martedì, 6 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Abolire la pena di morte,
battaglia da non dimenticare
Pubblicato il 26-02-2016


Si riparla nuovamente di pena di morte grazie agli appassionati interventi di Papa Francesco e del presidente Sergio Mattarella. Non solo, ma il pontefice ha anche chiesto una moratoria delle esecuzioni capitali per tutto il periodo del Giubileo, annunciando che la Chiesa promuoverà a breve termine una Conferenza internazionale per la definitiva cancellazione della pena capitale in ogni parte del globo. Una iniziativa encomiabile che forse avrebbe dovuto prendere lo Stato italiano. L’Italia, infatti, è stata sempre in prima linea nella lotta alla pena capitale. Si è impegnata moltissimo negli anni scorsi in sede Onu per fare approvare, il 18 dicembre 2007, la moratoria sulle esecuzioni . Quella battaglia vide attivamente presenti tante organizzazioni umanitarie (da Amnesty International, alla Comunità di Sant’Egidio, a “Nessuno tocchi Caino”), con in prima fila un programma radiofonico (“Zapping”), che condusse memorabili campagne , raccogliendo centinaia di migliaia di adesioni e sensibilizzando così  le istituzioni e l’opinione pubblica italiana ( e non solo ) . C’è da osservare che questa lotta non ha mai visto mobilitatele forze politiche, a cominciare da quelle grandi, e neppure, come si chiamavano un tempo, “le organizzazioni di massa”, rappresentate dalle tre confederazioni sindacali .

Le mobilitazioni però coinvolgevano milioni di persone di tutte le classi sociali (dagli studenti,ai contadini,ai professionisti ,agli imprenditori,ai pensionati,alle casalinghe),come testimoniavano le mail e le raccolte di firme dei cittadini di tutte le età. 

Ora la “scossa” delle massime autorità civili e religiose del nostro paese servirà a ridarci una speranza  per mandare definitivamente i boia in pensione?  Purtroppo non siamo molto ottimisti a giudicare dall’esperienza degli ultimi anni, anche se ci auguriamo fermamente di sbagliarci. Lo prova il fatto che, dopo l’approvazione della moratoria (col voto contrario di Usa, Cina, Corea del Nord, Iran e di buona parte dei paesi arabi) le esecuzioni sono proseguite, con un angosciante incremento in diversi paesi . Come documenta anche il recente Rapporto di Amnesty 2015: in Cina il numero dei casi è considerato un “segreto di Stato”, ma – secondo attendibili stime – varia da 5 mila a 10 mila giustiziatiin Iran, oltre 400 nel 2015 (comprese alcune lapidazioni di donne e l’impiccagione di minorenni)in Pakistan, circa 300in Arabia Saudita, oltre 150 decapitazioni pubbliche; negli Usa, “solo” 28 esecuzioni in sei Stati, con 156 condannati  (1422, dal 1976 , anno di reintroduzione della pena capitale), il decremento fa tuttavia sperare in una abolizione totale del capestro nei prossimi 3-5 anni.

Per la verità,si era detto che, dopo la moratoria, nell’arco di cinque anni i boia sarebbero stati mandati in pensione. Lo dicevano esperti di diritti umani ,ambasciatori Onu , politici di diversi paesi , ma così non è stato . L’Europa è rimasto l’unico continente a rappresentare “l’isola felice”. Ma , come la storia ha dimostrato più volte , i diritti  degli esseri umani non sono inviolabili per sempre . Anche nel paese di Cesare Beccaria . Il grande giurista affermava – lo ricordiamo – “La pena di morte non è un diritto, ma una guerra della nazione contro un suo cittadino”. Ecco perché dobbiamo rialzare la guardia e impegnarci di più per combattere , insieme alle violenze di ogni tipo ( tortura in primo luogo, su cui non esiste ancora una legge specifica che la punisce), anche la “madre dei diritti umani”, rappresentata proprio dalla pena di morte, in ogni parte del mondo. Con la conferenza internazionale, certo, ma anche con la costante sensibilizzazione dell’opinione pubblica. 

                                                            Aldo Forbice

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