sabato, 25 giugno 2016
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Opinioni e commenti
 

Appalti, corruzione e arresti. Ora tocca alla Lega
Pubblicato il 16-02-2016


21 ordinanze di custodia cautelare su richiesta del gip di Monza per associazione a delinquere, riciclaggio, corruzione e turbativa d’asta per i servizi odontoiatrici esternalizzati in Lombardia. Tra gli arrestati anche un consigliere della Lega, Fabio Rizzi con la moglie. “Di fronte all’ennesima inchiesta della magistratura sul malaffare intorno alla gestione della sanità in Regione Lombardia – commenta Federico Parea, della segreteria nazionale del Psi – diventa chiaro che la missione di Maroni e della Lega di riportare trasparenza e correttezza nel governo regionale, in discontinuità con la precedente esperienza Formigoni, è decisamente fallita. Per non parlare della sempre sbandierata diversità dei leghisti- conclude Parea – ormai poco più di un’illusione travestita dalle volgarità e dalle prepotenze del loro leader Salvini”.


Roberto Maroni con Fabio Rizzi

Roberto Maroni con Fabio Rizzi

L’hanno battezzata ‘Operazione smile’, ma il sorriso l’ha tolto a parecchie persone l’ondata di arresti che si è abbattuta oggi su imprenditori e funzionari pubblici, compreso un consigliere regionale della Lgea, per irregolarità in appalti odontoiatrici in aziende ospedaliere lombarde.
L’arrestato ‘illustre’, perché fedelissimo del presidente della Regione, è il consigliere della Lega Nord, Fabio Rizzi, che è anche presidente della commissione Sanità ed estensore della recente riforma del sistema sociosanitario lombardo. Custodia cautelare, ma ai domicialiari, anche per la moglie. I coniugi Rizzi sono accusati di associazione a delinquere.

In totale ci sono state 21 ordinanze di custodia cautelare (9 in carcere, 7 ai domiciliari e 5 con obbligo di firma), su richiesta del gip di Monza per associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio, alla corruzione e alla turbativa d’asta per i servizi odontoiatrici esternalizzati in Lombardia.

In carcere è finito anche un imprenditore vicino a Rizzi, Mario Valentino Longo. Come per Rizzi, anche la moglie di Longo è agli arresti domiciliari. Anche per loro c’è l’accusa di associazione per delinquere. L’inchiesta verte su una serie di appalti pubblici di Aziende Ospedaliere per la gestione, in outsourcing, di servizi odontoiatrici.

Secondo l’accusa – è bene ricordare che fino a condanna definitiva deve valerte la presunzione di innicenza anche per i leghisti che pure negli anni di tangentopoli agitavano il cappio nell’aula di Montecitorio nei confronti dei socialisti – la campagna elettorale di Rizzi sarebbe stata interamente finanziata dall’imprenditrice del settore sanitario Maria Paola Canegrati, a sua volta arrestata. L’accusa si baserebbe su un’intercettazione telefonica di un altro degli arrestati, Mario Longo. “Ti dico – così si esprimeva al telefono – una cosa riservatissima, la campagna elettorale di Fabio l’ha sostanzialmente finanziata al 100% la dott.ssa Canegrati”.

Leoni Orsenigo della Lega a Montecitorio il 16 marzo 1993

Leoni Orsenigo della Lega a Montecitorio il 16 marzo 1993

La valanga questa volta è partita da uno dei componenti di un collegio sindacale di un’azienda ospedaliera lombarda che si è rivolto alla Procura di Monza. In conferenza stampa il Comandante Provinciale dei carabinieri di Milano, colonnello Canio Giuseppe La Gala ha spiegato che “sono quattro gli imprenditori che si sono aggiudicati importanti gare d’appalto per la gestione dei servizi odontoiatrici nel territorio lombardo, su cui ha indagato il Nucleo Investigativo di Milano. Le gare di appalto pubbliche venivano vinte illecitamente da questo gruppo con la complicità di undici funzionari pubblici. Gli arresti sono stati eseguiti prevalentemente nelle province di Milano, Monza, Como, Bergamo e Varese”. Le mazzette sarebbero finite nelle tasche di undici funzionari che lavoravano nell’azienda sanitaria di Desio e in quella di Vimercate, nell’ospedale Maggiore di Milano, al Bolognini di Seriate (Bergamo), a Busto Arsizio (Varese) e a Melegnano.

Nel caso delle mogli (del consigliere regionale della Lega Nord Fabio Rizzi e del suo braccio destro Mario Valentino Longo), queste sono accusate di aver favorito gli imbrogli dei mariti intestandosi il 50% delle quote di società odontoiatriche aperte insieme ad un’imprenditrice definita dalla Procura di Monza la principale indagata nell’ inchiesta per corruzione, turbativa d’asta e riciclaggio. Il giro d’affari vale oltre 400 milioni di euro e le indagini sono partite nel 2013.

Una brutta botta per l’immagine della Lega e in particolare per il presidente della Regione anche perché siamo vicino alle elezioni amministrative nelle grandi città e lo scandalo colpisce un partito che fin dagli anni ‘80 si è vantato sempre della sua ‘diversità’, così come facevano gli ex comunisti del Pci-Pds-Ds-Pd, rispetto ai ‘corrotti’ degli altri partiti della Prima Repubblica. E l’imbarazzo per quanto accaduto, per questa nemesi che oggi tocca la Lega, traspare dalle dichiarazioni di Maroni: “Sono molto incazzato per quello che è successo, fermo restando la presunzione di innocenza e la fiducia nella magistratura”. “Fermo restando che stiamo leggendo gli atti e verificando nel dettaglio le imputazioni – ha detto il governatore lombardo intervenendo in Consiglio – il mio primo sentimento e’ di stupore e di grande delusione se le accuse fossero confermate nei confronti di Fabio Rizzi”.

“Di fronte all’ennesima inchiesta della magistratura sul malaffare intorno alla gestione della sanità in Regione Lombardia – commenta Federico Parea, della segreteria nazionale del Psi – diventa chiaro che la missione di Maroni e della Lega di riportare trasparenza e correttezza nel governo regionale, in discontinuità con la precedente esperienza Formigoni, è decisamente fallita. Per non parlare della sempre sbandierata diversità dei leghisti- conclude Parea – ormai poco più di un’illusione travestita dalle volgarità e dalle prepotenze del loro leader Salvini”.

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