sabato, 10 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Banchieri al timone del Paese: una sventura!
Pubblicato il 08-02-2016


Credo chSegreto bancario-UE Svizzerae uno dei requisiti per il benessere di un Paese è che le sue banche siano “in simbiosi” con i cittadini. Cosicché il Paese tutto possa crescere e prosperare, a partire dall’impegno reciproco di entrambi le parti per gli “Interessi Comuni”. Nel 2011, in Italia, si è tentato di fare qualcosa del genere. All’epoca nessuno poteva immaginare che saremmo stati nelle mani di persone che avrebbero avuto il compito di controllare il controllore mentre, allo stesso tempo, i controllati controllavano i controllori. Sembrerebbe un bisticcio di parole. La realtà, però, non si discosta molto da quello che sembra uno scioglilingua; perlomeno, è in egual misura ingarbugliata.

Quando gli oligarchi europei decisero che l’Italia necessitava di un maestro severo che mettesse ordine in classe, zittendo i più “caciaroni” e riscrivendo i registi, si è pensato bene di attribuirgli anche il compito di bidello e quello di custode della cambusa. Ci siamo accorti troppo tardi che qualcosa non tornava; ci siamo precipitati in refettorio, ma non c’era più neanche un piatto di minestra: le faine si erano mangiate tutto! Eppure i curricula erano impeccabili: Prof. di qua, Prof. di la’, una “professorata” così non si era mai vista! Sembrava un bel sogno, invece si è rivelato un incubo!

Un mio amico, che ha avuto la sventura di abitare nella Germania dell’Est all’epoca della famigerata “Stasi”, mi raccontava sempre della sua vita come un incubo. Tutto però era chiaro: vittime e carnefici vestivano abiti di colore diverso. Da noi, invece, l’abbigliamento era uguale per tutti. Inoltre, c’era una profusione di sorrisi che avrebbero ingannato perfino i personaggi del gatto e la volpe descritti da Collodi!

Ultimamente, in qualche articolo, ho riproposto il tema del lavoro giovanile. Sull’annosa questione della precarietà e della disoccupazione giovanile sembra spadroneggiare il candidato Sindaco di Milano Corrado Passera. Ma in cosa consistono queste fantomatiche soluzioni proposte dal patron di Italia Unica? Passera oggi parla con tanta disinvoltura di occupazione e crescita come fosse ancora Ministro, e di miliardi come ricoprisse ancora la carica di A.D. in Banca Intesa! Perché – ci domandiamo – non l’ha fatto quando era Ministro delle Sviluppo Economico? All’epoca, pendevamo dalle sue labbra serrate, manco fossimo Nanni Moretti con Massimo D’Alema: “Dì qualcosa…anche se non per forza di sinistra, dì almeno qualcosa!”

In realtà sul perché non abbia né parlato, né agito quando avrebbe potuto, Corrado Passera l’ha chiarito in una recente trasmissione televisiva. “Mi è stato impedito dal mio Presidente del Consiglio”: questa, più o meno, è stata la sua giustificazione. Tre osservazioni, Corrado: perché non hai deciso di dimetterti all’epoca? Come mai ora disprezzi il piatto in cui hai mangiato? E infine, come puoi essere credibile se in Poste Italiane non hai fatto altro che licenziare e tagliare? Ora che la “ditta” è fortunatamente salva, possiamo dirci finalmente le cose come stanno: il prezzo della salvezza di Poste Italiane è stato il sacrificio e la dignità delle persone che ci lavoravano. Persino i tuoi collaboratori, Dott. Passera, sono stati obbligati a vendere chincaglieria sulla spiaggia viareggina!

Angelo Santoro

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