mercoledì, 7 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Economia, le battaglie
che la sinistra dovrebbe fare
Pubblicato il 18-02-2016


La prima cosa che la sinistra dovrebbe fare, per stare all’attualità, è difendere il bail-in. La norma che recepisce 56 direttive e 9 decisioni quadro della Ue, in vigore dal 2014, introdotta in Italia nel 2015 e in vigore dal primo gennaio 2016, serve essenzialmente a impedire i salvataggi di Stato, cioè a responsabilizzare le banche e a impedire che in caso di fallimento siano i contribuenti tutti a ripianare il ‘buco’ come è avvenuto fino a oggi e non, prima di tutto, gli azionisti della banca. E comunque la norma garantisce i depositi fino a 100 mila euro, una soglia che protegge largamente il comune cittadino. Da tempo, le banche serie, in previsione dell’entrata in vigore del bail-in, evitano accuratamente di esporre i propri clienti al rischio di veder svanire i propri depositi.

Di certo nessuno oggi può far finta di essere sorpreso delle nuove norme. Già tre anni fa, il 22 maggio del 2013, di fronte ad alcune osservazioni nell’Aula di Montecitorio sulla applicazione delle nuove regole, il Governo rispondeva così a un’interrogazione: “Al riguardo, la Segreteria del Comitato Interministeriale per il Credito ed il Risparmio, sentita la Banca d’Italia, ha comunicato che l’esperienza acquisita in questi ultimi anni ha messo in luce l’importanza per gli Ordinamenti nazionali di dotarsi di strumenti che, come il bail-in, assicurino che le perdite derivanti dal dissesto di un intermediario bancario siano sopportate dai suoi creditori (oltre che dai suoi azionisti) senza il ricorso all’intervento pubblico”. Non si capisce allora proprio chi intende proteggere oggi chi chiede di fermare questa legge. La sinistra deve difendere i banchieri disonesti? No.

Combattere il deficit pubblico piuttosto che allargarlo. Sviluppo e flessibilità sono due termini di cui sentiamo parlare a iosa. L’Europa dei ‘burocrati dello zero virgola’ ci impedirebbe di avere più flessibilità e di spendere soldi da destinare allo sviluppo. In questa narrazione sarebbe bene chiarire qualche punto: l’Italia ha un debito pubblico record, il secondo in Europa nel rapporto col Pil dopo la Grecia (175%) e al sesto nel mondo (primo il Giappone col 226%). Ci hanno straziato l’anima per anni accusando la Prima Repubblica di aver creato questo mostro che però con la Seconda è rapidamente passato dal 100% del Pil al 133 di oggi. E oggi lo si vorrebbe far crescere ancora imitando gli Stati Uniti che per uscire dalla crisi del 2008, hanno inondato il mercato con migliaia di miliardi di dollari, peraltro con risultati assai precari che oggi sono sotto gli occhi di tutti.

Perché la sinistra dovrebbe difendere uno sviluppo economico ottenuto con un allargamento del debito pubblico? Chi dovrebbe pagare domani quei debiti? Non sarebbe più corretto cercare di tagliare le spese inutili o improduttive come sostengono gli arcigni difensori del pareggio di bilancio?

La verità è che i sostenitori della tesi dello sfondamento del bilancio pubblico mirano contemporaneamente a due risultati; uno esplicito, cioè far girare il motore dell’economia con la spesa pubblica (quando Keynes non funziona più da nessuna parte) e allo stesso tempo continuare a spendere denaro per dare mance elettorali per non perdere voti. In quest’ottica sono forse assai più di sinistra Angela Merkel e Wolfgang Schauble che non Matteo Renzi e Pier Carlo Padoan perché un’economia corrotta alla fine fa pagare sempre il conto ai più deboli. Come? Con l’inflazione.

Combattere l’inflazione. Ecco un’altra cosa che la sinistra dovrebbe assolutamente fare. Perché? Perché quando i prezzi aumentano, salari e pensioni non si adeguano mai né a sufficienza né abbastanza velocemente. I risparmi vengono tagliati e solo chi può scaricare gli aumenti dei costi galleggia o si arricchisce. Da questo punto di vista la sinistra non dovrebbe preoccuparsi granché della deflazione perché non è quel mostro pericoloso che dicono. C’è qualcuno che conosce chi ha rinviato l’acquisto della lavatrice o dell’auto perché conta su una diminuzione dei prezzi? Nessuno. La verità è che i governanti, soprattutto quelli degli Stati più indebitati come l’Italia, sperano proprio nell’inflazione, la più alta possibile per tagliare debito pubblico e spese correnti. Operai, impiegati, pensionati devono ricordare invece che l’inflazione è il loro nemico pubblico numero uno. Per questo la sinistra dovrebbe combatterla con tutte le sue forze così come dovrebbe combattere l’evasione fiscale.

Combattere l’evasione fiscale vuol dire prima di tutto rendere più sano il sistema economico impedendo una concorrenza sleale tra le imprese che pagano le tasse e quelle che invece le evadono e, allo stesso tempo, reperire risorse preziose per lo sviluppo piuttosto che creare nuovo debito pubblico. Operai, impiegati, pensionati non evadono e non possono evadere le tasse mentre invece le pagano anche per chi non lo fa: dall’idraulico al medico che, guarda caso, sono tutti alleati dell’inflazione.

Non si vede un grande impegno dello Stato nella battaglia contro l’evasione fiscale che pure dovrebbe essere la madre di tutte le battaglie. Innalzare come ha fatto il Governo Renzi la soglia per l’uso del contante a tremila euro – per caso conoscete qualche operaio, impiegato o pensionato che se ne va in giro a fare acquisti in contanti da tremila euro? – significa andare nella direzione opposta. Piuttosto che chiedere flessibilità in più, ovvero il permesso di allargare il debito pubblico, non sarebbe meglio recuperare qualche miliardo dei 130 o 250 che sfuggono al fisco tutti gli anni? Questa sì che sarebbe una politica di sinistra.

E sarebbe molto di sinistra anche disegnare un sistema di regole fiscali che riduca l’insopportabile, dannoso e crescente divario tra ricchi e poveri. In Italia dal 2008 al 2013, questa forbice si è allargata (come nel resto del mondo ricco, anzi pure più della media). “In Italia i miliardari (cioè chi ha più duemila miliardi delle vecchie lire, ndr) – scrivevamo su queste pagine pochi mesi fa sulla base del rapporto Oxfam – erano 13 nel 2002, e la cifra è rimasta stabile fino al 2010, ma negli ultimi quattro anni è triplicata e oggi se ne contano 39”. “Parallelamente è cresciuto il numero degli italiani che si sono impoveriti. ‘Dal 2005 al 2014 la percentuale di persone in stato di grave deprivazione materiale è aumentata di 5 punti (dal 6,4% all’11,5%)”, quasi sette milioni di persone con un picco nel 2012 del 14%’”.

“L’Italia che arranca in tutte le classifiche” in quella sui super ricchi, scrivevamo ancora l’anno scorso, “è riuscita a salire di due posizioni, arrivando al quindicesimo posto: da noi i cittadini con un patrimonio netto superiore a un miliardo di dollari sono passati in dodici mesi da 29 a 33 (il rapporto non pubblica i nomi) e la loro ricchezza da 97 a 115 miliardi di dollari, pari a un incremento del 18,6% ed equivalente al 5,7% del Pil italiano”.

Ancora Oxfam spiega come attualmente il restante 52% della ricchezza globale, quasi il 46% è in mano al quinto più ricco della popolazione. Tutti gli altri si dividono il 5,5% con una ricchezza media per adulto di 3.851 dollari nel 2014, un adulto che fa parte dell’uno per cento al top possiede in media beni per 2,7 milioni di dollari.

Non solo il divario si allarga, ma è fondato su una terribile distorsione che marginalizza sempre di più l’economia sana in favore della finanza speculativa.
Aldo Cazzullo scriveva su ‘Sette’ del 29 gennaio, a proposito di super ricchi: “48 uomini sono più ricchi di tre miliardi e mezzo di loro simili”, sottolineava come di questi 48 Paperoni “quasi nessuno fabbrica qualcosa” e per fortuna gli unici “due italiani, Maria Franca Ferrero e Leonardo Del Vecchio” fanno eccezione. “Sono quasi tutti finanzieri, operatori telefonici e soprattutto ‘padroni delle anime’ che hanno sostituito i padroni delle ferriere del primo capitalismo”: Bill Gates di Microsoft, Larry Ellison di Oracle, Jeff Bezos di Amazon, forse il più grande distruttore di lavoro della storia …”.

Questo non per fomentare l’odio di classe nei confronti dei ricchi, ma per ricordare – lo dice anche Barak Obama – che questo sistema non può più funzionare perché i poveri semplicemente … non comprano. Non possono comprare perché non hanno soldi. Insomma, senza regole, il capitalismo venderà pure la corda con cui impiccarlo (copyright di Lenin).

Dunque la sinistra deve occuparsi di questo, deve occuparsi delle regole per mantenere l’igiene dell’economia, per salvare se stessa, i più deboli e, perché no, anche i capitalisti da se stessi.
Carlo Correr

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Commenti all'articolo
  1. Con concetti chiari e accessibili a tutti hai chiarito e indicato alcune cose importanti che dovrebbe fare il centro sinistra.
    Purtroppo in quello che oggi si cataloga e definisce come tale prevalgono indicazioni che erano stati dei vessilli del centro destra.
    Viene quindi spontanea la domanda: ma i Socialisti come possono continuare a sostenere questo PD di Renzi ??.
    Fraternamente
    Je suis socialiste

  2. L’individuare i settori o le criticità su cui intervenire, nella fattispecie in campo economico, come fa l’Autore, è certamente il primo ed indispensabile passo dell’azione politica, ma poi, almeno questo è il mio pensiero, occorre entrare più nel dettaglio dei problemi, nel senso di giungere a proposte concrete, perché sono queste, sempre a mio giudizio, che connotano e distinguono una forza politica, e possono farle guadagnare consenso, ovviamente se trovano consenso nel corpo elettorale (e possono di conseguenza aiutare l’autonomia dei partiti “minori”).

    In questo caso io vedo in effetti alcune proposte del tipo che dicevo, ossia il “difendere il bail-in” , e la contrarietà, se non ho frainteso, sia alla “tesi dello sfondamento del bilancio pubblico” sia ad elevare “la soglia per l’uso del contante a tremila euro”, e queste sono già posizioni piuttosto chiare e precise, condivisibili o meno che siano, ma il discorso andrebbe allargato ad altri temi “caldi”, vedi ad esempio il come affrontare il “crescente divario tra ricchi e poveri”, se agire cioè con le leve fiscali o in quale altro modo, perché e anche di qui che si può capire quale indirizzo si vuole prendere (più liberista, più statalista, ecc…).

    Quanto all’osservazione del primo commento, ovvero “prevalgono indicazioni che erano stati dei vessilli del centro destra”, fa tornare alla mente la tesi secondo la quale, giusta o sbagliata che fosse, occorrono governi di sinistra per adottare politiche di destra, ma se oggi ci trovassimo realmente in questa condizione, ancorché in via contingente e temporanea, una forza liberal riformista dovrebbe ammetterlo in modo esplicito e franco, anche perché una volta stabilita la rotta riesce poi più facile rimanervi coerenti (e anche apparire tali).

    Paolo B. 20.02.2016

    • Carissimo Paolo
      I tuoi commenti sono sempre stimolanti, ma spero concorderai che il Patto che un Partito o una Coalizione sottoscrivono con gli Elettori vada rispettato, perché é sul Programma a loro presentato che è stato chiesto e ottenuto il consenso elettorale.
      Ebbene questo Programma e la sua realizzazione come candidato Premier è stato affidato dalla Coalizione di centrosinistra a Bersani. Il cambio di Segreteria tra Bersani e Renzi non autorizzava a venir meno a questo Programma, che nel dibattito congressuale del PD non è stato messo né in discussione né a rinunciarvi da parte di Renzi. Quel Programma lo avevamo sottoscritto anche noi Socialisti, e la lealtà politica doveva imporci di sostenere in Parlamento le posizioni di Bersani e non quelle di Renzi.
      Quanto posto in evidenza da Carlo Correr sono proprio alcuni aspetti di questo Programma che sono stati traditi e sostituiti con alcuni che ho indicato come “vessilli” di cui il centro destra si era ammantato in passato e confermati in questa Legislatura.
      L’opposizione interna nel PD si è manifestata proprio su alcuni punti fondamentali del Programma che sono stati traditi o alterati da Renzi. Personalmente ritengo sia stato un errore quello degli abbandoni da parte di Civati, Fassina e Dattorre. In un Partito ci si batte per le proprie idee e gli impegni presi specialmente quando questi vengono traditi.
      Questi abbandoni hanno fatto il gioco di Renzi e indebolito le posizioni sostenute da Bersani.
      Giudico ancora più gravi gli abbandoni che ci sono stati o si possono paventare nel PSI specialmente se in contraddizione con le dichiarazioni precedentemente fatte dagli interessati di volerne potenziare la sua rappresentanza nel Paese.
      Fraternamente ti saluto

  3. Totalmente d’accordo, Potrebbe essere il manifesto programmatico del prossimo congresso dei Socialisti. Il visto del capo dello Stato Mattarella sul provvedimento di elevazione della soglia per l’uso del contante è stato che è una norma utile ai cittadini per gli atti quotidiani della vita. Chissà quali cittadini aveva il Presidente della Repubblica quando a promulgato la legge ! Certamente non i lavoratori a reddito fisso. Un economista francese Thomas Piketty ha scritto il capitale del xxi secolo, ebbene questo signore pone l’accento proprio sulle disuguaglianze nel mondo sostenendo che il problema dei problemi, ed io sono pienamente d’accordo, non è tanto la produzione della ricchezza ma la sua distribuzione. C’è lavoro in abbondanza per i Socialisti in Italia, basta sganciarsi da questi falsi riformisti come Renzi ed il PD.

  4. Il problema è che questo è un programma “socialdemocratico”classico che non collima certamente con la linea del governo Renzi di cui noi facciamo parte, ma anche con la linea “liberalsocialista” che vincerà a stragrande maggioranza il prossimo congresso del PSI. Che si fa allora ?

  5. Carissimo Nicola,

    io non so quale Programma fosse stato sottoscritto dagli aderenti alla Coalizione di centrosinistra, ma in una situazione in cui i patti convenuti “sono stati traditi o alterati”, secondo quanto scrivi, la componente socialista dovrebbe avere il diritto, almeno io credo, di avanzare le proprie proposte, formulandole nel modo quanto più possibile preciso, come ho scritto nel precedente commento (sembrandomi che il corpo elettorale, o una sua significativa parte, non gradisca gli enunciati troppo generici, anche quando il loro impianto possa essere condivisibile).

    Contraccambio i fraterni saluti.

    Paolo B. 21.02.2016

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