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Opinioni e commenti
 

Abu Omar, Corte di Strasburgo condanna l’Italia
Pubblicato il 23-02-2016


L'ex imam Abu Omar

L’ex imam Abu Omar

Nel giorno in cui la Corte europea dei diritti umani ha condannato l’Italia per il rapimento e la detenzione illegale dell’ex imam Abu Omar, ordinata dagli Stati Uniti, presidente George Bush jr, l’attuale inquilino della Casa Bianca cerca di mantenere fede alla sua promessa e annuncia la volontà di chiudere definitivamente la prigione speciale di Guantanamo.

Nel supercarcere che si trova nell’isola di Cuba ci sono tuttora 91 detenuti ‘assistiti’ da circa 2 mila addetti tra civili e militari. Obama aveva promesso la chiusura di Guantanamo, resa nota al mondo per la durezza dell’isolamento imposto ai prigionieri, mortivandola non solo col costo esorbitante della struttura quanto per il fatto che viene utilizzata efficacemente dal radicalismo islamico per reclutare nuovi adepti.
“Se qualcosa non funziona – ha detto – dobbiamo cambiare corso. Da tempo è evidente che Guantanamo mina i valori americani e non aiuta la nostra sicurezza nazionale. È controproducente nella lotta al terrorismo. Non è un parere mio ma degli esperti”. Chiudere Guantanamo è “chiudere un capitolo della nostra storia e imparare la lezione dell’11 settembre”. Com’è noto dopo i terribili attentati alle Torri gemelle, il Congresso accettò col Patriot Act,  pesanti limitazioni alle libertà personali in nome della lotta al terrorismo compresa la possibilità di giudicare (e detenere) ‘non cittadini’ Usa da tribunali militari e senza la difesa e l’uso, (non autorizzato espressamente, ma sostanzialmente tollerato) della tortura. Se, e quanto, tutto questo nella guerra segreta contro il terrorismo sia servito a impedire nuovi atti di violenza contro civili inermi dentro e fuori gli Usa, probabilmente non lo si saprà mai, ma di certo ha indebolito l’immagine pubblica di un Paese noto fino ad allora per l’ampiezza delle sue libertà costituzionali.

Una parte dei 35 prigionieri attuali del supercarcere verrà trasferita in altri Paesi, mentre quelli giudicati troppo pericolosi, andranno in un penitenziario sul suolo statunitense.
Sulla strada di Obama, sostenuto dal Pentagono, c’è però una parte del Congresso dove in molti, non solo tra i repubblicani, già promettono battaglia.

E proprio direttamente collegato con il Patriot Act del 2008, è il caso dell’imam Abu Omar, sequestrato a Milano da un gruppo misto di agenti americani e italiani e trasferito in Egitto, dove venne torturato, prima di essere liberato, senza peraltro rivelare informazioni utili alla lotta al terrorismo. Contro Abu Omar venne messa in pratica una ‘extraordinary rendition’, una ‘consegna straordinaria’ a un Paese alleato, l’Egtto’, dove le garanzie per i prigionieri erano assai minori, per non dire inesistenti, rispetto a quelle dei Paesi impegnati nella lotta al terrorismo. In parole povere, si poteva arrestare, imprigionare e torturare dei semplici sospetti, senza le limitazioni della legislazione statunitense per ricavarne informazioni.

“Tenuto conto delle prove, la Corte ha stabilito – è scritto nella sentenza – che le autorità italiane erano a conoscenza che Abu Omar era stato vittima di un’operazione cominciata con il suo rapimento in Italia e continuata con il suo trasferimento all’estero”. L’Italia ha violato il diritto di Abu Omar a non essere sottoposto a tortura e maltrattamenti. L’Italia, secondo i giudici di Strasburgo, ha inoltre violato il diritto dell’ex imam e della moglie al rispetto della vita familiare. I giudici hanno quindi stabilito che l’Italia deve pagare 70 mila euro a Abu Omar e 15 mila a sua moglie per danni morali. La sentenza diverrà definitiva tra tre mesi se lo Stato italiano non chiederà e otterrà dalla Corte di Strasburgo un nuovo esame davanti alla Grande Camera.

Inoltre il Governo italiano ha applicato il legittimo principio del segreto di Stato in modo improprio e tale da assicurare che i responsabili per il rapimento, la detenzione illegale e i maltrattamenti ad Abu Omar “non dovessero rispondere delle loro azioni”. La Corte afferma che “nonostante gli sforzi degli inquirenti e giudici italiani, che hanno identificato le persone responsabili e assicurato la loro condanna, questa è rimasta lettera morta a causa del comportamento dell’esecutivo”.

 

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