sabato, 10 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Al Quirino. Ma chi è
il peggiore, Don Giovanni
o Sganarello?
Pubblicato il 03-02-2016


Alessandro Preziosi - Don Giovanni

Alessandro Preziosi – Don Giovanni

Don Giovanni o il Convitato di Pietra è una commedia tragica scritta da Molière nel Seicento. In essa si narrano le vicende di Don Giovanni, un uomo libertino attratto dalle donne, che le sfrutta per appagare i propri appetiti sessuali e poi le abbandona. Ma questa sua condotta poco convenzionale, di cui Don Giovanni non accenna a pentirsi mai, gli sarà alla fine fatale. Infatti, per poter approfittare delle fanciulle, Don Giovanni non esita ad uccidere, a dire falsità, ad inventare stratagemmi sottili ed ipocriti che, però, alla fine non potranno che ritorcersi contro di lui e portarlo alla rovina.

Nell’opera in due atti in scena al Teatro Quirino di Roma, che vede un bravo Alessandro Preziosi nelle vesti di Don Giovanni, lo spettatore assiste ad una trama apparentemente poco lineare che suggerirebbe una precedente lettura della stessa, con personaggi e caratteri in apparenza incredibilmente distanti fra loro. Il copione, dal carattere spiccatamente post-moderno e cinematografico, si conferma piacevole per gli affezionati della prosa, ma capace di introdurre degli elementi che attivano il pensiero, come ad esempio l’episodio introduttivo del duello con il Commendatore, matrice di tutta la vicenda narrata.

La lingua è moderna ed usata al servizio dello spettacolo con il preciso intento di sposare lo scorrere dell’intrattenimento con un discreto mimetismo dei contenuti, assecondando organicamente una struttura bizzarra in cui commedia e tragedia si succedono quasi senza preavvisi.

Alessandro Preziosi e Nando Paone

Alessandro Preziosi e Nando Paone

Questa libertà creativa apparentemente caotica, forse dovuta ad una estrema sintesi compositiva da parte dell’autore, è compensata da una rimarcata struttura e da una rigorosa impaginazione, un succedersi di quadri resi con vere e proprie ellissi cinematografiche. A tale scopo sono molto efficaci le moderne e dinamiche scene curate da Fabien Ilieu: lo scorrere sul fondo del palco di diversi ambienti consente di trasportare lo spettatore dall’ambiente di corte, alla spiaggia, dalla foresta al mausoleo del Commendatore, al palazzo di Don Giovanni. Anche le musiche originali di Andrea Farri, classiche ma con accenni di modernità, contribuiscono a conferire alla rappresentazione il giusto ritmo, e sono usate non solo per sottolineare i passaggi importanti dell’opera, ma talora diventano vere e proprie colonne sonore che staccano una scena all’altra, consentendo allo spettatore di meditare quanto si è appena visto.

La recitazione è veloce, sicura e non stanca lo spettatore. Oltre ad Alessandro Preziosi, che rende in modo efficace l’arroganza e la superficialità di Don Giovanni e che mostra la sua maestria in particolare nel colloquio con il padre, sono da segnalare le performance di Nando Paone, nelle azzeccati vesti del servitore Sganarello e quella di Lorenza Guidone, nei panni della bella, prima debole poi risoluta, Donna Elvira. Memorabile quando, rivolgendosi minacciosamente a Don Giovanni, Elvira con decisione afferma: “La mia indignazione non si esaurirà in vane parole, ma conserverà tutta la forza per la vendetta che seguirà”. Nel complesso comunque positiva la prova di tutti i quindici attori presenti sulla scena.

Di fatto, però, i due protagonisti sono per l’appunto Don Giovanni ed il suo servo Sganarello. Alla fine Molière ci lascia con il dubbio su quale dei due sia il personaggio peggiore. Forse proprio Sganarello, apparentemente servo devoto e leale, che pur dichiarando all’inizio dell’opera che “la paura del padrone ha scalzato le emozioni ed imbrigliato i sentimenti”, si dimostra poi eccessivamente vile ed interessato unicamente alla pecunia. Mentre Don Giovanni, pur essendo un uomo farfallone, superficiale, arrogante, non allineato con i valori della società, al di là del periodo storico, ne esce in fondo leale con i suoi principi, generoso, conquistatore e coraggioso.

Una menzione particolare meritano i costumi che sono classici, maestosi, curatissimi, sexy, in grado di sottolineare la differenza di lignaggio tra Don Giovanni e tutti gli altri personaggi, dalle tonalità chiare all’inizio dell’opera e poi sempre più scuri, come a presagire il finale funesto del racconto.

Alessandro Preziosi, che è anche regista dello spettacolo spiega come “in una società, che oramai, sembra implorare la finzione per raggiungere la felicità, il Don Giovanni di Molière smaschera questo paradigma di ipocriti comportamenti, di attitudini sociali figlie di una borghesia stantia e decadente!!!”.

Il Don Giovanni di Molière è dunque un testo eccezionale, un classico ancora oggi molto attuale che ha come temi principali quello della conversione e dell’ipocrisia, “vizio alla moda e privilegiato che gode di una sicura impunità”. In Don Giovanni troviamo un personaggio tutto volto all’individualismo, in preda ai propri vizi, che rifiuta fino all’ultimo la misericordia divina, diventando la vittima sacrificale della società contemporanea. Gli spettatori sono così chiamati a riflettere sul senso e sul mistero della vita, a ricercare la salvezza eterna o quanto meno una maggiore autenticità nelle nostre esistenze. Uno spettacolo interessante, che ha registrato un ottimo successo alla prima. Al Teatro Quirino di Roma fino al 14 febbraio.
Al. Sia.

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