del Pil, a fronte degli interventi per gli anziani che, tra pensioni e spesa per la salute, corrispondono al 20% del Pil. In pratica, per 1 euro speso a favore della famiglia se ne dedicano 20 agli over 65. Il basso livello di spesa per la famiglia colloca l’Italia al 22° posto tra i Paesi Ue per la quantità di risorse dedicate a questo capitolo di interventi pubblici che, nella media dei Paesi europei, si attesta all’1,7% del Pil. Al contrario, la spesa pubblica per anziani in Italia supera del 4,9% la media europea che si attesta ad una quota pari al 15,1% del Pil. L’esigua quantità di spesa pubblica in servizi per la famiglia incide negativamente sulla natalità e penalizza l’occupazione femminile. Secondo il rapporto di Confartigianato, infatti, per le donne tra 25 e 44 anni senza figli il tasso di attività lavorativa è dell’82,1%, ma scende al 63% per le donne della stessa età con figli, con un gap di oltre il 19%. Segno che lo Stato non offre quei servizi che consentono alle madri di conciliare il lavoro con la cura della famiglia. Infatti, il 42,7% delle madri occupate segnala di avere difficoltà a coniugare l’attività professionale con gli impegni familiari. E per la cura dei figli si affidano soprattutto a reti di aiuto informale con il 51,4% dei bambini con meno di 2 anni accudito dai nonni, mentre il 37,8% frequenta un asilo nido. La baby sitter viene scelta come modalità di affido prevalente soltanto dal 4,2% delle madri lavoratrici. Confartigianato ha analizzato anche la qualità dei servizi messi in campo dai singoli Comuni che, complessivamente, dedicano alle famiglie e ai minori il 40% della spesa totale per interventi e servizi sociali. Una quota media nazionale superata però da Umbria, con il 55,7%, Emilia Romagna (49,8%), Liguria e Molise (entrambe con il 49,6%). La spesa media pro capite dei Comuni per famiglie e minori è di 113 euro, ma viene superata in Emilia Romagna con 237 euro, Trentino Alto Adige (198 euro), Valle d’Aosta (194 euro), Liguria (187 euro). Rimane comunque molto basso l’utilizzo degli asili nido: a livello nazionale soltanto l’11,9% dei bambini fino a 2 anni ha usufruito di questo servizio. Le cose vanno un po’ meglio in Emilia Romagna con una quota del 24,8%, Toscana (19,6%), Lazio (16,8%), Valle d’Aosta (16,7%). “Le donne italiane – ha rimarcato Edgarda Fiorini, presidente di Donne Impresa Confartigianato – sono sull’orlo di una crisi di …welfare. L’Italia, infatti, non sembra essere un Paese per mamme che lavorano. E lo è ancor meno per le imprenditrici le quali sono escluse dagli interventi a tutela della maternità previsti per le lavoratrici dipendenti. Risultato: tra crisi economica e carenze dei servizi pubblici per la famiglia, il numero delle donne che svolgono attività indipendenti tra il 2005 e il 2015 è diminuito del 5,6%”. “Per conciliare lavoro e famiglia, sollecitiamo per le imprenditrici una serie di interventi: la possibilità di utilizzare voucher babysitting integrati da voucher per l’assistenza ai familiari anziani e ai disabili; un voucher per formare i collaboratori chiamati a sostituire temporaneamente la titolare nell’attività d’impresa; un credito d’imposta per incentivare la creazione di attività d’impresa nei servizi di welfare per la famiglia e per l’infanzia; sgravi fiscali e contributivi per assunzioni a tempo determinato di coadiuvanti nei periodi di maternità o di assistenza a figli minori o parenti anziani; l’istituzione, presso il Ministero dello Sviluppo Economico, di un Fondo per l’imprenditoria femminile”, ha concluso.

Carlo Pareto
c.pareto@alice.it

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi disoccupazione elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento